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Cultura - 02 Giu 2022

“La Ficapaccia”, romanzo rusticano di Beppe Longo

Il libro sarà presentato oggi, giovedì 2 giugno, alle ore 19.30, nel Centro Ippico “L’Annunziatella” di Squinzano


Spazio Aperto Salento

La saga dei “trainieri” di Squinzano e dei loro fedeli amici cavalli, è al centro del nuovo lavoro editoriale del giornalista e scrittore Beppe Longo. “La Ficapaccia. La strada dei trainieri, delle villanzine e dei cavalli”, è il titolo del libro, pensato e scritto per essere un romanzo rusticano, capace di rievocare antichi e sempre validi valori, ma anche sentimenti sinceri e puri.

Nelle 333 pagine di cui si compone, “La Ficapaccia”, illustrata in copertina da un disegno di Antonio Ursino, narra anche altre storie: dalla famiglia di profughi albanesi integrata nella comunità arbereshe di San Marzano di San Giuseppe, alla tragedia dell’influenza spagnola, che in fatto di morti, surclassò l’odierno Covid; dalle “villanzine” citate nel titolo, le donne di soccorso protagoniste del riscatto femminile sullo sfondo dell’epopea contadina, alla polemica fra il poeta Vittorio Bodini e lo scrittore e sindaco di Squinzano, Agostino Papa, autore di “Squinzano, vino a Milano”, passando per la tradizione del vino, della musica con la figura di Nicola Arigliano, che a Squinzano ebbe i natali, e del calcio.

Beppe Longo

Il volume, stampato in proprio dall’autore, verrà presentato oggi, giovedì 2 giugno, alle ore 19.30, nel Centro Ippico L’Annunziatella di Squinzano. La scelta della location non è casuale. Sempre oggi, infatti, nel suddetto Centro, si tiene l’open day organizzato dai responsabili della struttura, Olimpia Conte e Mattia Ruggio, unitamente alla locale Pro Loco presieduta da Cosimo Pierri, proprio per far vivere ai partecipanti la magia del rapporto con i cavalli. Gli stessi animali, che con i “trainieri” costituivano un tutt’uno, se è vero come è vero che erano, ed in qualche caso sono ancora loro, a trascinare i “traini”, i carri sui quali si trasportava di tutto, comprese le persone.

Per l’occasione, oltre a Pierri, con Beppe Longo, per decenni consigliere comunale e sindaco della sua città, nonché corrispondente della Gazzetta del Mezzogiorno, del Tempo di Roma e del Quotidiano di Lecce, Brindisi e Taranto, dialogheranno lo storico medico del Lecce Calcio e poi anche del basket Brindisi, Giuseppe Palaia, il giovane cultore di storia delle tradizioni locali, Leo Sisinni, e la studentessa universitaria di Lettere Moderne, Maria Chiara Longo.

A fine incontro, un altro medico sarà protagonista delle iniziative promosse dal Circolo Ippico e dalla Pro Loco. Si tratta del massofisioterapista dell’Unione Sportiva Lecce che ha appena salutato la promozione in Serie A della sua squadra, Francesco Soda. È da aggiungere, che ad instradare Beppe Longo nella stesura de “La ficapaccia”, sono stati gli incontri con il figlio di uno dei settanta “trainieri” citati nel libro. A conoscenza dell’epopea della categoria di cui faceva parte il padre, il giovane ha più volte spinto lo scrittore a fissare su carta le vicende nate, vissute e sviluppatesi proprio nella leggendaria strada da cui il romanzo rusticano ha poi preso il titolo.

Toti Bellone
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Foto in alto: “…quelle loro mani ruvide e callose” (particolare quarta di copertina)

 

Sinossi del libro  

Ci sono immagini e vicende che impongono di essere raccontate e di non riporre mai il computer nel fodero, soprattutto quando c’è l’amore prepotente per la propria terra, che timidamente sfiora il campanilismo. Così è nato questo libro dal titolo, un po’ insolito, “La Ficapaccia. La strada dei trainieri, delle villanzine e dei cavalli”.

Copertina del libro

Il libro intreccia vicende storiche con la vita dei trainieri e trasporta il racconto in un mondo affascinante di forti personalità, che ruotano intorno ad una mitica strada, quella della Ficapaccia, vista un po’ come il “genius loci” non solo del Parco del Negroamaro, ma anche dell’intero Parco delle Serre di Sant’Elia e della Piana delle masserie del Feudo di Cerrate.

Insomma, s’intreccia la storia alla quotidianità, la forza alla fragilità, l’opulenza alla miseria. Nello scorrere delle pagine c’è di tutto e, forse, anche di più. Si parla della fuga di una famiglia dall’Albania (l’eterno problema dei profughi) che s’inserisce nella comunità arbëreshë di San Marzano di San Giuseppe; della tragedia mondiale della pandemia provocata dalla Spagnola; del vino, della musica e del calcio a Squinzano; dell’irreale polemica tra Vittorio Bodini e Agostino Papa. Ci sono le “villanzine” (donne di soccorso come i “villanzini”, i cavalli di soccorso) protagoniste di un riscatto femminile sullo sfondo di un’epopea contadina, originale e travolgente. Soprattutto c’è tutta la magia della saga della categoria dei trainieri (nel testo ne vengono citati una sessantina), ricca di esperienze vissute con una passione commovente ed entusiasmante per i cavalli, esperienze che si sono consumate durante tutto il secolo scorso e con epigoni esaltanti ancora oggi.

Si è scritto guardando i paesaggi della “Piana delle Masserie” e del “Parco del Negroamaro”, il proiettarsi delle figure snelle dei cavalli e l’incedere delle sagome dei protagonisti sui traini; così i trainieri, quasi autentici personaggi biblici, hanno sfrattato lo scrittore dalla loro storia. Il libro, tra romanzo e storia vera, è rimasto sospeso tra la volontà di andare avanti e il desiderio di difendere la propria identità.

È continuato, insomma, quel progetto di aggiungere un altro tassello alla storia del Salento e alla cultura contadina, della quale un po’ tutti siamo figli, anche i più borghesi dei cittadini. La molla è scattata per la premurosa passione di un figlio d’arte, che ha vissuto tutte le suggestioni e le emozioni della vita con i cavalli. È stato lui a incuriosire l’autore, che ha cercato di far emergere le vicende sommerse della santa alleanza fra uomini e cavalli. Alla fine lo scopo del libro, che si avvicina a lettori di ogni fascia sociale, è di riuscire ad emozionare e a dare un nuovo orizzonte di valori e di sentimenti.