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Galatone - 04 Gen 2022

Armadietti, fili ed ancoraggi sui prospetti delle abitazioni, De Mitri e Pastorelli: “Basta con gli scempi di Telecom”

I due avvocati salicesi hanno ottenuto una specifica sentenza dal Tribunale di Lecce


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“Armadietti, fili ed ancoraggi: le installazione di Telecom deturpano le facciate delle abitazioni”. Per gli avvocati salicesi Donato De Mitri e Rosario Pastorelli, che al riguardo nei giorni scorsi hanno ottenuto una sentenza del Tribunale di Lecce (n. 3455/2021), si sarebbe finalmente posta la parola “fine” ad uno “scempio urbanistico che la Telecom, da anni, perpetra impunemente sui prospetti delle abitazioni e, quindi, sulle pubbliche vie”. La sentenza in questione riguarda il prospetto di un’abitazione ubicata a Galatone, in via XXIV Maggio. Secondo De Mitri e Pastorelli la sentenza sarebbe “inoppugnabile e apre la strada per favorire una rimozione forzata di tutti quegli armadietti realizzati in violazione delle procedure previste dalla legge”.

«Non solo – commenta De Mitri – ritengo che le Amministrazioni  e gli Uffici tecnici dei Comuni possano, o meglio debbano, in virtù del generale potere di controllo loro spettante sul territorio, intervenire e favorire il rispristino della legalità, evitando che siano i privati a farlo, con notevoli aggravi di spese. La sentenza – continua – oltre a condannare Telecom a rimuovere fili e ancoraggi, condanna la stessa ad arretrare l’armadietto dal prospetto dell’abitazione fino a rispettare la distanza legale (art. 873 del Codice civile, come integrato dalle norme dei regolamenti edilizi: non meno di 10 metri), posto che – è questa la questione rilevante anche dal punto di vista giuridico –  tali armadietti vanno considerati, sulla base di nozioni rivenienti da una giurisprudenza consolidata, come costruzioni».

A parere dei due legali, la Telecom o Tim (in passato Sip) da tempo realizzerebbe, “in modo selvaggio, sui prospetti delle abitazioni private, ancoraggi da cui si dipartono fili che servono, poi, diverse utenze di zona per servizi offerti dalla società stessa; ultimamente, ha preso piede e consistenza anche la realizzazione di armadietti, via via sempre più grandi quanto a dimensioni, posti a pochi centimetri di distanza dai prospetti di abitazioni private ma anche pubblici”.

«Per quanto riguarda i fili e gli ancoraggi – continua De Mitri – già in passato, con una sentenza pubblicata su riviste specializzate, avevo ottenuto la dichiarazione di illiceità dell’attività della Telecom sui prospetti delle abitazioni. L’orientamento giurisprudenziale, sul punto, si è consolidato nel tempo e la Telecom ha provveduto, con molta lentezza, a interrare i fili sul suolo pubblico. Ma ancora ve ne sono. Sia ben chiaro, nessuno mai ha contestato l’utilità dei servizi offerti da Telecom, peraltro dichiarati di pubblica utilità, da ultimo con la cosiddetta Legge Gasparri. Il fatto è che la società ha abusato dei vantaggi rivenienti da una normativa giustamente orientata, con la previsione di procedure veloci e snelle, a favorire la realizzazione di strutture tecnologiche, definite opere di urbanizzazione primaria, distorcendo, però, la normativa fino al punto di sentirsi padrona di deturpare prospetti e vie pubbliche, con la realizzazione di armadietti di rilevanti dimensioni: altezza di 2,30 metri e larghezza di oltre un metro; posti, per lo più, a una distanza di pochi centimetri dai prospetti delle abitazioni. Se ne vedono in tutte le zone delle città, anche nei centri storici. Basti considerare gli armadietti sul prospetto di Palazzo dei Celestini, vicino a Santa Croce».

«Il fatto strano – sottolinea l’avvocato – è che lo Stato da un lato tenta, attraverso, per esempio, gli ecobonus per le ristrutturazioni dei prospetti delle abitazioni che affacciano su vie pubbliche, di rendere una situazione di decoro urbano, invitando e incentivando i cittadini a ristrutturare, dall’altro consente alla Telecom di fare il bello e il cattivo tempo, deturpando, con le proprie opere, gli stessi prospetti e le stesse vie. L’attività della Telecom, in molti casi, è contro legge ma, tuttavia, favorita dal silenzio degli enti, come il Comune, che dovrebbero controllare. Peraltro è detto nella sentenza stessa che tali armadietti sono comunque un peso sulla proprietà altrui compromettendone gravemente l’estetica. La  Telecom – conclude De Mitri – è stata anche condannata a risarcire i danni al privato».

 

Foto in alto e sotto: due immagini dell’armadietto Telecom sul prospetto dell’abitazione ubicata a Galatone, in via XXIV Maggio