• lunedì , 20 Settembre 2021

Cultura - 24 Gen 2021

Chirizzi, storico salentino con il dono della chiarezza espositiva

Antonio Scandone si sofferma su “San Fili a Monteroni. Memorie bizantine, Storia, Culto, Religiosità popolare, Cronaca”, uno dei numerosi volumi pubblicati dall’autore monteronese


Spazio Aperto Salento

Il salentino Gino Giovanni Chirizzi (in foto), già docente di italiano e latino del Liceo “Palmieri” di Lecce, è autore di opere in versi e di diversi saggi. Frutto del suo interesse per la storia locale sono, soprattutto, numerose pubblicazioni riguardanti Martignano, Arnesano, Monteroni, Torchiarolo, Salice, Guagnano ed altri Comuni e personaggi storici salentini.

Fra le opere di Chirizzi, prolifico e profondo ricercatore dei più riposti meandri della nostra memoria salentina, c’è anche “San Fili a Monteroni. Memorie bizantine, Storia, Culto, Religiosità popolare, Cronaca”, seconda edizione riveduta e ampliata (Edizioni Esperidi, 2018). Si tratta di un’opera che colpisce per molti aspetti, in primo luogo per la competenza, la maestria e la professionalità che ancora una volta l’autore ha dimostrato confezionando questo lavoro.

In esso egli ha saputo coniugare i due termini dialettici difficilmente conseguibili dagli studiosi di Storia anche i più qualificati, vale a dire la chiarezza espositiva, che in sostanza risponde al principio democratico di partecipazione, di agevolazione della comprensione anche per i lettori meno affinati, ed il rigore del ricercatore e dello storico di professione.

Per la prima delle due caratteristiche espositive, in questo lavoro si apprezza la scorrevolezza della narrazione e la chiarezza degli enunciati, pur trattandosi di una materia altamente specialistica e notevolmente tecnica. Senza indulgere al vezzo intellettualistico ed aristocratico delle nude citazioni letterarie classiche, ma curandone opportunamente non solo la traduzione, sia essa dal greco, o dal latino, o dalle eventuali altre lingue attualmente in uso, ma anche la traslazione alfabetica latina (dal greco) e la relativa pronunzia. Consentendo, in tal modo, a chi non conosce il greco o il latino, di attingere direttamente alla fonte documentaria, peraltro tradotta con accuratezza e con rigorosa attinenza.

L’Autore, inoltre, ha saputo alleggerire la discorsività della sua narrazione evitando di rimandare in nota le eventuali osservazioni e i commenti personali [come faceva invece il pur ferratissimo professor Ovidio Capitani, di Storia Medioevale, i cui saggi storici erano costituiti da pagine intere contenenti ciascuna tre-quattro righi di testo e il rimanente tutto note], bensì riportando e diluendo organicamente interventi e osservazioni all’interno del discorso narrativo, quale sviluppo logico e necessario di ciò che ha affermato in precedenza, permettendo così al lettore di non disperdersi nella frammentarietà del testo e nella rapsodicità dell’enunciato.

E non va sottaciuta l’abilità della costruzione tecnica della narrazione, la quale ti cattura e ti avvince intimamente nello sforzo della ricerca e della scoperta, conducendoti per mano, gradatamente, alla epifania della soluzione finale, quasi fosse un’indagine investigativa alla ricerca della verità. Che è il fascino di ogni lavoro storico, correttamente inteso come sforzo di ricostruzione del fatto specifico per agevolare al meglio la comprensione globale del destino dell’umanità e del mistero dell’universo.

Per quanto riguarda il secondo aspetto, quello cioè del rigore scientifico, ho constatato con grande ammirazione che ogni affermazione, ogni interpretazione o ipotesi ermeneutica è rigorosamente suffragata dal rimando, in calce, alla fonte di riferimento (archivistica o letteraria), di cui Chirizzi attesta limpidamente non solo la paternità originaria, ma la definizione esatta del rinvio bibliografico con annotazione di tutte le pagine nelle quali viene riportata la testimonianza. Sicché al lettore più circospetto e diffidente l’Autore presenta su un piatto d’argento tutti i supporti giustificativi sui quali va a cozzare ogni eventuale pretenziosità contestativa. Come fa, per citare solo un esempio, nel caso dell’attribuzione dell’origine ellenofona di Copertino, riportando in calce le testimonianze di Jacob e di Nestola, nei vari testi e nei vari passi in cui sono contenute, con l’enumerazione completa di tutte le pagine che ne parlano.

Impressionante, e veramente ammirevole, la quantità, e la qualità, delle escussioni documentarie in riferimento alle attestazioni storiche del toponimo di San Fili, dalle quali si evince con grande chiarezza il lavoro titanico di ricerca e di studio che sta alla base di questo contributo. Lavoro di scavo compiuto da Gino Chirizzi non solo nella dimensione diacronica, vagliando ogni riferimento testuale rinvenuto nel flusso temporale dei secoli, ma anche in quella sincronica, con il reperimento delle analoghe attestazioni toponomastiche nelle varie parti d’Italia, in Calabria, in Basilicata, in Molise, e perfino in Istria, e ovunque nel bacino del Mediterraneo sia rimbalzata nel tempo la testimonianza devozionale verso San Fili, o San Felice, o nei confronti dell’Odigitria.

E, infine, non si può non apprezzare, ed ammirare, la vastità e la qualità delle fonti storico-letterarie da cui l’Autore si è lasciato guidare nella elaborazione e nell’applicazione del suo metodo di ricerca, costituite non soltanto dalle principali testimonianze storico-documentarie dei nostri autori salentini e meridionali che nel corso dei secoli si sono occupati della nostra storia locale, ma anche dagli apporti e dai contributi dei più autorevoli ed ammirati studiosi contemporanei, italiani e stranieri, primi fra tutti A. Jacob e J.M. Martin.

Insomma, con questa sua opera Gino Giovanni Chirizzi ha regalato ai lettori salentini e non momenti di autentico godimento spirituale ed intellettuale. Gliene siamo davvero molto riconoscenti.

Antonio Scandone

© Riproduzione riservata

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Gino Giovanni Chirizzi, nato in Capodistria (1944) e residente in Monteroni di Lecce, in particolare è stato (1995-2005) ordinario di Italiano e Latino nel liceo classico “Palmieri” di Lecce e precedentemente (1979-95) di Latino e Storia nell’Istituto magistrale “Siciliani” della medesima città. Autore di molti componimenti in versi, ha pubblicato Quindici liriche presentate e commentate dai suoi alunni, 2004. Inoltre, ha curato il volume Vivere l’Amore: l’eredità dell’arciprete d. Antonio Giancane (articoli, panegirici, omelie, testimonianze), 2007.

Soprattutto si è interessato alla storia locale. Questi i titoli principali: Martignano “dei Greci” (dagli Angioini ai Borboni), 1988; Arnesano: vita religiosa e vita popolare  (secoli XVI-XX), 1991; San Fili a Monteroni [prima edizione], 1993; Albanesi e Corfioti immigrati a Lecce (secoli XV-XVII) [prima edizione], 1996; Torchiarolo (dai Normanni ad inizio Seicento), 1997; Dodici secoli di storia (di Martignano) [in G. G. Chirizzi – A. Costantini – V. Peluso, Guida di Martignano], 1999; L’università di Campie (fra Cinque e Seicento), 1999; Salice (nel Cinquecento), 2000 [indagine parziale]; Monteroni (nel Cinquecento), 2001 [indagine parziale]; Monteroni: il toponimo e le origini, 2002 [indagine parziale]; Monteroni (nel Cinquecento), 2002; Guagnano (toponimo e origini, Due – Quattrocento), 2002 [indagine parziale]; Guagnano (prime attestazioni – fine Cinquecento), 2004; Serie di sindaci e arcipreti (Età Moderna) di Campi, Guagnano, Salice, San Donaci, San Pancrazio, 2005; Serie di sindaci e arcipreti (Età Moderna) di Arnesano, Magliano, Monteroni, Torchiarolo, 2006; Monteroni nel Seicento (testimonianze inedite di vita religiosa), 2006; Memorie storiche campiensi (Età Moderna), 2007; Genesi e vicende del protettorato del SS.mo Crocifisso ad Arnesano, 2009; Monteroni nel Seicento (testimonianze inedite di vita civica e baronale), 2010; Salice (nel Cinquecento), 2011; Illusioni liberali, fedeltà alla Chiesa e legittimismo borbonico in Arnesano (età del Risorgimento), 2012; Monteroni (nome e significato originario, prime attestazioni – fine Quattrocento), 2014; Ineludibile punto di riferimento per le generazioni future (mons. Oronzo Mazzotta), 2015; Amleto Pallara amorevole cultore e fedele interprete del Galateo, 2016; Sopravvivenze feudali nell’Ottocento. I Lopez y Royo baroni di Monteroni e Malcandrino, 2017; Edmondo d’Arpe, il Maestro e il Poeta, 2017; Testamenti, lasciti e inventari ottocenteschi relativi a Alessandro Pino, d. Salvatore Politi, Vito Rizzo, arciprete d. Nicola Greco e cantore d. Raffaele Podo, 2017; San Fili a Monteroni [seconda edizione riveduta e ampliata], 2018; Devoluzione delle rendite delle Chiese ex ricettizie ai Comuni. I casi di Arnesano e Monteroni (1901), 2019; I feudatari di Monteroni, 2020; Albanesi e Corfioti immigrati a Lecce e in territori circostanti nei secoli XV-XVII [seconda edizione riveduta e ampliata], 2020.