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Tradizioni - 08 Dic 2021

La letterina sotto il piatto e il Natale d’altri tempi


Spazio Aperto Salento

“Caro Gesù Bambino…”, così iniziavo (lo ricordo ancora perfettamente) “la mia letterina di Natale”di tanti e tanti anni fa, scrivendola negli ultimi giorni di scuola prima delle vacanze. Il tempo degli auguri di allora, ben altro tempo (non certamente quello della pandemia e del Covid di oggi), era affidato soprattutto, oltre che alla tradizionale poesia da recitare durante il pranzo o la cena natalizia, alla carta (e non al computer) e ai pensieri racchiusi in una busta.

Nascosta furtivamente sotto il piatto, la letterina sembrava brillare con le sue semplici parole; parole scritte con grande emozione e con la supervisione della nostra maestra in una piccola aula di scuola elementare (la mia scuola era ubicata presso un istituto religioso di antica tradizione poi dismesso). La letterina doveva essere scelta con la massima cura ed era soprattutto estremamente importante che fosse non solo bellissima ma anche vergata con diligente calligrafia, poiché doveva contenere tutti i nostri buoni propositi, tutti i nostri desideri di un anno.

Si doveva fare bella figura con i nostri genitori non per ottenere dei regali ma per manifestare il nostro grande affetto e ringraziarli. In quelle lettere (preziose testimonianze di un passato in cui gli auguri erano veramente autentici e sinceri) si scrivevano tante cose belle e buone, si facevano tante promesse, come quelle di essere sempre bravi, di studiare molto e sempre, di rispettare ed amare i nonni, gli zii e tutti i parenti ma soprattutto di “ubbidire alla mamma e al papà”).

Il lungo elenco si ripeteva poi di anno in anno con grande forza evocativa e tenerezza perché ci consentiva di ricevere qualche spicciolo da utilizzare subito in altri desideri. Più specificatamente e per approfondire l’argomento è sufficiente leggere il bel saggio di Elisabetta Gulli Grigioni dal titolo Letterine di Natale. Festosi ma complessi documenti infantili,  molto utile e significativo per le notizie storiche in esso contenute, pubblicato nel 1994 a Venezia e rintracciato sulla rivista per collezionisti e antiquari “CHARTA” del novembre-dicembre 1994. In esso si scopre che la “letterina di Natale” è stato un fenomeno finanche europeo ed è testimoniabile nel 1731, anno in cui è stata scritta quella che sembra la più antica letterina ad Amburgo dove è conservata come isolato esempio nell’Altomar Museum.

Nel lavoro della Grigioni, questo particolare tipo di corrispondenza (da noi si farà anche per gli auguri a Pasqua) viene definita come “un festoso documento composto da un foglio, generalmente doppio, di carta decorata e da un messaggio augurale manoscritto. Era diretta, secondo una consuetudine legata dapprima agli auguri per il nuovo anno e poi trasferita al Natale, ai genitori (meno frequentemente ai nonni, a qualche zio o alla madrina) dai figli bambini, di solito in quell’età che coincide con il periodo di frequenza della scuola elementare. Diffusa in molte parti d’Europa e documentabile già nella prima metà del settecento, l’usanza si è progressivamente indebolita nel corso della seconda metà del novecento”.

Altre informazioni non meno importanti e interessanti si ricavano, sempre nello studio della ricercatrice Grigioni, in merito alla decorazione della carta (di solito a righe corrispondente ai vari gradi della scuola elementare appunto) che poteva essere direttamente realizzata sul foglio “con tecniche di stampa  legate alla moda dell’epoca in cui la letterina è stata scritta, come la cromolitografia o la doratura in rilievo mediante matrice per la seconda metà dell’ottocento e per i primi decenni del novecento; spesso era ulteriormente arricchita con l’applicazione di particolari ornamenti: figurine in cromolitografia a tema natalizio o floreale frequentemente ‘a sorpresa’ minuscoli palloncini di carta velina a nido d’ape, speciali polveri di mica o di vetro, altri elementi polimaterici o manufatti uguali a quelli utilizzati anche nella decorazione delle cartoline o delle immaginette devozionali”.

Oltre alle caratteristiche tecniche e ai materiali usati (che testimoniano una particolare abilità compositiva e grafica di impostazione scolastica) un altro aspetto ritenuto fondamentale delle letterine di Natale (nel nostro caso quelle di produzione italiana) è il loro alto valore pedagogico e la loro potenzialità documentaria, caratteristiche queste che si rivelano nell’essere in sostanza “un genuino documento di maturazione morale e affettiva, capace nel contempo di creare magiche atmosfere che illuminano e riscaldano il cuore degli inverni tra l’ottocento e il novecento”. Scrittura e immagine infatti si fondono in esse e, inevitabilmente, nella spontaneità del messaggio degli Auguri dei piccoli autori, nel loro pentimento per gli errori commessi durante l’anno, nella promessa di migliorarsi e nell’augurio di una vita lunga e felice.

La componente esclusivamente di carattere “religioso”, riveste infine un ruolo determinante e imprescindibile in prospettiva antropologica e sociologica proprio per la stessa natura del messaggio scritto in tale prodotto scolastico e per i suoi saldi e intensi legami con la stessa tradizione popolare. Per il suo eccezionale valore documentario trasversale, questo particolare tipo di corrispondenza oggi è diventato oltre che argomento di studio anche un particolare oggetto da collezione (bellissima in questo senso la mostra “Mamma e babbo carissimi” organizzata presso la biblioteca Classense di Ravenna nel 2018/2019 con la collezione di Vittorio Pranzini) tanto da interessare il collezionista di carte da lettera decorate, il collezionista di figurine in cromolitografia, il collezionista di immagini sacre, nonché gli studiosi della comunicazione epistolare.

Nel corso di questi ultimi anni perciò, per il loro straordinario fascino e poiché rappresentano un particolare momento della mia infanzia, ho iniziato a raccoglierle, recuperandone un buon numero di esemplari che sono dei veri e propri “piccoli capolavori”. Ognuna di esse infatti (a corredo del testo si pubblicano i bellissimi frontespizi di alcune di esse) è un pezzo unico sia per la decorazione scelta, sia per la grafia, il suo contenuto e la firma.

Le letterine raccolte, esemplari esclusivamente italiani, sono state scritte in un arco temporale che va dai primi del novecento fino alla metà degli anni cinquanta (esattamente Natale 1957), da piccoli autori in particolare delle province  di Brindisi e Taranto (oltre che di Lecce e altre zone) e sono dirette ai genitori, ai nonni, alla nonna, al papà, agli zii o recando sul frontespizio semplicemente la scritta Buon Natale,  rivelandoci così, nello stesso tempo, alcuni aspetti dell’epoca e del contesto socio-educativo in cui sono nate. Molto toccante è quella, ad esempio, scritta nel 1939 da Maria Teresa (per la sua scrittura incerta, probabilmente una bambina di prima elementare) per il papà che si trova in Albania a combattere e che spera che ritorni sano e salvo e vittorioso (molte le annotazioni anche della moglie su ogni punto libero della lettera conservata in una busta “censurata” e dal cui timbro postale è ricavabile la data di arrivo).

Le carte utilizzate sono per la maggior parte arricchite e decorate con l’applicazione di vistose e bellissime cornici dorate o traforate a punzoni simili a un pizzo, ornate e impreziosite da splendide immagini religiose in cromolitografia tridimensionale (che si aprono con una fettuccia) come Gesù Bambino, la Sacra Famiglia, la stella di Betlemme, angioletti, fiori, scene della Natività. I testi ovviamente sono simili ma esaurienti come contenuto, molto semplici, scritti con penna, pennino e calamaio e differenziandosi solo nella calligrafia che ci fa capire se il piccolo autore è “alle prime armi” o di “navigata esperienza scolastica”.

Pare di vederli realmente con il loro visino, seduti composti nei banchi con spalliera di una volta, mentre ci si chiede quale sia stato il corso della loro vita, quale sia stato il loro destino, i loro successi, le loro gioie e le loro delusioni. In conclusione, questo Natale si avvicina, mesto e surreale, ma nonostante tutto emozionandoci ancora una volta. Come la letterina scritta dal “piccolo Gigi” (un bambino probabilmente di quinta elementare) a Gesù Bambino che si riporta integralmente qui di seguito, che spalanca le porte del tempo e dei miei più cari e lontani ricordi.

Gilberto Spagnolo
© Riproduzione riservata

 

Natale 1957

Caro Gesù Bambino
Tu che ascolti le preghiere di tutti; ascolta le mie
e, Ti prego, esaudiscile, perché questa volta sono
sincere.
Fa’ che diventi più buono per la gioia dei miei
Genitori.
Fa’ che diventi più studioso e sostienimi durante
I miei esami.
Guarda con amore i più poveri e fa’ che ad essi
non manchi un focolare e un dolcetto.
Con le tue manine sfiora la mia fronte,
e da babbo e mamma mia allontana ogni
dolore, fa’ che in casa mia
regni la pace e la felicità.
Sono certo che mi accontenterai perché
Tu sei tanto buono e io ti voglio
Bene.
Benedici, o Gesù, I miei genitori, i miei
Parenti e tutti coloro che mi amano;
dà ad essi lunga vita. Benedici
anche il tuo piccolo

                                            Gigi

 

Foto in alto e sotto: alcune letterine di Natale del secolo scorso (collezione privata)