UniSalento - 30 Mag 2026

Museo dell’Ambiente, “svelato” il modello a grandezza naturale di una tartaruga marina del Miocene


Spazio Aperto Salento

Ventitré milioni di anni fa, le acque che oggi bagnano il Salento erano il fondale di un bacino subtropicale percorso da grandi tartarughe marine. Nella mattinata di giovedì 28 maggio 2026, a conclusione dell’inaugurazione della mostra fotografica “Il Mediterraneo che si trasforma. Il cambiamento climatico nei mari del Salento” (con scatti di Michele Solca), ospitata dal Museo dell’Ambiente del Campus Ecotekne di UniSalento, è stato svelato il modello a grandezza naturale di Psephophorus polygonus.

“Il modello – viene spiegato in una nota di UniSalento – riproduce fedelmente le dimensioni e la morfologia di Psephophorus polygonus, grande tartaruga marina vissuta nel Miocene (tra 23,3 e 5,33 milioni di anni fa), un’epoca in cui il Salento corrispondeva al fondale di un mare subtropicale ricco di vita. L’animale era superficialmente affine all’attuale tartaruga liuto, Dermochelys coriacea: possedeva un carapace composto da centinaia di piccoli ossicoli (placche ossee dermiche) percorso da evidenti creste longitudinali. Come la sua discendente moderna, si nutriva probabilmente di plancton gelatinoso, come le meduse. L’elemento più originale dell’installazione è la sua materia: nel grande modello sono stati inseriti i conci di pietra leccese che conservano la testimonianza fossile originale, permettendo ai visitatori di osservare direttamente la struttura degli ossicoli del carapace. Un ponte materico tra i milioni di anni del passato e il presente di un museo universitario. L’analisi di quei frammenti fossili mostra che Psephophorus polygonus non aveva ancora sviluppato pienamente alcune specializzazioni delle tartarughe liuto attuali, capaci di raggiungere dimensioni maggiori e di immergersi oltre i mille metri di profondità. Un dettaglio che parla di evoluzione: la vita marina si adatta, si trasforma e talvolta scompare”.

«Questo modello – ha detto Piero Lionello, direttore del Maus – consente ai visitatori di visualizzare in modo immediato e suggestivo l’aspetto di un affascinante abitante del mare miocenico salentino. Ma ci offre anche uno sguardo diverso sul presente: il Mediterraneo ha già attraversato trasformazioni profonde. Quello che stiamo vivendo oggi, con il riscaldamento delle acque e l’arrivo di specie non indigene, è un altro capitolo di quella stessa storia. Conoscerla ci aiuta a leggerla».

 

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