Porto Badisco - 26 Apr 2026

La “Grotta dei Cervi” nel nuovo docufilm di Nicolò Bongiorno

Il progetto è stato presentato nei giorni scorsi, a Lecce, presso la sala-conferenze della Soprintendenza archeologia, beni culturali e paesaggio di Brindisi, Lecce e Taranto


Spazio Aperto Salento

Un docufilm per vivere e scoprire la “Grotta dei Cervi” di Porto Badisco, l’insenatura poco a sud di Otranto, dove secondo la leggenda, in fuga da Troia, durante il suo peregrinare per mare, sbarcò Enea, considerato il progenitore della stirpe romana. Realizzato e prodotto da Nicolò Bongiorno, figlio del celebre presentatore televisivo Mike (1924-2009), è stato presentato nei giorni scorsi, nella sala-conferenze della Soprintendenza archeologia, beni culturali e paesaggio di Brindisi, Lecce e Taranto, allocata nell’ex Spedale dello Spirito Santo, in via Giuseppe Libertini, a due passi dalla storica Porta Rudiae.

Introdotto dal padrone di casa, il soprintendente Antonio Zunno, il progetto di Bongiorno, fa parte della quadrilogia “Human Adventures”, che con i precedenti “Cervino. La montagna del mondo”, “I leoni di Lissa” e “Songs of the water spirits”, è caratterizzata da rigore scientifico e narrazione poetica, che nel caso di Badisco, trasforma la “Grotta” in un luogo simbolico, allo stesso tempo sito archeologico e memoria dell’umanità. Non a caso, attorno al lavoro, hanno gravitato archeologi, speleologi, filosofi e studiosi locali come Ninì Ciccarese, per decenni “custode” di queste ed altre importanti Grotte salentine, che hanno reso il film un viaggio che collega passato e presente, natura e cultura, scienza ed emozione.

Di questo ed altro, dopo i saluti del sindaco di Otranto, Francesco Bruni, hanno parlato il professore onorario di paletnologia all’Università di Firenze, Fabio Martini, il funzionario archeologo responsabile del territorio otrantino per conto della Soprintendenza, Serena Strafella, e lo stesso Bongiorno.

Scoperta il 1° febbraio del 1970 dagli speleologi del Gruppo “Pasquale de Lorentiis” di Maglie, Severino Albertini, Enzo Evangelisti, Isidoro Mattioli, Remo Mazzotta e Daniele Rizzo, cui si aggiunsero, nel corso delle successive ricognizioni, il giornalista Nunzio Pacella ed il fotografo Giuseppe “Pino” Salamina, per essere tutelata e protetta, la “Grotta”, o per meglio dire, la serie di antri naturali della falesia marina, venne prontamente sigillata. Se a contatto con l’anidride carbonica prodotta dal respiro, l’uso di torce e l’umidità, nel volgere di pochi anni, l’alterazione del suo delicato microclima, cancellandoli letteralmente, farebbe scomparire i tesori che a distanza di millenni, ancora conserva.

Nei tre corridoi in cui si divide il sito (dei Cervi, Centrale e della Scuola), brillano scene di caccia, soprattutto al cervo, disegni astratti e simbolici, e figure umane stilizzate, come lo sciamano danzante, a suo tempo assurto ad icona della sorprendente scoperta. In tutto, circa 3000 dipinti, detti “pittogrammi”, realizzati con l’ocra rossa ed il guano dei pipistrelli, impressi su volte e pareti fra i 6000 ed i 5000 anni fa.

Per importanza scientifica e magnificenza, la “Grotta dei Cervi”, che a primo acchito, gli scopritori definirono “Antro di Enea”, è considerata dagli studiosi, la Cappella Sistina del Neolitico, ed anche, il Louvre della Preistoria.

Il film targato Nicolò Bongiorno, una cui anticipazione è stata proiettata nella stessa mattinata della presentazione, costituisce dunque una nuova opportunità per fare conoscere, anche a livello internazionale, la “Grotta dei Cervi”, che per le ragioni esposte, non è e non può essere aperta al pubblico. Sino ad oggi, riproduzioni di sue parti, sono visibili a Lecce, nei Musei Castromediano e Faggiano, e con pannelli e foto, ad Otranto, nel Centro di documentazione allestito nel Castello.

Toti Bellone
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Un’immagine della presentazione del docufilm (giovedì 23 aprile 2026)