Martedì 24 febbraio 2026, intorno alle ore 7.30, alcuni pescatori hanno avvistato una foca monaca nelle acque antistanti Torre Inserraglio. Si tratta di un’altra conferma della presenza negli ultimi anni nel mare del Salento di una specie, la foca monaca mediterranea (monachus monachus), che si riteneva scomparsa dai mari italiani sin dagli anni Ottanta del secolo scorso.
Avvistamenti e ritrovamenti si sono ripetuti nel 2020 e 2021 a San Cataldo, Gallipoli, Nardò e Porto Cesareo, in tratti di costa in cui sono presenti grotte marine con caratteristiche idonee alla frequentazione della foca monaca ai fini riproduttivi e di riposo. Per questo motivo, da anni, l’Area Marina Protetta di Porto Cesareo supporta studi lungo le coste del parco naturale regionale di Porto Selvaggio e Palude del Capitano sulla disponibilità di habitat per la foca monaca (sono state censite due grotte potenzialmente idonee) e nel 2021, insieme con Ispra e Arpa Puglia e in collaborazione con il Comune di Nardò, ha attivato uno specifico monitoraggio della costa nel tratto da Porto Cesareo a Santa Maria al Bagno.
Questo avvistamento è un altro segnale del fatto che lo Jonio, in particolare il tratto di fronte al parco di Porto Selvaggio e Palude del Capitano, sia sempre più ecosostenibile e a misura di specie protette. La notizia, inevitabilmente, ha riaperto i termini della questione dell’ampliamento del perimetro dell’Area Marina Protetta proprio al tratto di mare prospicente il parco.
Mino Natalizio, consigliere di amministrazione dell’Area Marina Protetta (è uno dei tre consiglieri nominati dal Comune di Nardò), chiama in causa il Ministero dell’Ambiente e i parlamentari del Salento. “L’avvistamento della foca monaca a Torre Inserraglio – avverte – è l’ennesima dimostrazione della necessità di ampliare l’AMP di Porto Cesareo e di Nardò al tratto di mare prospiciente il parco di Porto Selvaggio. Infatti, c’è da chiedersi come sia possibile che il Ministero dell’Ambiente, anziché agire velocemente istituendo una cabina di regia che porti all’ampliamento, dopo 20 anni dalla richiesta (datata 2006), continui a chiedere agli enti consorziati ulteriori approfondimenti oltre a quelli già prodotti nel corso di questi anni, che ad avviso dei nostri tecnici potrebbero già tranquillamente essere sufficienti. Ciò, peraltro, in un momento in cui l’Ue ci chiede di istituire più aree protette a mare. Oltretutto, gli enti consorziati hanno da tempo superato i conflitti iniziali e hanno deliberato, attraverso i rispettivi Consigli, a favore dell’ampliamento”.
“È giunto il momento – prosegue Natalizio – che i parlamentari salentini di ogni colore politico, presentino una interpellanza al Ministero dell’Ambiente, non per mettere in rilievo i ritardi (tanto gli uffici risponderebbero con il solito scaricabarile), ma per chiedere una posizione chiara con tempi certi da rispettare, che porti finalmente ad ampliare questa area marina protetta che è tra le più belle e importanti d’Europa”.
Comunicato Comune di Nardò