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Architettura - 13 Mar 2021

Il Cimitero monumentale di Parabita, un’opera unica nel Salento

 

Progettata dall’architetto Paola Chiatante dello studio romano di architettura “Grau”, la prima pietra dell’avveniristica struttura fu posata nel 1972


Spazio Aperto Salento

Percorrendo la Strada Provinciale 361 che, dalle spiagge dorate di Gallipoli, la perla dello Ionio, conduce verso la laboriosa e meravigliosa città barocca di Maglie, attraverso estensioni di caratteristici muretti a secco, ci si imbatte in un Comune, ricco d’arte e di storia, le cui origini risalgono al periodo normanno, intorno al IX secolo: Parabita.

Il paese sorge alle pendici delle “serre salentine”, una catena collinare, la cui altezza varia da 90 a 200 metri sul livello del mare e interessa la parte sud del Salento, congiungendo idealmente Gallipoli ad Otranto.

Come tutti i centri salentini, anche l’economia parabitana si caratterizza da sempre per la produzione agricola ed in particolar modo cerealicola, olivicola e anche vinicola. Alla fine degli anni ’60 del secolo scorso, l’Amministrazione comunale democristiana e il sindaco Giuseppe Cacciapaglia, avendo l’esigenza di allargare l’ormai insufficiente camposanto, ne deliberarono l’ampliamento che, in realtà, si concretizzò nella costruzione di un nuovo cimitero. Vollero realizzare un Monumento, qualcosa d’imponente, che caratterizzasse il territorio e desse lustro a Parabita.

Nel 1967, dunque, con Delibera di Giunta n. 3406 dell’8 giugno, venne affidato il progetto all’architetto Paola Chiatante dello studio romano di Architettura “GRAU” (Gruppo Romano Architetti Urbanisti), con la valente collaborazione della mente e della matita del professore e architetto Alessandro Anselmi (Roma, 1934 – 2013). Nell’ambito di una ricerca personale di Anselmi e del GRAU sulla geometria in generale e sulla geometria prospettiva in particolare, prese corpo un’idea straordinaria: quella di riprodurre un capitello corinzio.

Nacque uno dei progetti più apprezzati a livello architettonico e di studio della progettazione, a cui nel corso degli anni si sono interessate prestigiose riviste e pubblicazioni di architettura e di urbanistica. Ne hanno discusso, peraltro, in numerosi convegni tematici.

I disegni originari del progetto sono conservati a Parigi presso l’archivio del “Centre Pompidou”: Centro nazionale d’arte e di cultura; mentre un plastico dell’opera è ospitato al MAXXI di Roma: Museo nazionale delle Arti del XXI secolo.

Uno schizzo e il plastico del progetto

Nel 1972 fu posata la prima pietra del cantiere, alzando “un muro in un sito spoglio, selvaggio; fatto per resistere a lungo alle intemperie e ai guasti del tempo, la sua massa pietrosa potrebbe anche andare in rovina, un giorno, senza perdere significato: continuerebbe a rapportarsi al paesaggio circostante, a caratterizzarlo con il proprio”, per dirla con le parole dello stesso Anselmi.

L’idea, quindi, inscrive il capitello corinzio in un quadrato di 120 metri per lato, sviluppato su tre livelli terrazzati che seguono il declivio del colle di Sant’Eulerio su cui sorge. Il quadrilatero è diviso idealmente in due spazi: il primo, che rappresenta l’ingresso al monumento, caratterizzato da una sinusoide (dove si scoprono i primi loculi di tumulazione) interrotta in tre punti dove trovano spazio gli ingressi (pedonale al centro e carrabili ai due estremi); da qui le linee di fuga conducono ad una sorta di astragalo del capitello, che è un sentiero che “taglia” le due metà del quadrato, quella legata al concetto di finito da quella che evoca l’infinito.

Al centro del quadrato, trova spazio il “baccello” del capitello con le sue foglie (destinate all’inumazione) e la torre centrale degli ossari oggetto di una recente ristrutturazione. Da qui ha inizio la zona più alta, caratterizzata ai due lati dalle due volute o spirali e tra esse un quadrato di 36 metri di lato, ospitante una maglia di ulteriori quadrati di 6,5 metri per lato. In questa sezione, caratterizzata da vuoti e geometrie, tra giochi di luce e percorsi quasi labirintici, trovano collocazione le cappelle funerarie private.

Muovendosi all’interno dei vari percorsi della necropoli, dominata da prospettive metafisiche, sembra di avventurarsi in essenziali ed onirici paesaggi dechirichiani, attraversando muri e fenditure di luce che proiettano e prospettano ombre straordinarie, tra blocchi di tradizionale carparo locale sagomati a mano e innovative geometrie in cemento armato a vista.

Non solo una ricerca geometrica dunque, ma una evocazione dei segni storici dell’architettura in genere e locale in particolare, una ricerca del nuovo incuneata nella tradizione e nella storia.

L’opera è stata terminata ed inaugurata ben dieci anni dopo il suo inizio, nel 1982 durante l’Amministrazione democristiana guidata dal geometra Aldo Provenzano.

Il cimitero, tuttora offre ampio spazio libero ma, ad onor del vero, in questi decenni le parti della struttura in cemento armato hanno subito danni non indifferenti e richiedono importanti interventi di restauro, già auspicati e sollecitati proprio dall’architetto Anselmi che, in un incontro internazionale sull’Architettura, nella stessa Parabita, ebbe a chiosare che “come l’uomo è destinato a tornare cenere, un monumento senza manutenzione è destinato a tornare nulla”.

Negli ultimi anni, l’attenzione degli amministratori, sempre alle prese con difficili situazioni di bilancio, ha consentito il reperimento dei fondi necessari a recuperare almeno la torre centrale degli ossari, i cui lavori, con progetto dell’architetto Alberto De Luca di Matino, sono stati portati a termine nell’ottobre scorso.

Per riconoscere e conferire il giusto prestigio e la tutela che l’Opera merita, con Decreto 1860 del 20 dicembre 2019, la Direzione Generale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio del MiBACT, il nuovo Cimitero Monumentale è stato finalmente dichiarato di interesse culturale particolarmente importante ai sensi del Decreto legislativo 42 del 22 gennaio 2004 (Codice dei Beni Culturali); tale dichiarazione è riconosciuta per i beni mobili o immobili, di proprietà pubblica (o di enti privati senza scopo di lucro) che presentano particolare interesse artistico e storico.

Mimmo Arnesano

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Nella foto in alto e in quelle seguenti: immagini del Cimitero monumentale di Parabita (Foto M. Arnesano)