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Ambiente - 28 Apr 2021

Eolico e Negroamaro

Intervento di Emanuele Fina sul tema d’attualità riguardante i progetti di mega impianti eolici a Salice e Veglie  


Spazio Aperto Salento

Ci risiamo, sono passati all’incirca diciassette anni dai primi tentativi e Salice torna a fare i conti con l’eolico. Anni in cui tutti, a Salice come nei Comuni limitrofi, abbiamo rilegato il tema in fondo al faldone delle questioni politico-amministrative da affrontare ogni qualvolta è scampato il pericolo di veder realizzato uno dei tanti progetti che ciclicamente vengono presentati e che, invece, avremmo dovuto affrontare sinergicamente con tutti i Comuni del comprensorio sulla base di un’idea di governance e di sviluppo del territorio che superi la dimensione locale.

L’Amministrazione comunale, negli anni 2007-2012, si ritrovò a fare i conti con il progetto presentato da Sorgenia per la realizzazione di un impianto di energia eolica di 14 pale dopo aver acquisito la società Anemon che, nel 2004, aveva sottoscritto un accordo con il Comune per la realizzazione di un impianto eolico di 5.1 megawatt.

Ricordo che l’Amministrazione dell’epoca si muoveva lungo due direttrici: da una parte, senza dichiararsi aprioristicamente contraria alla realizzazione di impianti di produzione di energia elettrica da fonti alternative (eolico e fotovoltaico), fissò dei paletti per delimitarne il perimetro della realizzazione (soggetti conosciuti a livello nazionale solidi dal punto di vista finanziario, preferenza per impianti lontani dal centro abitato e dei Comuni limitrofi e da realizzare su terreni classificati come seminativo o pascolo, per società disponili a sostenere iniziative comunali a sostegno dello sviluppo economico del territorio in particolare agri-turistico e ad accettare la compartecipazione del Comune nella realizzazione e gestione dell’impianto), dall’altra si preoccupò di informare e coinvolgere la cittadinanza con convegni e incontri pubblici.

A distanza di anni penso che si trattò di un approccio adeguato e pragmatico per tenere insieme salvaguardia del territorio e rispetto dell’ambiente.

Sarebbe sin troppo facile, quindi, rimarcare i cambi di posizione di alcuni, ma ritengo che sia dovere di tutti abbassare i toni che la discussione sta assumendo in questi giorni e contribuire a riportare il confronto sul merito.

Partendo da queste premesse, vorrei soffermarmi sul punto, da più parti rilevato, del contrasto tra impianti di energie alternative da un lato e tutela del paesaggio, sviluppo basato sulla valorizzazione della vocazione agricola dall’altro.

Non sono un tecnico per addentrami in un’analisi dettagliata ma è indubbio che gli impianti, se realizzati, comporterebbero delle esternalità negative sul nostro territorio, innanzitutto per l’inevitabile impatto visivo. È altrettanto vero, però, che impianti eolici sono già stati realizzati in altre aree d’Italia celebri per la bellezza del loro paesaggio e delle campagne (in Toscana, ad esempio, sono già stati realizzati 10 impianti) e costituiscono un elemento “distintivo” di altre nazioni europee come l’Olanda dove parchi eolici sorgono in mezzo a distese variopinte di tulipani.

La domanda che (mi) pongo è la seguente: una parte della nostra campagna – non solo gli appezzamenti interessati dagli impianti – è davvero quella che viene descritta o il racconto che ne viene fatto spesso corrisponde ad una rappresentazione ideale di come la vorremmo e che sconta, quindi, decenni di abbandono, inquinamento, trascuratezza e mancanza di politiche che ne favoriscano la tutela e la valorizzazione dall’altra?

Pur nel rispetto delle opinioni di tutti, trovo che sul punto ci sia un’abbondanza di retorica che puntualmente chiama in causa “il Negroamaro e la Doc Salice Salentino” come clava da agitare durante le campagne elettorali o nello scontro politico per poi riporla nel cassetto il giorno dopo. Del resto, se così non fosse stato, oggi ci ritroveremmo con un P.R.I.E. intercomunale già approvato e con un Parco del Negroamaro divenuto realtà e non sacrificato sull’altare degli interessi politici di alcuni.

È vero, l’iter autorizzativo spetta alla Regione Puglia, ma questo non può deresponsabilizzare gli Enti locali dall’assumere una posizione politica. Del resto, se la politica fosse solo “amministrazione” sarebbe soltanto tecnica e non, invece, visione e progettualità.

Per questo, qualunque sarà l’esito dei procedimenti amministrativi inerenti gli impianti eolici presentati, ritengo che sia dovere di tutti tornare ad occuparci delle nostre campagne con scelte politiche ed amministrative concrete. Solo così, forse, potremo limitare le ricadute negative che gli eventuali impianti realizzati avrebbero sul territorio.

È in questa direzione, quindi, che ripropongo le seguenti idee, alcune delle quali già in passato realizzate o rese pubbliche.

– Prevedere tra le voci del bilancio comunale una voce di spesa per sostenere gli agricoltori locali nella stipula di polizze assicurative a copertura dei danni cagionati ai vigneti dagli eventi atmosferici avversi. La proposta, durante l’Amministrazione De Mitri, trovò realizzazione e fu approvato anche il regolamento comunale. Negli anni seguenti, però, non vi è stato seguito. Si potrebbe riprendere al fine di sostenere, per quanto possibile, un settore in cui i margini di redditività economica risultano sempre più contenuti, specie per i piccoli produttori locali.

– Da pochi anni, l’Università del Salento ha attivato il Corso di studi in Viticoltura ed Enologia; come ho già suggerito, il Comune di Salice dovrebbe profondere ogni sforzo nella direzione di una partnership con l’Ateneo per individuare eventuali aree di collaborazione anche con la partecipazione – ove possibile – delle aziende vitivinicole locali tra cui la Cantina cooperativa. Salice dispone anche di edifici pubblici utili al progetto nonché delle risorse umane che potrebbero sostenerlo concretamente. Tante e varie potrebbero essere le ricadute positive. Allo stesso tempo, coinvolgendo il Consorzio di tutela del Salice Salentino Doc, si potrebbe istituire un premio o una borsa di studio da assegnare, in occasione del “Jazz & Wine Festival” che dovrebbe essere ripreso e rivisto nel suo format, ad un laureato di Unisalento che abbia redatto la propria tesi di laurea in materie attinenti l’enologia e la viticoltura.

– Poiché la campagna è anche fonte di attrazione turistica, si dovrebbero recuperare i vecchi percorsi cicloturistici realizzati in passato dalla Provincia di Lecce per dotarli di maggiori servizi (aree sosta e ristoro, cartellonistica, qualità e messa in sicurezza delle strade, punti di interesse eccetera) ed inserirli in un progetto di mobilità green che veda coinvolti tutti i Comuni del comprensorio. Secondo il rapporto Isnart-Unioncamere e Legambiente 2020, nel 2019 il cicloturismo in Italia ha generato oltre 55 milioni di pernottamenti con un volume di affari che sfiora i 4.7 miliardi di euro. Salice ed i Comuni limitrofi potrebbero beneficiare della contiguità con il progetto della Ciclovia dell’Acquedotto Pugliese, un percorso lungo 500 km che, attraversando l’Arneo e Monteruga, collega le sorgenti di Caposele nell’Alta Irpinia a Santa Maria di Leuca. Il progetto, tra l’altro, è stato indicato da Legambiente tra le dieci opere più importanti per rendere concreta la cosiddetta transizione ecologica e potrà beneficiare dei finanziamenti del piano UE Next Generation.

– Il Comune di Salice, di concerto con le associazioni produttive e sindacali locali, la politica e i cittadini, dovrebbe dare impulso e sostenere la costituzione di una Cooperativa di Comunità che abbia come scopo prevalente quello di recuperare risorse economiche e forza lavoro da destinare ad un progetto di ricoltivazione dei terreni incolti o abbandonati in cui il vigneto dovrebbe essere il principale protagonista ma non l’unico. Al contempo, al fine di rendere più sostenibile e realizzabile il progetto, le forze politiche locali dovrebbero farsi portavoce in seno al Consiglio regionale pugliese dell’opportunità di varare una legge che agevoli la costituzione delle Associazioni fondiarie sulla scorta dell’esperienza piemontese. In tal senso, la Legge regionale 26 del 2014 “Disposizioni per favorire l’accesso dei giovani all’agricoltura e contrastare l’abbandono e il consumo dei suoi agricoli” può rappresentare una base di partenza.

– Occorre sensibilizzare i cittadini al rispetto dell’ambiente e della campagna che vuol dire veicolare l’idea che questi possono rappresentare realmente una fonte di ricchezza e di crescita economica. Per questo, in primavera, si potrebbe istituire la giornata “Campagne pulite” in cui coinvolgere i cittadini, le associazioni locali, i ragazzi delle scuole su progetti incentrati sulle tematiche ambientali e, perché no, prevedendo anche una raccolta collettiva dei rifiuti abbandonati (fermo restando il rispetto della normativa in materia). Se non si diffonde l’idea che gli spazi pubblici – dalla campagna alle villette comunali – sono patrimonio di ciascuno esattamente come quelli privati, non soltanto non faremo passi avanti ma correremo il rischio che progetti industriali, come quelli di impianti eolici e fotovoltaici, verranno guardati con favore o, peggio ancora, visti come una possibile fonte di ricchezza alternativa all’agricoltura.

– È tempo di riprendere l’idea originaria del Parco del Negroamaro alla luce del nuovo contesto circoscrivendola a quei Comuni che presentano realmente delle affinità storico-culturali ed economiche; mettendo da parte quelle logiche politiche che in passato ne hanno compromesso la nascita e gli inevitabili campanilismi, i Comuni interessati devono convergere insieme su un’idea comune di promozione e sviluppo del territorio.

Infine, un’ultima precisazione mi sembra doverosa. Fermo restando che già le “Linee guida interministeriali per l’autorizzazione degli impianti alimentati da fonti rinnovabili” emanate nel 2010, ribandendo che l’iter autorizzativo è di competenza regionale e che spetta alle Regioni l’individuazione dei siti non idonei per la realizzazione, hanno sancito che le aziende titolari degli impianti autorizzati “non sono tenute al pagamento di alcun corrispettivo monetario in favore dei Comuni e che l’autorizzazione unica può prevedere l’individuazione di misure compensative, a carattere non meramente patrimoniale, a favore degli stessi Comuni e da orientare su interventi di miglioramento ambientale”, mi auguro che eventuali ristori economici, nel caso di approvazione dei progetti, vengano impiegati a sostegno delle idee esposte e di altre che se ne aggiungeranno scongiurando il rischio di vederli utilizzati per sopperire alle ristrettezze del bilancio e che le stesse aziende, inoltre, siano chiamate a sostenerle concretamente.

L’auspicio è che questo mio intervento possa rappresentare un contributo per delineare un quadro più ampio all’interno del quale contestualizzare la discussione di questi giorni che non può semplicisticamente essere ridotta ad una – ennesima – dannosa divisione tra “favorevoli” e “contrari”. Possono cambiare le Amministrazioni ma se non saremo in grado di diffondere nel sentire comune l’idea che la nostra campagna va tutelata, valorizzata giorno per giorno perché è fonte di ricchezza e non periferia del centro, se al di là delle legittime contrapposizioni politiche non convergeremo tutti su un’idea di sviluppo condivisa che recuperi la nostra storia e quindi la nostra identità – perché senza storia e identità non c’è futuro – temo che resteremo deboli, condannati ad un agire orientato al quotidiano e che tutto ciò non sarà certamente il “terreno” migliore su cui coltivare nuove idee per  Salice.

Emanuele Fina*

© Riproduzione riservata

In foto: un vigneto di Negroamaro nell’agro di Salice 

                                                             

* Laureato in Economia e Legislazione per le Aziende presso l’Università del Salento. Attualmente è consulente finanziario per Fineco Bank. In passato ha ricoperto la carica di segretario del Circolo di Salice Pd e membro della Direzione provinciale.