• lunedì , 20 Settembre 2021

Teatro - 28 Dic 2020

La storia delle Giaccure Stritte (II parte)

Mimino Perrone, regista, autore e attore teatrale, continua il racconto del percorso artistico della Compagnia salicese

 


Spazio Aperto Salento

Dopo la prima parte, pubblicata lo scorso 10 dicembre, di seguito la seconda puntata della storia.

… E fu così che, senza saper leggere e scrivere, iniziammo a girare per il Salento. Per San Silvestro del 1995, memori del successo dell’anno precedente, decidemmo di continuare con le commedie di Raffaele Protopapa.

Per l’occasione preparammo un adattamento, o per meglio dire una riduzione, della commedia “Lu Senatore”. Il cast, composto dal sottoscritto, Totò, Anna, Patrizia, Mario, Tonino e Paola (sempre nel ruolo dello spirito guida), non era sufficiente per coprire tutti i personaggi e fu in quell’occasione che entrarono nella compagnia Walter, Silvia, Rosy, Antonio, Maurizio, Mimino e in seguito anche Lucia e Pino a sostituire Patrizia e Tonino.

L’entrata di Walter si rivelò da subito un “ciclone”, la sua esuberanza, la sua mimica, le sue trovate surreali e le sue gag improvvisate ci conquistarono dal primo giorno.

Lui e Maurizio crearono un duo macchiettistico di tutto rispetto. A Walter fu affidato il ruolo di Ciccillo Menamè che nella commedia originale era uno sfaccendato che campava facendo fischi e pernacchie su commissione, ma Walter riuscì a farlo diventare una maschera, un autentico personaggio della commedia dell’arte, un vero e proprio “zanni” a metà tra Arlecchino e Pulcinella. Spesso improvvisava e noi altri per stargli dietro dovevamo fare i salti mortali.

Giusto per fare un esempio, in una scena nella quale io (Leopoldo, nella commedia) venivo presentato a lui (Ciccillo), come il cugino che veniva da Barcellona, nel darci la mano, dovevamo semplicemente dire le seguenti due battute in spagnolo maccheronico:

– Ciccillo: Piaceros!

– Leopoldo: Onoratos!

Ad ogni replica però, Walter allungava il brodo e quel dialogo replica dopo replica si allungava:

– Ciccillo: Piaceros!

– Leopoldo: Onoratos!

– Ciccillo: Fortunatos!

– Leopoldo: Encantados!

– Ciccillo: Sublimatos!

– Leopoldo: Bicarbonatos!

– Ciccillo: Citratos!

– Leopoldo: Citaccriatos!

– Ciccillo: Citassunatos!

… e la scenetta continuava “ad libidum” fino a diventare un vero e proprio scontro verbale e fisico, tra le risate del pubblico.

Dopo l’esordio in casa Scalpello il 7 di gennaio 1996, replicammo la commedia presso il teatrino dell’asilo Sacro Cuore e fu in quella occasione che avvenne la svolta per la compagnia.

Tra il pubblico infatti c’era il professore Carbone di Guagnano il quale, alla fine dello spettacolo, si presentò e dopo averci fatto i complimenti ci chiese di replicare la commedia il 27 gennaio 1996, presso la Casa della Bontà del suo comune. Fu quella la prima nostra uscita fuori dalle mura amiche.

La commedia fu poi replicata altre cinque volte negli anni 1996-97 tra Veglie ed altri comuni vicini e fu riproposta per l’ultima volta, qualche anno dopo, con grande successo in una indimenticabile serata presso il parco giochi comunale di Salice, davanti ad un pubblico di circa 800-900 spettatori: era settembre 2001 e questa sarebbe stata l’ultima interpretazione di Totò che venne a mancare improvvisamente il mese successivo lasciandoci sgomenti.

Visto il gradimento del pubblico e su sollecitazione del professore Carbone, nello stesso anno (1996), preparammo un nostro originalissimo adattamento di un’altra commedia di Raffaele Protopapa “Lu Spiritu te lu tata Ngiccu” che, cucito su misura per la maschera creata da Walter, divenne “L’anima te lu zi’ Ciccillu” con la quale esordimmo a Guagnano il 5 ottobre. Nel cast, ai soliti componenti si aggiunsero, per esigenze di copione, Giuseppe, Massimiliano ed il piccolo Dario.

Centro Polifunzionale Salice, L’anima te lu zi’ Ciccillu

La commedia ci portò tanta fortuna perché era ben congegnata, girava bene e divertiva tanto: Walter nel ruolo del “fantasma” di Zi’ Ciccillu era irresistibile; la scena della seduta spiritica col professore Tino Succrè ed i battibecchi tra Tora e Pati strappavano risate e applausi a non finire.

Questo lavoro ci permise di iniziare il nostro girovagare per il Salento; fu infatti replicata 12 volte tra Veglie, Salice, Mesagne, Sandonaci, Muro Leccese, San Pancrazio, Latiano, Abbazia di Cerrate, Marina di Lendinuso ed altri comuni.

A questa commedia sono legati alcuni aneddoti divertenti:

  • Durante la prima a Guagnano, fummo costretti ad interrompere lo spettacolo perché un ragazzo del pubblico si era sentito male per le risate e fu necessario soccorrerlo.
  • A Marina di Lendinuso, invece, Patrizia (nel ruolo di Nina Lapauta), a causa di una delle tante battute improvvisate di Walter, fu presa da un attacco di riso dal quale non riusciva a venirne fuori tra le risate e gli applausi del pubblico.
  • Nella replica di Veglie infine la nostra Anna (nel ruolo di Tora), dovendo uscire di scena, invece di spingere la porta si mise a tirarla con tutte le sue forze fino a ritrovarsela tra le mani tra gli sghignazzi divertiti del pubblico. Lei però, senza farsi prendere dal panico, appoggiò la porta alla scenografia e uscì di scena seraficamente.

Nell’inverno del 1998 preparammo un nuovo lavoro in vernacolo “La terra li caccia e lu jentu li mintuna”, questa volta ispirato alla commedia di Edoardo Scarpetta “È buscia o verità?”.

Il soggetto di questo lavoro, tipico della commedia dell’arte, era appuntato in un semplice canovaccio che permetteva agli attori ed al regista di ricamarci sopra a piacimento: il protagonista Don Felice (magistralmente interpretato da Totò) nobile spiantato e noto bugiardo, dovendo andare in sposo alla ricca Matilde (Silvia), costretto dal futuro suocero a non dire più bugie, pena l’annullamento delle nozze, aveva fatto solenne giuramento di cucirsi la lingua. Ma siccome il lupo perde il pelo ma non il vizio, continuava a millantare di volta in volta amicizia con importanti e improbabili personaggi tra i quali il famoso cuoco francese Monzù Pastafrollè e l’astrologo spagnolo Professor Barbagianos che Ciccillo (Walter) era costretto goffamente ad improvvisare per renderli verosimili e nascondere le bugie di don Felice.

L’esordio avvenne a Salice il 28 giugno 1998 in occasione dei festeggiamenti della Madonna della Visitazione (La fera te Salice), davanti ad un migliaio di spettatori e fu un successo clamoroso.

Assente Anna per maternità, il cast prevedeva come mattatori in assoluto Totò e Walter, supportati da Rosy, Antonio, Pino, Silvia, Mario, con Maurizio a beccarsi nel finale la classica torta in faccia e con Maria Pia nel ruolo della ballerina francese Lulù Besciamelle che, nel finale, coinvolse tutti, attori e pubblico, tra applausi ed ovazioni, in un travolgente Can-can.

Questa commedia la replicammo varie volte negli anni 1999 e primi mesi del 2000 in alcuni teatri tra i quali il Teatro Paisiello di Lecce, il Teatro Don Bosco di San Pietro Vernotico, l’Abbazia di Cerrate e in tante piazze del nostro Salento.

Per vari motivi poi (matrimonio di alcuni attori, trasferimento di sede per lavoro e motivi di studio di altri), per la compagnia seguì un lungo periodo di stasi fino a quasi tutto il 2001; anno in cui, come già detto, riproponemmo nel mese di settembre, al parco giochi di Salice, “Lu Senatore” con la nuova entrata Lucia che in quell’occasione sostituì Patrizia trasferitasi per lavoro.

Ma un triste giorno di ottobre giunse inaspettata la triste notizia della improvvisa scomparsa di Totò Scalpello che ci lasciò basiti e increduli.

Fu quella una perdita gravissima: non solo la compagnia aveva perso la colonna portante e la guida, ma ciascuno di noi aveva perso l’amico ed il fratello maggiore.

Restammo in silenzio per tre anni.

Nessuno di noi da quel giorno ebbe più voglia di riprendere a fare teatro. Il dolore ci tarpò le ali e sulle Giaccure Stritte calò il sipario. Ma non per sempre. 

… E la storia continua.

Mimino Perrone


(Il seguito della storia nei prossimi giorni su “Spazio aperto Salento”)

 

Foto in alto: Abbazia di Cerrate, La terra li caccia e lu jentu li mintuna. La torta in faccia.