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Lecce - 24 Ott 2021

Castello Carlo V: tour speciale con “risvolto psicologico”

Il “racconto” di un’interessante e coinvolgente esperienza durante una visita guidata promossa nell’ambito del progetto di valorizzazione “Attraverso il Castello”


Spazio Aperto Salento

A cosa potevano pensare, nel Cinquecento, i soldati del viceré spagnolo Don Pedro da Toledo (1484-1553), mentre sui camminamenti del Castello leccese dell’Imperatore Carlo V (1500-1558), facevano la Ronda? Ed a cosa possono pensare, oggi, i visitatori dell’antico maniero  mentre passeggiano sugli stessi luoghi, mirabilmente ristrutturati al pari di quasi tutto il resto della possente struttura?

A svelarlo è una sorta di “gioco” a  cui veniamo invitati a partecipare durante una delle visite organizzate nell’ambito del progetto di valorizzazione “Attraverso il Castello”, curato dalle associazioni 34° Fuso e The Monuments People, d’intesa con la Soprintendenza archeologica, belle arti e paesaggio per le province di Brindisi e Lecce.

La nostra è una visita “speciale”. Inserita nel “mese del benessere psicologico”, accompagnati dall’archeologa di Gravina, Pina Alloggio, e dalla psicologa leccese Arianna Carluccio, ci conduce dunque ad una scoperta con risvolto psicologico.

Paura, sicurezza, coraggio, libertà, bellezza, ed ancora, meraviglia, stupore, mistero, sono alcuni fra gli stati d’animo, che dopo aver scelto un colore da associare al posto che si sta per visitare, i partecipanti al tour appuntano sul retro delle strisce colorate fornite sulla Piazza d’Armi. Stati d’animo, o se si preferisce, sentimenti contrastanti, di un prima e di un dopo.

Il prima è appunto il momento in cui sta per iniziare la visita dei camminamenti, il dopo, quando essa si è conclusa. Stesso discorso allorché da scoprire sono, via via, i grandi sotterranei, il bastione di San Giacomo, uno dei quattro assieme al Santissima Trinità, al Santa Croce ed al San Martino, ed infine, le prigioni.

Il risvolto psicologico ed i centrati ragionamenti dell’esperta che li propone, rendono più interessante la già interessante visita del Castello del sovrano che governava un impero sul quale non tramontava mai il sole.

E poteva essere diversamente? Oltre a fornire un’inedita veduta della parte di città sulla quale affacciano le mura, a cominciare dal viale Lo Re illuminato che si apre aldilà della Fontana dell’Armonia, i camminamenti danno chiara l’idea della valenza della manodopera cinquecentesca. Per non dire di quella d’età medievale, testimoniata dalle Torri Magistra e Mozza, fra le quali si staglia lo stemma degli Asburgo, realizzate tre secoli prima.

Quanto ai sotterranei, nei quali ci introduce anche la referente del progetto ”Attraverso il Castello”, Barbara Rizzo, pure lei leccese, per descriverli non bastano neppure le più positive fra le aggettivazioni sovra citate. Come minimo, bisogna aggiungere: magnifici, superbi, ciclopici.

Nelle prigioni, non c’è spazio per i sentimenti. Non per noi, perlomeno. Troppo è il tempo trascorso per riconsiderare quelle stagioni di buio. Guardando i segni lasciati sulla pietra leccese dai segregati, ce n’è, invece, per immaginare chi, forse anche con le unghie, li ha lasciati a futura memoria.

Non semplici ladri per un tozzo di pane, bensì, a considerare i numerosi stemmi araldici, rappresentanti di nobili casate. Forse dei Conti di Lecce, Altavilla, Enghien ed Orsini del Balzo, che nel maniero abitarono, certamente di chi lo stesso Castello costruì. Il barone, ingegnere ed architetto militare preferito dall’imperatore Carlo V, Giangiacomo degli Acaya (1500-1570), che per aver garantito il debito mai onorato di un amico, vi trovò addirittura la morte.

Toti Bellone
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Foto in alto: un momento della visita nei sotterranei

 

I segni lasciati dai segregati nelle prigioni

Viale Lo Re visto dal Castello di Carlo V