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Cultura - 15 Dic 2020

Carmelo Bene, drammaturgo visionario e uomo di teatro rivoluzionario

Luigi Palazzo: “Il maestro ha dato avvio ad un processo di ripensamento della figura dell’artista e, prima ancora, della stessa arte teatrale”


Spazio Aperto Salento

La figura di Carmelo Bene nella cultura italiana ed europea ha rappresentato e rappresenta tuttora un importante punto di svolta, le cui dimensioni, forse, non sono state ancora valutate appieno.

Drammaturgo visionario e uomo di teatro rivoluzionario, ha dato avvio ad un processo di ripensamento della figura dell’artista e, prima ancora, della stessa arte teatrale.

“Bisogna essere dei capolavori” è una delle espressioni più efficacemente rappresentative del suo pensiero, espressione incisivamente dichiarata nel corso di una delle storiche apparizioni televisive con Maurizio Costanzo.

Non attore, ma macchina attoriale; non voce recitante di capolavori, dunque, ma voce capolavoro, poietica.

Non a caso, lo scorso anno a Roma Carmelo Bene – insieme a Cathy Berberian e Demetrio Stratos – è stato omaggiato nell’ambito di un’importante mostra al Palazzo delle Esposizioni denominata “Il corpo della voce”, dedicata all’innovativa ricerca ed al lavoro di sperimentazione intrapreso da questi tre grandi artisti.

E grazie alla tecnologia ed all’appassionata opera di conservazione, restauro e diffusione apportata da vari studiosi (tra cui Rino Maenza, recentemente scomparso, ed il Centro Studi sulla Phoné) è possibile ancora fruire di quella voce e dei suoi virtuosismi su L’infinito di Leopardi o sulle poesie di Majakovskij.

In quelle apparizioni al Costanzo Show, oggi abusate e, spesso, fraintese, dagli estemporanei fruitori dei video su internet, vi è la manifestazione pulsante della filosofia beniana e della grande maestria dell’artista nel conquistare e dominare il pubblico televisivo, altra cosa da quello teatrale, in maniera talmente efficace, da sopravvivere alle sconquassanti rivoluzioni mediatiche cui si è assistito con l’affermazione di internet e dei social network.

Carmelo Bene ancora oggi fa parlare di sé, a distanza di oltre vent’anni dall’ultima di quelle apparizioni televisive, e lo fa non solo tra chi all’epoca ha assistito alla sua nascita ed affermazione artistica, ma anche tra i giovani; e lo fa non solo tra gli appassionati di teatro, tra chi conosce ed apprezza il Pinocchio, l’Amleto o il Manfred (per citare alcune delle sue produzioni teatrali), ma anche tra chi non si è mai trovato di fronte ad un sipario.

Ma la potenza mediatica del personaggio non può oscurare lo spessore dell’intellettuale.
Tra i vari, importanti, progetti culturali che ci ha lasciato, due meritano, oggi, una particolare menzione.

La lectura dantis dalla Torre degli Asinelli a Bologna nel 1981, dedicata “da ferito a morte, non ai morti, ma ai feriti dell’orrenda strage” alla stazione. Forse la prima e più importate forma di divulgazione e di sdoganamento popolare della Divina Commedia. Un’operazione di altissimo valore culturale e sociale, che ancora oggi rappresenta una pietra miliare nella storia delle letture dell’opera dantesca, con cui tutti, da allora, si sarebbero inevitabilmente confrontati. Ed anche il premio Oscar Roberto Benigni, in occasione del suo tour Tuttodante nel 2006, omaggiò Carmelo Bene riconoscendo la portata di quell’evento.

Come non menzionare, inoltre, il contributo cinematografico più rappresentativo, Nostra Signora dei Turchi, Leone d’Argento al festival del Cinema di Venezia del 1969: un omaggio visionario di un dichiarato apolide ad una storia, ad un misticismo e ad una terra, quella salentina, che Carmelo Bene ha fatto scenario della propria arte e che di Carmelo Bene dovrebbe fare, orgogliosamente, baluardo di cultura, arte, genialità.

Luigi Palazzo