Manifestazione mercoledì 8 luglio 2026, alle ore 11.30, presso il Cnr Nanotec (Campus Ecotekne). “Precari Uniti” del Cnr e “Flc Cgil” chiedono stabilizzazioni
“La precarietà uccide la ricerca”. Flash mob a Lecce per chiedere la stabilizzazione dei ricercatori. Flc Cgil e Precari Uniti Cnr si ritroveranno mercoledì 8 luglio 2026, alle 11.30, presso il Cnr Nanotec (Campus Ecotekne) per protestare “contro un sistema che continua a mantenere precari migliaia di ricercatori e che in questo modo svilisce la ricerca e congela la vita di lavoratrici e lavoratori”.
“La precarietà del lavoro al Cnr – si legge in una nota di Flc e Precari Uniti Cnr – riguarda una platea nazionale stimata lo scorso anno in circa quattromila lavoratrici e lavoratori (pari a un terzo del personale complessivo dell’Ente), molti dei quali già giunti alla scadenza del proprio contratto. Negli atti approvati negli scorsi mesi da amministrazioni regionali e comunali di diversa appartenenza politica, si evince come questa condizione non rappresenti soltanto un’urgente questione occupazionale e sociale che il Paese non può eludere, ma investa direttamente la capacità del sistema pubblico della ricerca di garantire continuità scientifica e di preservare competenze costruite nel tempo anche attraverso ingenti investimenti pubblici, inclusi quelli collegati al Pnrr. Prendiamo atto positivamente dei recenti sviluppi relativi all’applicazione parziale dell’art. 20 del decreto legislativo 75/2017, che hanno consentito di dare finalmente maggiore certezza ad una purtroppo limitata parte della platea di personale avente diritto attraverso la stabilizzazione (cosiddetti idonei comma 1 Legge Madia) di 185 persone, distribuite in tutto il territorio nazionale, a fronte di 691 unità in totale (≈27%). Resta tuttavia evidente come tale risultato, pur significativo, non sia ancora sufficiente a dare una risposta complessiva alla dimensione del problema. Accanto al personale in via di stabilizzazione, permane infatti una quota rilevante di lavoratrici e lavoratori in possesso dei requisiti previsti dalla normativa che continua a trovarsi in una condizione di forte incertezza, mentre una parte di personale il cui contratto è già cessato resta oggi esclusa da prospettive solide di continuità lavorativa. È importante sottolineare che questi numeri coinvolgono lavoratori e lavoratrici che hanno già superato numerose prove selettive e vantano una lunga esperienza maturata all’interno del Cnr o attraverso carriere miste con l’università, nonché lavoratori e lavoratrici rientrati dall’estero in seguito alle opportunità offerte dal Pnrr, che si ritrovano oggi nuovamente in una condizione di incertezza, insieme a una quota significativa di giovani che, a causa delle medesime criticità, continua ad espatriare alla ricerca di opportunità più solide. Le risorse stanziate nelle precedenti leggi di bilancio, in seguito alla forte sensibilizzazione sul tema ed alle mobilitazioni da parte dei sindacati confederali insieme al movimento dei Precari Uniti, rappresentano quindi un primo elemento utile ad affrontare il problema, ma restano largamente insufficienti rispetto alla dimensione reale del fabbisogno e, ad oggi, non hanno ancora prodotto una risposta adeguata rispetto alle attese di tutto il personale coinvolto e dei territori che da quel lavoro scientifico traggono benefici concreti. Permane inoltre una forte incertezza anche sulle prospettive di programmazione necessarie a evitare che il precariato continui a riprodursi strutturalmente nel principale ente pubblico di ricerca del Paese. A ciò si aggiunge la necessità che, nell’utilizzo degli strumenti contrattuali a termine disponibili, sia privilegiato il ricorso a forme che assicurino adeguate condizioni economiche, diritti e tutele, evitando che esigenze temporanee o progettuali continuino a tradursi prevalentemente in rapporti caratterizzati da minori garanzie e da una persistente fragilità professionale. Questa situazione assume un rilievo ancora maggiore alla luce dell’approssimarsi delle conclusioni e delle scadenze legate ai numerosi contratti su progetti Pnrr, con il rischio concreto della conseguente dispersione di professionalità altamente qualificate, spesso impegnate in attività strategiche per la salute pubblica, la tutela ambientale, la sicurezza del territorio, l’innovazione e il trasferimento tecnologico. Come Precari Uniti porteremo avanti la nostra lotta, per il nostro futuro e per quello dell’intero Paese. L’8 Luglio, in diverse sedi del Cnr, avranno luogo dei Flash Mob per sensibilizzare sulla tematica. L’idea è rappresentare in modo visivo quello che sta accadendo da anni: centinaia di ricercatrici e ricercatori formati con risorse pubbliche stanno venendo espulsi dal sistema perché i finanziamenti straordinari finiscono e non vengono sostituiti da risorse strutturali. Questi ricercatori rappresentano la nuova generazione di scienziati italiani, che il nostro paese sta cacciando via: è il suicidio della ricerca italiana. Vedrete manichini e fantocci che simuleranno la morte della ricerca precaria: alcuni appesi con cartelli come ricercatore precario, ricerca italiana o ricerca precaria, altri precipitati a terra con un paracadute di fortuna con la scritta Pnrr che non si è aperto, a rappresentare una ricerca tenuta in piedi da finanziamenti temporanei e senza prospettive. In alcune sedi ci saranno anche piccoli cortei funebri con libri, provette, tesi e altri simboli del lavoro scientifico interrotto. Non vogliamo rappresentare soltanto il dramma personale di chi rischia il posto di lavoro. Il messaggio è più ampio: quando si perdono queste professionalità non scompare solo un contratto, ma anni di esperienza, competenze e investimenti pubblici. È un pezzo di ricerca italiana che viene lasciato morire, ed il pezzo più importante, perché rappresenta il futuro. Per questo abbiamo scelto immagini forti: vogliamo rendere visibile, umano e di impatto quello che ormai da anni raccontiamo con i numeri dei precari, degli (scarsi) finanziamenti, dei contratti che scadono”.
“Se c’è un settore in Italia dove l’efficienza è a livelli altissimi – dice Giovanna Occhilupo, segretaria provinciale della Flc Cgil Lecce – è senza dubbio la precarietà nel lavoro. Il nostro sindacato sostiene l’iniziativa dei Precari Uniti del Cnr e denuncia con forza una condizione non più tollerabile: la ricerca pubblica non può reggersi per anni sul lavoro precario di personale altamente qualificato. Servono risposte immediate, lo sblocco delle procedure in corso e un piano straordinario di stabilizzazione che riconosca dignità, diritti e futuro a chi da anni garantisce il funzionamento della ricerca pubblica italiana”.