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Salento - 12 Set 2021

L’antica Torcito: “masseria delle occasioni mancate”

La storica struttura risale al XII secolo. È stata restaurata dalla Provincia agli inizi degli anni ’90, ora è in stato di abbandono


Spazio Aperto Salento

La chiamano la masseria delle occasioni mancate. Si trova a due passi dal piccolo Comune di Cannole ed a pochi chilometri dal mare di Otranto. È l’antica Torcito del XII secolo e fors’anche prima, circondata da duecento ettari di bosco risalente ai tempi in cui la zona era conosciuta come Feudo di Cerceto e Casale di potenti e nobili famiglie: Castromediano, Palmieri, Lubelli.

Nei secoli, il suo destino è stato e continua ad alternare periodi di splendore ed altri di decadenza. L’ultimo in ordine di tempo dura da circa trent’anni. Agli inizi degli Anni Novanta, proprietaria l’amministrazione provinciale di Lecce guidata da un giovane ed intraprendente presidente poi anche parlamentare, Lorenzo Ria, venne ristrutturata con cinque miliardi delle vecchie lire e restituita alla collettività.

DALLE STELLE ALLE STALLE

Un colpo d’occhio, per chi come me ed i turisti che la presero d’assalto, ebbe la fortuna di vederla in tutta la sua recuperata bellezza. Dal nucleo centrale al centro del quale spicca la Torre articolata per la difesa e l’avvistamento, alla settecentesca chiesetta dedicata a San Vito, passando per l’ufficio informazioni allocato in due stanze datate come tutto il resto, all’ampio parcheggio con una sfilza di lampioni per l’illuminazione, alla capiente piazza d’armi in cui si tennero concerti dal vivo. Un lustro di splendida vita, quindi l’esperimento di una gestione mai decollata e poi il nuovo declino.

L’abbiamo rivista dopo molti anni, Torcito, la notte di San Giovanni, ch’è stata anche la notte della terza luna rossa del 2021, in occasione di un’escursione notturna organizzata dal gruppo degli “Asini dotti” (i cantanti e musicisti della Notte della Taranta, Enza Pagliara e Dario Muci ed il fotografo Marcello Moscara), reduci da un’escursione ben più lunga, il percorso a tappe della Via Francigena, da Brindisi a Santa Maria di Leuca.

Il primo avviso dell’abbandono in atto, è stato il parcheggio desolato ed i lampioni spenti. Una volta all’interno, ecco poi la chiesetta di San Vito e l’ufficio informazioni vandalizzati, con i vetri rotti e le inutili scritte con lo spray opera dei Writers. Già con le tenebre, un colpo al cuore. Ancora peggio è stato quando ci siamo ritornati con la luce del giorno. E per fortuna, il nucleo centrale del monumentale complesso architettonico è preservato dai cancelli chiusi dai catenacci. La speranza, è che i vandali non li abbiamo scavalcati, portando altro scempio nei locali a suo tempo magistralmente restaurati.

Con gli altri suoi tesori nascosti o inaccessibili posti all’esterno, non potevano prendersela, ma al loro posto ci hanno pensato le erbacce, gli animali selvatici e l’acqua stagnante. Parliamo della Cripta accanto alla quale sono le tombe dei monaci di rito greco-italico risalenti ai secoli VIII-IX, del frantoio ipogeo, delle due neviere, di pozzi e cisterne e fosse granaie, e soprattutto dell’imponente Torre Colombaia costruita senza tetto per consentire il via vai dei colombi messaggeri.

E non hanno potuto prendersela neppure con quanto resta delle cave di pietra da cui nel tempo veniva prelevato il materiale da costruzione, e soprattutto col tratto di Strada Calabra prolungamento della via Appia, costruito nel 312 avanti Cristo da Claudio Appio Cieco, sul quale insistono ancora i solchi dei carri che l’hanno percorso nei secoli dei secoli.

UNA STORIA LUNGA SECOLI

Di secoli, Torcito-Cerceto e la vicina masseria Piccinna, ne hanno visti passare tanti. Dal XII, quand’era un grosso villaggio abitato dai massari dediti all’agricoltura ed alla pastorizia, alle trasformazioni, sino a tutto il XVI secolo, ordinate dai notabili  del Regno di Napoli per contrastare il pericolo costituito dalle orde turche. Tali trasformazioni, attestate dall’epigrafe rimasta sul prospetto della masseria con la data 1657, furono l’innalzamento delle mura, la costruzione del primo piano con la scala a pioli che lo isolava in caso di assalti, e della già citata Torre, e dopo ancora, nel lato Sud, della chiesetta di San Vito sconsacrata nel ‘900 e di nuove strutture: fienile, stalla, forno e ricovero per uomini ed animali.

Fortune alterne, dunque, per l’antica masseria ed il suo bosco di olivi selvatici, pini marittimi e bassa macchia, che degrada verso il mare. Splendore e decadenza, s’è detto, il cui ciclo dovrebbe dunque ripetersi. E se è vero come è vero che dovrebbe essere la volta del primo, quello buono, dal momento che si parla di un nuovo progetto di recupero come l’altro targato amministrazione provinciale oggi retta dal presidente Stefano Minerva, l’auspicio è che tale, nel senso di periodo buono, rimanga.

Toti Bellone
© Riproduzione riservata

 

Foto in alto: il cartello turistico simbolo dell’abbandono

 

Il nucleo centrale della masseria Torcito

 Un’altra veduta del grande complesso architettonico

L’antica chiesa di San Vito

L’ufficio informazioni vandalizzato

La strada d’epoca romana

Le tombe scavate nella roccia

I musicisti Enza Pagliara e Dario Muci all’interno della torre colombaia