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Storia - 13 Dic 2020

I Mattei, signori di Novoli. Documenti inediti

Una ricerca dello studioso Gilberto Spagnolo


Spazio Aperto Salento

Famiglia aristocratica di profonda tradizione umanistica, i Mattei (la cui punta di diamante fu Alessandro II ricordato da Girolamo Marciano) furono signori di Novoli per quasi due secoli (1520-1706) interpretando un ruolo aristocratico e feudale caratterizzato soprattutto da un forte impegno nella cultura e nell’arte, impegno che gli si riconosce indubbiamente attraverso numerose testimonianze coeve e successive, supportate da una significativa documentazione sia letteraria che archivistica.

L’eccezionale “fontana” che l’ultimo dei Mattei – Alessandro III – il 1700 fece innalzare nel cortile della sua residenza baronale di Novoli (casale in quel periodo storico chiamato “Santa Maria de Novis”), conserva ancora l’epigrafe in latino (egregiamente interpretata e tradotta da Mario Cazzato), che sembra perfettamente condensare la profonda tradizione umanistica della sua nobile famiglia, tradizione che il secolo prima il Marciano, nella sua opera “Descrizione, origine e successi della provincia di Otranto”, aveva contribuito a fondare con “accenti tanto ammirati da sfiorare il mito”. Essa costituisce infatti l’ultimo episodio di una plurisecolare tradizione di committenza artistica, mantenuta appunto sempre su elevati livelli culturali, non casuale ma inquadrata in una particolare concezione del ruolo dell’aristocrazia fondato principalmente sul prestigio culturale come simbolo distintivo e autogiustificativo.

L’epigrafe infatti così recita: “Al Dio dell’ospitalità Alessandro Mattei, non per desiderio di grandezza o di potere, ma per conforto e agio ornò la sua dimora con la terrazza e la fontana nell’anno 1700”. I loro rapporti intellettuali furono inseriti perciò in un “sistema ben determinato nel quale centro e periferia erano legati da rapporti e uno scambio continuo di esperienze e fermenti culturali”.

La loro stirpe, che per circa duecento anni aveva esercitato la signoria sul paese, si estinse a Novoli con la morte di Alessandro III nel 1706. I Carignani tennero poi Novoli per novantadue anni e furono dunque gli ultimi signori del luogo sino alla soppressione della feudalità applicata nel Salento nel mese di agosto del 1806. Sui Mattei molto si è scritto e pubblicato. Ancora oggi il loro stemma campeggia sulla facciata della cinquecentesca chiesetta, annessa al convento, dedicata un tempo a S. Onofrio a Villa Convento, e che divenne la tomba di famiglia. I documenti che  qui ora presentiamo sono comunque inediti e contribuiscono certamente a inquadrare maggiormente il loro ruolo nella storia di Novoli, ruolo fondato (come ampiamente si è dimostrato) su un “prestigio esclusivamente culturale” e privo di qualsiasi funzione di carattere militare.

Primo documento

Il primo documento è il testamento di Cornelia Condò, Contessa di Palmariggi e moglie di Alessandro II Mattei, l’umanista e Mecenate, testatrice il 3 Luglio del 1646 “in castro Terrae Sanctae Mariae De Novis”. Cornelia Condò, leccese, appartenente alla nobile famiglia parigina dei Conti di Villa Canteblas, venuta in Terra d’Otranto con Agostino al tempo di Gualtiero VI di Brienne, fu sposata da Alessandro II Mattei nel 1610 e da lei ebbe ben undici figli: Filippo, Sibilla, Aurelia, Carlo, Dorotea, Giuseppe Antonio, Livia, Francesca, Lucrezia, Giangeronimo e Paolo Bonaventura.

TESTAMENTUM ILLUSTRISSIMAE DOMINAE D. CORNELIA CONDO’ PRINCIPISSE PALMARIO

Die tertio mensis julii 14 indictionsis 1646 in terra Sancte Marie de Novis. Nos Leonardus Mezzana de Litio Regius ad contractus judex etc., Antonius Maria Gervasi de eodem publicus notarius etc. et testes sunt videlicet: Reverendus D. Didaco Martena, Joannes Petrus Trijanus de Litio, Artis et Medicinae Doctor Cadesin notarius Ferdinandus Leuzzi, Carolus Mattheus de Campijs, Francescus Antonius Vitto de Castellana provinciae Bari, Joseph Marinus de Pidignano Calabriae Citra viri quidem etc.

Ad requisitionem er preces nobis etc. fattas prò parte lllustrissimae D. Cornelia Condò Comitissiae Palmerici, viduae relictea Illustrissimi Domini D. Alesandri Matthei Comitis Palmerici nos personaliter contulimus intus castrum Terrae Sanctae Mariae de Novis, site in hac Provincia Hidruntina etc. et ibidem cum essemus invenimus dittam Dominam Corneliam in una camera dicti Castri aegrotam iacentem in letto sanam Christi grada mente sensu visu auditu ed intellettu, et in retta sua memoria et loqutione perfetta pariter esistentem, qui considerans statum fragile et caducum humanae naturae et certitudinem mortis et horae illius harae incertitudinem, dubitans ne, quod absit, lapsu’fragilitatis humanae naturae, morte predenta decederet intestata in non minime eius animam suorumque heredum preiuditio// ad presens dum manet in sano senso, suum ultimum nuncupativum condidit testamentum, quod valere voluit, et mandavit iure testamenti nuncupavi etc. sibi a iure permisso.

Et primo cassavit, irritavit et annullavit omnia et quecumque alia eiust testamento, codicillos donatione causa mortis etc. etc.

Et quia caput et principium cuiuslibet testamenti est heredis institutio sine qua de juris censura testamentum dicitur esse nullum, ideo Domina Cornelia testatrix commendando prius eius animam omnipotenti Deo, Gloriosae Virgini Mariae, totique Curiae celesti, instituit, ordinavit etfecit in suos universalem et generalem heredem lllustrissimum, Dominum D. Josephum Antonium Matthei Comitem Palmerici; Jo. Hyeronimum Matthei et Paulum Bonaventuram Matthei eiusfilios legitimos, et naturales equaliter, et prò equali portione in omnibus et quibusque ipsius Dominae testatricis bonis mobilibus, stabilibus, annuis introitibus pecuniarum quantitatibus auro, argento, creditis, nominibus debitorum, juribus, actionibus pretendentijs, et alijs quibucunque etc. que licet hic non exprimantur haberi tamen valuit prò expressis et specifice declataris.

Item essa Signora Donna Cornelia testatrice, ratifica, omologa et accetta la donatione per essa fatta in beneficio di Detto Signor Don Gioseppe Antonio suo figlio primo genito fatta l’anni passati con peso di corrispondere et pagare ad essa testatrice annui ducati ottocento sua vita perdurante, come appare dalla donatione stipulata per notar Ferrante Leuzzi di Campie a 5 giugno 1640, li quali ducati ottocento debiti del tempo passato, sino al giorno della morte di essa Signora testatrice, debbiano pervenire in beneficio di detti suoi figli et heredi universali ut supra equaliter, et prò equali portione, tanto meno però haverà ricevuto da detto Signor Don Gioseppe Antonio suo figlio, et ancora quello (che) ha speso detto signor Conte nell’infirmità di essa testatrice, et per sue alimenti, et delle sue serve, et altri suoi bisogni necessarij, quali pagamenti et spese se l’habbi da retenere detto Signor Conte dalli detti annui ducati ottocento. Con conditione pero et patto espresso che il detto Gio. Geronimo suo figlio, non debbia addomandare ne fare adomandare dirette, nee indirecte al detto Conte Don Gioseppe Antonio, et sue haredi et successori, tutto quello e quanto li restasrà da complire a detto Gio. Geronimo, tanto per l’annui ducati duecento che il quondam Signor Don Alexandro Matthei Conte de Palmerici suo padre, dispose che si spendessero per li suoi alimenti ogni anno sino a l’età danni quattordici, quanto ancora delli ducati mille che dispose se li pagassero dopo finita detta età d’anni quattordici per la sua vita militia et legittima et questo per alcune giuste cause moventino la mente di essa testatrice, altrimenti in casu contrarij, et non osservando detto Gio. Geronimo la presente volontà, et ultima disposinone di essa testatrice, in tal caso essa Signora contessa testatrice, vuole, dispone che detto.

Gio. Geronimo sia privo della detta heredità universale, la quale vadi in beneficio del detto Signor Conte Don Gioseppe Antonio, et sue haredi et successori, et detto Gio. Geronimo in tal caso ex nunc prò tunc non osservando la presente su volontà, l’instituisce et fa herede particolare nella legittima solamente che de jure l’aspetta, essendo cossi la volontà di essa testatrice.

Item vote che detti suoi heredi ducati cinquecento prò una Vice tantum l’habbino d’implicare in compra d’annui censi o beni stabili, quando ad essi piacerà et sino tanto non l’implicaranno, detti suoi heredi n’habbiano da corrispondere la ragione del sette per cento, et caso l’implicaranno in compra di stabili non s’habbia d’aver mira che siano di rendita alla detta ragione di sette per cento, ma di valore di ducati cinquecento, et dell’intrade seu terse di quelli detto Signor Conte suo figlio n’habbia da far celebrare una messa al giorno in perpetuum per salute dell’anima di essa testatrice in quelli lochi, e da quelli sacerdoti che a detto Signor Conte, et suoi heredi, et successori parerà et piacerà.

Item lascia ad Aurelio Matthei sua figlia ducati mille di capitale dell’annui censi che deve conseguire dalla città di Lecce.

Item vuole che detti suoi heredi sequta la morte d’essa testatrice l’habiano da far celebrare messe mille prò una vice tantum, per salute de sua anima, et da quelli sacerdoti, et in quelli lochi che a detto Signor Conte parerà et piacerà.

Et hanc asseruit dictas Domina D. Cornelia fuisse et esse eius ultimam voluntatem quam valere voluit et mandavit modo predicto et omni meliori modo etc. a jure permisso requierens etc. nos. etc. unde etc.

Secondo documento

Il secondo documento, invece, contiene i Capitoli Matrimoniali proprio di Paolo Bonaventura Mattei e Barbara Paladini, una delle più importanti famiglie di Terra d’Otranto, nobile ed illustre famiglia leccese passata da Teramo in Terra d’Otranto col dottor di leggi Berardo venutovi per ragione di cariche intorno al 1407 (lo stesso erudito Cav. Vittorio Priolifu un congiunto della casa Paladini). Paolo Bonaventura Mattei, undicesimo figlio di Alessandro, inizialmente aveva preso l’abito domenicano (poi dismesso) col nome di Alessandro. Successivamente, sposando Barbara Paladini, da lei aveva avuto un figlio ed era rimasto vedovo, morendo poi il 5 giugno 1705 all’età di 73 anni. Mentre il testamento di D. Cornelia Condò è rogato dal notaio Antonio Maria Gervasi di Campi, i Capitoli Matrimoniali di Paolo Bonaventura Mattei e Barbara Paladini furono stipulati dal notaio Marcantonio Renzi di Lecce nel 1661.

Consegna di doti e stipula di contratto matrimoniale, d. Paolo Bonaventura Mattei conte di Palmariggi 13 novembre 1661 “in Castro Terrae Sanctae Mariae de Novis”.

Si costituiscono Ottavio Paladini, il Mattei, la moglie Barbara Paladini figlia di Ottavio e si dice, che stante il matrimonio tra di due, si firmarono i seguenti capitoli matrimoniali:

“In nomine Domini amen. Capitoli, patti e conventioni col nome di Dio trattati, firmati e conclusi tra il Signo clerico Ottavio Paladini, il clerico Bernardino Stomeo e la Signora Porzia Tafuro vedova del quondam Gio. Francesco Stomeo, padre di detto clerico Bernardino, intervenientino per l’infrascritte cose, e l’Illustrissimo Paolo Bonaventura Mattei Conte del Stato di Palmarici, intervenientino respettivamente, ut infra, a tipulare il matrimonio in Dei nomine contraendo tra il detto Conte ex una e la detta Barbara, vergine in capillis figlia legittima del detto clerico Ottavio e nepote di detta Porzia e clerico Bernardino, ex altera, secondo l’uso e consuetudini di gentiluomini leccesi iure romano viventini, che sono l’infrascritti.

Per contemplatone e causa del qual matrimonio, e per li pesi di quello più commodamente sopportabili, il detto clerico Ottavio de bonis paternis et maternis promette, constituisce e dà in dote, per le doti di detta Barbara sua figlia al detto Conte suo futuro genero, ducati undicimilla consistentino in detto modo videlicet: ducati mille in tanti beni mobili, giocali, corredali e panni estimati per esperti comunemente eligendi, e li restanti ducati diecemilla in denari contanti e pecunia dotale, consignando dette intere doti nel giorno della stipulazione delli presenti capitoli matrimoniali.

Con conditione e peso, che detti ducati diece milla sia tenuto e debba detto Conte brevi manu impiegarli in estintione di suoi debiti, cossi proprij come ereditarij, ad elettione et bontà di detto Conte, con l’intervento però di detto clerico Ottavio, e nelle cautele di detta estint ne di debito si debba dichiarare essersenosi estinti di denaro dotale a fine che li creditori per la somma che riceveranno, dovessero cedere translatione et non extintione, tanto a beneficio di detto Ottavio dotante, quanto a beneficio di detta Barbara dotata, per maggior loro cautela in ciascuno caso della dissolutione del detto matrimomio ut infra, e che la speciale obbligatione non deroghi la generale.

Item li detti Portia e Bernardo, madre e figlio, promettane in dote per la loro rata al detto Conte in costanza del detto matrimonio, ducati mille in tanti beni stabili previa estima de communi esperti, consegnandi statim sequuta la morte di detta Portia, appretiandi come di sopra con la promissione della generale e universale defentione et evittione di detti beni stabili tanti per detta madre e figlio, quanto per il detto Ottavio una simul et in solidum in ampia forma.

Item il detto Conte in virtù del presente capitolo et in ogn’altra miglior modo, costutuisce, ordina e fa in dotano, antefato seu donatione propter nuptias, alla detta Portia sua moglie, ducati duemillia lucrandi per detta Barbara per morte del detto Conte, essa superstite eminente, servata la forma della Regia novella Prammatica della quale e suo contenuto esse parti dechiarano averne piena e particolare notitia, ita che l’eredi e successori del detto Conte in caso della verificatione del detto antefato non siano tenuti restituire detto antefato in contanti, ma per quelli corrispondere la ragione del cinque per cento vita durante di detta Barbara tantum et non ultre.

Item fu convenuto che passando a miglior vita il detto Conte, che tutte le dette doti si debbano restituire e consegnare alla detta Barbara, cioè li mobili, stabili subito et incontinenti dissoluto detto matrimonio e la detta pecunia dotale infine anni con l’interesse del sette per cento ratione alimentorum.

E passando a miglio vita detta Barbara senza figli o configli del presente matrimonio e quelli deventino in su l’età legittima quanto quondocumque, dopo detta età senza figli et ab intestato, cioè senza dispositione alcuna tam inter vivos quan in ultima voluntatem, che dopo la somma di detti ducati mille, de quali detta Barbara potrà disponere e testare tanto per atti tra vivi, quanto per ultime e supreme volontà, a chi li pare e piace senza vincolo, né conditione alcuna e s’intendano e sono per ogni sua legittima, supplemento di legittima, dote di paraggio, per tutto quello e quanto a detta Barbara potesse spettarli sopra li beni così paterni come materni, le restanti doti si debbiano restituire e consignare alli detti dotanti respettivamente promesse, cioè li stabili e li mobili ecc. ecc. (seguono altre condizioni di carattere esclusivamente giuridico).

“E passando a miglior vita detto Conte senza figli o configli” ecc. ecc. (patti come sopra).

Il documento è firmato “oggi, le 18 maggio dell’anno 1660.

Seguono le firme dei dotanti e dei testimoni.

“Quali capitoli matrimoniali non si sono insino al presente stipulati per l’ordine che teneva detto Conte” dalla R: C: (Regia Corte) di non poter stipulare atti privati; ordine al presente revocato e perciò si passa alla stipula di quelli (capitoli matrimoniali).

Segue l’elenco dei creditori del Conte che vengono così pagati con i soldi della dote della moglie.

“Ducati millecinquecento pagati a Bernardino Mettola per la retrocessione dell’affitto di Novole pagati per detto clerico Ottavio in conto di detti ducati diecemillia dotali in virtù di contratto stipulato per me suddetto notaro a 19 maggio 1660.

Altri ducati ottocentoventicinque pagati per esso clerico Ottavio a Gio. Battista Rivola per la retrocessione dell’affitto del feudo piccolo di Novole per conto di detta pecunia dotale, come per contratto stipulato per me suddetto notaro a 5 giugno 1660.

Altri ducati millecentoottanta pagati per esso clerico Ottavio a Francesco Borromeo perla ricompra del giardino, terre et oliveti di Novole in conto di detta pecunia dotale per contratto stipulato per me suddetto notaro a primo luglio 1660.

Nec non dechiara detto Conte realmente et con effetto aver ricevuto da detto clerico Ottavio presente, ducati mille in tanti beni mobili e panni a sua soddisfattione, pervenutili in dote come di sopra, dè quali il detto Conte se ne dichiara ben contento, exceptam rei non actualit habitae ex presente cum iuramento etc. etc., de quali ducati decemillia di detta pecunia dotale, e di detti ducati mille di beni mobili e panni il detto Conte se ne chiami ben contento.

E di dette doti per detto Conte ricevute, ne queta, libera et assolve detto clerico Ottavio presente e etiam per aquilonem et stipulationem. Et promette e si obliga detto Conte le dette doti tenerle e conservarle in costantia del detto matrimonio, e quelle farle salve e sicure sopra tutti e qualsivoglia suoi beni presenti e futuri, burgensatici e feudali, e quelle restituire nelli termini, tempi, e modi in detti preinserti capitoli matrimoniali contenuti, espressi e declorati”.

Seguono infine altri impegni sempre di carattere giuridico in merito alla restituzione delle doti.

Gilberto Spagnolo

 Nella foto in alto: Portale d’ingresso Chiesa Villa Convento, stemma nobiliare dei Mattei

NOTA BIBLIOGRAFICA

Il testamento di D. Cornelia Condò è conservato presso l’Archivio di Stato di Lecce (Protocolli Notarili 46/28, foglio 120r- 121v, anno 1646, Notaio Antonio Maria Gervasi). I “Capitoli Matrimoniali” di Paolo Bonaventura Mattei e Barbara Paladini sono invece conservati presso la Biblioteca Provinciale di Lecce (Fondo De Simone, Manoscritto n.308; Fascicolo 4).

I documenti sono stati trascritti e riportati nelle loro parti più significative, eliminando anche le formule di rito. Relativamente alla famiglia Mattei, agli aspetti e sulle virtù mecenatiche e liberali di questa famiglia (la cui punta di diamante fu Alessandro II ricordato dal Marciano), i loro rapporti intellettuali si rimanda ai seguenti contributi e alla loro relativa, bibliografia: G. SPAGNOLO, I Domenicani a Novoli: un affresco e un’incisione della Vergine del Rosario, in E. BRUNO – M. SPEDICATO, a cura di “Il Rosario della gloriosa Vergine”. Iconografia e iconologia mariana in Terra d’Otranto (sec. XV – XVIII), Lecce, Edizioni GRIFO, 2016, pp. 3-19; IDEM, Bernardino Realino e i Mattei signori di Novoli, estratto da “Defensor Civitatis”. Modernità di padre Bernardino Realino Magistrato, Gesuita e Santo, a cura di Luisa Cosi e Mario Spedicato, Edizioni Grifo, Lecce 2017, pp. 325-348.

Relativamente alle famiglie Condò e Paladini, Cfr., A. FOSCARINI, Armerista e Notiziario delle famiglie Nobili, Notabili e Feudatarie di Terra d’Otranto, Bologna, Arnoldo Forni editore, 1971 (rist. anastica della seconda edizione di Lece 1927) p. 83 e pp. 223 – 227).

 

Chiesa Matrice di Novoli. Atto di battesimo di Alessandro Mattei II. 

Dedica autografa di De Simone a Giovanni Guerrieri su Alessandro Mattei (coll. privata)

Novoli. Terrazza del Palazzo baronale, fontana costruita da Alessandro III Mattei nel 1700