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Cultura - 05 Ott 2022

“Mi par d’udire ancora”, raffinata capacità di scrittura nel doppio volume di Cosimo Faggiano

Recensione dell’opera a cura di Antonio Scandone


Spazio Aperto Salento

Accade solitamente, nei riposti meccanismi delle nostre emozioni, che un evento previsto, atteso, sperato, ma tardivo nella sua concreta realizzazione, si gonfi di aspettative, e si dilati nell’immaginazione, sovradimensionandosi rispetto al suo oggettivo valore. Accade di solito, ma non sempre è così. Una riprova delle singolari difformità della norma presunta ce l’abbiamo ora fra le mani: i due volumi di scritti firmati da Cosimo Faggiano.

Fra quanti lo conoscono, infatti, fra i tanti amici, compaesani, colleghi, alunni e operatori impegnati nelle attività del mondo della scuola, Cosimo Faggiano, per decenni docente di Italiano e Latino nelle aule del Liceo Classico “Palmieri” di Lecce, e recentemente Dirigente scolastico in varie realtà territoriali, ha sempre suscitato, senza che lo volesse, l’attesa di una manifestazione concreta e tangibile della vastità della sua cultura, delle sue produzioni del pensiero, delle sue raffinate capacità di scrittura e di comunicazione. Attese che ora sono pienamente ripagate con questa recente, forse un po’ tardiva, ma certamente gradita, certificazione editoriale.

Si tratta di due tomi, racchiusi in un elegante cofanetto, accuratamente prodotti, sullo scorcio del 2021, dalla casa editrice Edizioni Milella di Emanuele Augieri – Lecce, con copertine realizzate dalla perizia calligrafica e fotografica di Isabella Faggiano. Sottotitolati, rispettivamente, Fascino di smeraldi, il primo, e Dalle Radici ai Classici, il secondo. Per complessive 344 pagine.

Come è agevole intuire dal titolo generale dell’intera opera, Mi par d’udire ancora, che lo stesso autore ci informa gli sia stato “suggerito dall’eco, nella sua mente, della dolcissima romanza, che Nadir, ne I pescatori di perle di Georges Bizet (…) rivolge alla giovane sacerdotessa Leila”, questi due volumi ci consegnano, opportunamente demarcati, i due aspetti fondamentali e più pregnanti della personalità dell’autore: il cuore e la mente. I sommovimenti, sempre composti e controllati, delle sue pulsioni emotive, dei suoi sentimenti interiori, dei suoi affetti familiari e sociali, e delle sue preferenze ideali, da un lato; e dall’altro i prodotti più sottili e cesellati della sua attività intellettuale, della sua ricerca scientifica nella poderosa vastità della sua cultura classica, intesa organicamente nei connotati specifici della letteratura, della storia, dell’arte, della filologia, della normativa sintattico-grammaticale, e della più accurata puntualizzazione critica e stilistica. Ma presentati, entrambi questi due aspetti, nella dimensione spontanea e coinvolgente della passione personale, dell’autenticità, della schiettezza senza ostentazione e senza esibizione delle sue naturali inclinazioni e del suo placido temperamento. Cui fa da contrappunto, in termini di complementarità, l’accurata e vivace prefazione di Carlo Alberto Augieri, che, privilegiando l’aspetto creativo e poetico di questa impresa editoriale, già dal titolo, Nell’esprimibile il busìo dell’inesprimibile, nelle domande il bagliore di risposte cieche, preannuncia lo scavo complesso e articolato da lui condotto nel sostrato poetico ed emozionale dell’autore, esercitato con gli apporti di un’esegesi critica di sensibilità post-moderna, che mette in campo gli strumenti concomitanti della psicanalisi, dell’intuizionismo, dell’analogia, del raffronto strutturale fra scelta dei lemmi, collocazioni semantiche, corrispondenze di significati e riecheggiamenti nel verso delle più recondite pulsioni interiori.

Nel primo tomo ritroviamo la scelta di molte delle creazioni poetiche che Faggiano ha composto nel corso della sua operosa attività. Esse rispecchiano gli interessi fondamentali della sua personalità e della sua esperienza esistenziale, primo fra tutti quello degli affetti familiari. Valore, questo, sostanzialmente improntato, dopo il commosso e vibrante omaggio ai genitori, sul dato inconfutabile della completezza domestica, e ribadito nella gioia e nella fortuna di aver avuto dal destino la presenza insostituibile della sua signora Maria Rosaria, l’incomparabile preziosità delle figlie, la letizia inarrivabile dei nipotini. Senza, peraltro, che tale dimensione familiare gli abbia minimamente schermato gli interessi che egli dimostra nei confronti del sociale, testimoniato con lucida determinazione dalle composizioni liriche dedicate alle grandi personalità dei nostri giorni, agli eroi del nostro tempo, da Carlo Alberto Dalla Chiesa a Padre Pio; o l’espressione del tributo che ha inteso riconoscere alle grandi figure esemplari della sua formazione religiosa, ed ai grandi maestri della sua vita di studioso, ad iniziare da Omero, Virgilio, Ovidio, il padre Dante, e via via nel corso dei secoli. Fino a cimentarsi con un inedito e singolare dialogo con Cesare Pavese, che egli, alla maniera del Leopardi delle Operette Morali, interpella con pertinacia per cavarne le ragioni profonde della sua poetica, del suo mondo interiore, della sua tragica scelta finale. Dimensione di rarefatta sensibilità che non gli impedisce di manifestare un altro aspetto specifico della sua poliedrica personalità, quello sottilmente ironico, garbatamente canzonatorio, spassosamente istrionico, come lascia agevolmente trasparire la sezione poetica intitolata Satura – Parodia. Ricordi del mio universo scolastico, dedicata alle più comuni vicissitudini dell’intensa e quotidiana interazione da lui intimamente intrecciata con i tanti alunni e i tanti colleghi succedutisi negli anni dell’esercizio della sua professione.

Ma neanche la dimensione giocosa e goliardica della parodia è in grado di distaccare l’impegno didattico e culturale del professore Faggiano dalle Radici, come è detto nel titolo del secondo tomo, della sua formazione e della sua passione di cultore delle belle lettere. Infatti i due aspetti della facezia d’occasione in ambiente scolastico, e quello dell’urgenza formativa intimamente insita nel suo ruolo di docente, discendono parallelamente dalla originaria convergenza della sua passione per lo studio e la frequentazione dei classici di ogni tempo della cultura occidentale, sia antica che moderna. Fino ad abbracciare, con sorprendente agilità ed ammirevole pertinenza, anche gli autori a noi più vicini nel tempo della contemporaneità. Sicché ogni composizione parodistica risulta essere un felice calco, nei contenuti e nei moduli metrici, di altrettante famose composizioni dei più grandi autori della nostra letteratura, che lo stesso docente Faggiano aveva fatto conoscere ed apprezzare ai suoi studenti.

Dimensione culturale mirabilmente attestata dai contributi presenti in tutto il secondo tomo, Dalle Radici ai Classici, che raccoglie i più significativi scritti pubblicati da Faggiano in varie circostanze, nel corso della sua ultraquarantennale carriera di docente. La maggior parte dei quali usciti negli “Annali”, le periodiche miscellanee redatte e stampate a cura dell’apposita commissione operante nel Liceo Classico “Palmieri” di Lecce. Si tratta di interessi e di materiali vari, spesso eterogenei nei temi specifici di ciascuno di essi. Ma tutti, indistintamente, accomunati da un’unica tensione metodologica, quella della serietà della ricerca, della rigorosa escussione delle fronti, dell’amplissima panoramica delle testimonianze e delle citazioni, della straordinaria agilità nel raccordo dei rimandi e dei richiami bibliografici, della minuziosa ricostruzione dell’ambientazione storica e culturale in cui è inserito il soggetto trattato. Oltre che, non certamente da ultima, la veste linguistica e stilistica con la quale il Faggiano ha saputo presentare ogni suo argomento. Tanto da far pensare, leggendolo, al Machiavelli confinato all’Albergaccio che, rientrato a casa la sera, messe da parte le vesti inzaccherate dal suo uccellare, indossava “i panni reali e curiali” degli antichi scrittori, per pascersi amorevolmente “di quel cibo che solum è mio e ch’io nacqui per lui”.

Il che vale intanto per il saggio storico d’apertura, su La Visitazione di Salice, in cui l’autore ricostruisce, con dovizia di particolari storici e nutrito corredo iconografico, spesso inedito, la vicenda della Chiesa e del Convento dei frati minori francescani del suo paese natio, con l’apparato di manifestazioni religiose e civili che risalgono al 1600, e che ancora oggi sono intensamente partecipate da tutta la popolazione di Salice e dintorni. Ma anche per il saggio critico successivo, Rosolacci e Crisantemi, in cui Faggiano presenta al lettore l’opera di uno dei più illustri, e sfortunati, uomini di cultura del paese di residenza, Giuseppe Leopoldo Quarta (1857-1946), già autore di una basilare ricostruzione di storia locale, Salice Salentino dalle origini al trionfo della Giovane Italia. Saggio in cui risalta, oltre all’acume ed alla sottile sensibilità con cui Faggiano ha saputo leggere, interpretare e contestualizzare ciascun componimento poetico del Quarta, anche l’accorato invito ai giovani ed agli studiosi di Salice a riprendere in mano i testi ancora inediti del Quarta, vagliarli con interesse e passione, riportarli in auge, in un corale coinvolgimento delle locali presenze intellettuali, mobilitate nella scoperta di uno degli aspetti più fortemente stimolanti della propria identità.

Ancora più sorprendente è la modernità del professore di studi classici che si cimenta con i versi e la vicenda poetica di uno degli autori più significativi del Novecento, nel saggio Dai classici a Quasimodo: osmosi di poesia. In cui, il Faggiano cultore della lingua greca, si esercita nell’escussione delle soluzioni adottate dal poeta siciliano nel corso della traduzione dei classici greci, rivelandone, con delicati strumenti sezionatori, le difficoltà incontrate, le personali interpretazioni, le varianti possibili, le affinità del sentire poetico, le autonome rispondenze di sensibilità. Fino a lambire i margini, prosaici ma reali, delle malevole rivalità con l’altro grande contemporaneo, il Montale.

Ma le rivelazioni più stupefacenti, per ampiezza di dottrina e profondità di analisi, il lettore di questo volume le ritroverà nei due saggi finali: La collocazione dell’aggettivo e il suo ‘colore’ poetico nelle Bucoliche di Virgilio e De Vergilii epithetis in Dantis Comedia (proposto anche in lingua italiana). Quest’ultimo, lodato dai cultori e critici latinisti che lo hanno esaminato e recensito, risulta intrigante e coinvolgente. Saggi dai quali, se non ne conoscesse per esperienza diretta l’affabile, amichevole e confidente presenza, ciascun cittadino di Salice e del Salento ricaverà, con limpida adesione, non solo la gradevolezza di una lettura coinvolgente, formativa e stimolante, ma anche la certezza di avere tra di noi una delle più luminose ed originali figure di intellettuale e di educatore.

Antonio Scandone
© Riproduzione riservata

In foto: Cosimo Faggiano

 

Le copertine dei due tomi dell’opera