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Ambiente - 08 Mag 2022

I problemi ambientali nel Salento tra consumo del suolo, speculazioni edilizie e turismo predatorio

Intervento di Rinaldo Innocente


Spazio Aperto Salento

Il Salento è apprezzato nel mondo per le bellissime spiagge di sabbia dorata che si alternano con i litorali rocciosi e a strapiombo sul mare, per la bellezza delle sue città e per lo stile architettonico dei palazzi conosciuto da tutti con il nome di “Barocco leccese”.

Si dice che la denominazione Salento tragga origine dal nome dei coloni cretesi, denominati Salenti, che si stabilirono in queste terre in maniera definitiva prima della venuta di Cristo. Tracce di insediamenti urbani risalgano al 1400 a.C. quando i Messapi, provenienti dalla vicina Albania, crearono le prime organizzazioni familiari per dedicarsi alla coltivazione della terra, all’allevamento del bestiame e alla lavorazione della terracotta per creare manufatti e utensileria di vario tipo. Partendo da Santa Maria di Leuca e risalendo verso Taranto, questo popolo, nel corso degli anni, ha occupato tutto il territorio salentino.

Ma, sotto il profilo geografico, dove inizia e dove finisce il Salento? Non è facile rispondere a questa domanda, anche perché tutti i pugliesi, tranne qualche eccezione, vorrebbero appartenere a questa sub-regione. Tuttavia, per Salento si intende la porzione di territorio che comprende tutta la provincia di Lecce, per poi risalire verso Nord, fino a inglobare quasi tutta la provincia di Brindisi e una parte della provincia di Taranto, secondo la cosiddetta “Soglia Messapica” che traccia una linea retta tra Taranto e Ostuni.

Un territorio antico che abbiamo ereditato, per nostra fortuna, insieme alle sue bellezze naturali. Tuttavia, in questi ultimi anni, le attenzioni riguardo la tutela e la salvaguardia di tali bellezze sono state piuttosto rare, anzi, in molti casi, totalmente assenti. Ma veniamo al dunque, cercando di individuare quali sono i problemi ambientali che il territorio salentino dovrà affrontare, per il presente e per il futuro, al fine di evitare una catastrofe naturale annunciata.

Un fenomeno che contribuisce non poco al deterioramento dell’ambiente nel Salento è il consumo del suolo. Le cause sono da ricercare principalmente nella speculazione edilizia  e nella costruzione di piattaforme logistiche e di mega strutture adibite a supermercati e a centri commerciali.

Secondo i dati prodotti dal Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (SNPA) il territorio salentino ha avuto un incremento di suolo consumato, tra il 2019 e il 2020, dal 14,2 % al 14,3%, un dato tra i peggiori delle province italiane e il peggiore della Puglia nel suo complesso. Il suolo consumato nell’ultimo anno considerato è stato, in valore assoluto, pari a 39.360 ettari con un incremento di 126,3 ettari in più. I Comuni virtuosi, ossia quelli che hanno consumato meno terreno sono Cannole (6,2%), Supersano ( 6,9%) e Otranto con il 7,1%, quest’ultimo nonostante la sua vocazione turistica.

Il dato di Salice Salentino è stato pari all’8,16%, quindi, con una percentuale di poco superiore ai cosiddetti Comuni virtuosi. Questo significa che, nonostante  il fenomeno ci riguardi da vicino perché siamo parte integrante di un territorio che “mangia” in continuazione aree naturali, in questo caso, ci siamo dimostrati molto attenti.

Le conseguenze del consumo di suolo sono la trasformazione del paesaggio, attraverso una minore capacità drenante dei terreni (da qui i continui allagamenti delle aree urbane), con l’aumento dei rischi idrogeologici, con la riduzione della quantità di terreno disponibile per l’agricoltura e, cosa ancora più importante, attraverso una minore capacità del terreno di assorbire CO2, utile per ridurre l’effetto serra che è la causa principale del riscaldamento globale del Pianeta. Da qui la urgente necessità di razionalizzare il territorio relativo alle aree da urbanizzare, riutilizzando, migliorandole, le aree già esistenti. Penso, per Salice Salentino, a buona parte di piazza Plebiscito e alle altre zone centrali del paese completamente abbandonate.

Oltretutto, una urbanizzazione concentrata e poco dispersiva, comporterebbe un risparmio in termini di costi sociali non indifferente, rispetto ad insediamenti a macchia di leopardo raggiungibili dalle forniture base come acqua, fogna ed elettricità con costi molto elevati.

Un altro fenomeno che richiede una maggiore attenzione da parte di tutti, specialmente da parte dei salentini, è il cosiddetto sviluppo del  “turismo predatorio”. Si intende la pratica relativa allo sfruttamento eccessivo e sconsiderato delle risorse naturali, ambientali e persino culturali del patrimonio turistico di un territorio, misurata nel medio e lungo periodo.

Non esiste una definizione del fenomeno certa e riconosciuta, mi sono permesso di identificarne perlomeno i confini. Il turismo risulta essere molto importante per lo sviluppo dell’economia locale, tuttavia, se gestito male, può depauperare in pochi decenni l’ambiente del luogo insieme alle sue risorse naturali che potrebbero non rappresentare più una ambita meta turistica. Questo avviene, ad esempio, quando si realizzano strutture ricettive maggiori rispetto al potenziale di accoglienza del territorio, con un effetto boomerang estremamente negativo nel medio periodo.

Emblematico è il caso di Gallipoli, definita fino a pochi anni fa “la perla del Salento” , la città che si adagia sulle acque cristalline del mare Ionio, meta di turisti provenienti da ogni parte del mondo. Ebbene, in pochi anni, per soddisfare le esigenze di un numero sempre crescente di turisti, gli speculatori hanno iniziato a gettare colate di cemento, dando luogo a quella che qualcuno ha definito “un’edilizia cafona, incivile, tracimante”.

Il Salento, per contro, non può prescindere dall’essere una meta ideale per un turismo sostenibile, responsabile ed ecologico. Ben vengano, quindi, iniziative di sensibilizzazione e di rispetto per una terra, quella salentina, da custodire come un tesoro da esporre perennemente e da tramandare ai posteri.

Rinaldo Innocente
Dottore in scienze economiche e bancarie
Funzionario Bpp

 

In foto: Rinaldo Innocente