Sabato 25 aprile 2026, a partire dalle ore 10, nel “Parco Papa Giovanni Paolo II” (zona Caponazzo), a Guagnano, in programma “Re(si)stiamo umani”. L’iniziativa, che comprende diversi appuntamenti in occasione della Festa di Liberazione (ingresso libero, info 3662933859), è stata promossa da Arci Rubik insieme al Comune di Guagnano. Si tratta di una giornata di attività all’aperto, con letture, laboratori, musica, giochi, sport e gastronomia, organizzata con il patrocinio dei Comitati provinciali di Arci e Anpi e in collaborazione con Arci Lecce Solidarietà, Guagnano Bike asd, asd Soccer Guagnano, Officine Arca aps, “Lu Campanile” aps, “Cammino nel Benessere aps”, Pro Loco Guagnano 93, Salento Informa, “LabOratorio di Olimpia asd”, Cpo Guagnano e Hdemia aps.
“La resistenza – si legge in una nota dei promotori – non è solo un fatto del passato. Viviamo un momento storico in cui la solidarietà sembra un valore in ritirata. Le società si chiudono, i confini si alzano, l’indifferenza verso l’altro viene normalizzata e talvolta persino celebrata come virtù. Le crisi umanitarie si moltiplicano mentre la capacità collettiva di rispondervi si assottiglia. In questo contesto, scegliere di parlare di solidarietà (e di praticarla) è già di per sé un atto di resistenza. È da questa urgenza che nasce Re(si)stiamo umani: un progetto che, nel giorno della Liberazione, sceglie di non limitarsi alla memoria del passato ma di interrogare il presente. Il titolo è un doppio richiamo: alle parole di Vittorio Arrigoni Restiamo umani, il saluto con cui il giornalista e attivista italiano chiudeva ogni suo scritto dalla Striscia di Gaza, diventato dopo la sua morte un appello universale alla resistenza civile, e al pensiero di Stefano Rodotà nel saggio “La solidarietà. Un’utopia necessaria” (2014). Dentro al titolo c’è anche il resistere e il noi: non un atto individuale, ma collettivo. Non una scelta privata, ma politica. Il riferimento teorico è il saggio di Rodotà: un testo che parte dalla crisi economica e dalle crescenti disuguaglianze per rivalutare la solidarietà non come sentimento privato o carità, ma come principio giuridico vincolante, costituzionalizzato nella Carta costituzionale italiana e nella Carta di Nizza. Per Rodotà la solidarietà non è alternativa alla democrazia, ne è il fondamento. È ciò che lega dignità umana, eguaglianza e diritti sociali in un sistema che tiene. Questo progetto raccoglie quella lezione e la porta nel presente. Perché ciò che Rodotà identificava come antidoto all’individualismo economico e alla logica del profitto è oggi più urgente che mai: in epoca di globalizzazione, la solidarietà deve superare le barriere nazionali, promuovere un universalismo che non lasci indietro nessuno, e ricostruire quella connessione civile che i populismi di ogni colore cercano di spezzare. Non un’utopia ingenua, come lui stesso la definiva, ma un’utopia ragionevole, proiettabile verso il futuro”.
