L’esposizione potrà essere visitata fino a venerdì 12 settembre 2025, presso il Chiostro dei Domenicani
«Credo che laddove l’abbandono e l’indifferenza diventano le prerogative dell’esistere, la volontà di esprimersi sia l’unica soluzione di sopravvivenza, nella stessa misura del lasciarsi morire senza neanche una propria identità». Con queste parole l’artista cegliese Cosimo Epicoco esprime la sua concezione di arte: un atto di resistenza, un modo per sopravvivere in contesti sociali e culturali in cui le persone vivono circondate di indifferenza, mancanza di ascolto e solitudine. Esprimersi diventa allora l’unica via per evadere da questa condizione e creare una propria identità, soffermarsi su ciò che ci rappresenta davvero e non disperdere la propria unicità andando incontro al rischio di essere annullati. Su questa riflessione si fonda la mostra personale Outfit che Epicoco ha inaugurato lo scorso 25 agosto a Ceglie Messapica.
L’esposizione, composta da diciotto tele e allestista nella splendida cornice del Chiostro dei Domenicani, potrà essere visitata fino al 12 settembre. Promossa dall’Amministrazione comunale e dall’Assessore alla Cultura Cosimo Bellanova nell’ambito del cartellone culturale “CeglieEstate 2025”, la mostra si inserisce in un ricco programma di valorizzazione del patrimonio culturale del territorio di Ceglie Messapica, coinvolgendo attivamente le realtà locali e la comunità cittadina. L’iniziativa rappresenta un esempio concreto di promozione delle risorse culturali locali, privilegiando il dialogo tra arte, storia e tradizione.
Pittore e docente di Arte e Immagine presso l’Ic “Ardea I” di Roma, Cosimo Epicoco nasce a Ceglie Messapica nel 1967 e svolge la sua formazione nel territorio salentino, prima a Grottaglie presso l’Istituto d’Arte, e poi a Lecce all’Accademia di Belle Arti. Dopo una prima ricerca materico-informale che lo porta ad esporre in Puglia, a Roma e poi in Germania e Nuova Zelanda, nel 2000 opera un cambio di rotta, introducendo elementi figurativi che si consolidano nei lavori successivi. Della nuova produzione figurativa si ricordano numerose personali, tra cui Distanze, inaugurata a Brindisi, e Cloni a Roma, e mostre collettive, come Omaggio a Carlo Levi ad Aliano (Potenza) e Opere Minime a Galatina (Lecce). Ha partecipato a numerose esposizioni d’arte, tra cui VARI(e)AZIONI 2013, al Chiostro del Bramante a Roma, e l’Expo di Milano nel 2015.
Ad accompagnare l’artista nella sua produzione è il colore rosso che ricorre come sfondo persistente nelle opere, conferendo alle rappresentazioni un forte impatto emotivo e una straordinaria potenza espressiva. Rosso come sangue e dolore, ma anche come umanità e forza di resistenza: un colore fortemente evocativo capace di suscitare emozioni diverse e contrastanti nell’osservatore. Per Epicoco il rosso si configura come «il colore primario e fondante» che, in questa occasione, trasforma dei semplici elementi – abiti, scarpe e oggetti quotidiani – in simboli universali di un’esperienza esistenziale condivisa, come testimoniano le diciotto tele esposte nel Chiostro.
Il termine Outfit indica l’insieme coordinato di abiti e accessori e nasce dall’unione di fit – ciò che si indossa – e out – “fuori” – che rimanda all’esteriorità. In questo senso, l’outfit diventa una metafora della nostra identità: è un modo per comunicare all’esterno ciò che abbiamo costruito, noi stessi.
«Outfit è il mio modo di indossare la disperazione»: queste le parole di Epicoco che ben si prestano ad interpretare la prima tela del nucleo espositivo: Outfit. Un uomo in posizione fetale porta le mani tra i capelli in segno di disperazione; sopra di lui delle grucce. L’opera sembra raccontare la condizione dell’individuo contemporaneo che, nel tentativo di diventare qualcun altro, perde se stesso e sprofonda in una condizione di smarrimento. Le grucce, secondo l’artista, rappresentano la cultura, intesa come un appiglio per la ricerca di un valore assoluto.
L’opera introduce alla prima parte dell’esposizione dominata dal colore rosso, cifra stilistica distintiva dell’artista, e segnata dalla comparsa delle scarpe, simbolo del viaggio individuale, delle tappe percorse e degli ostacoli affrontati nella costruzione della propria identità. Il dipinto Tacco 12… fa ancora male mostra come la ricerca dei propri valori e del proprio posto nel mondo non sia un percorso semplice, ma segnato da difficoltà ed anche sofferenze che diventano parte integrante della crescita personale dell’individuo.
Dalle scarpe si passa alle camicie, dipinte minuziosamente con la tecnica ad olio. Qui fanno la loro comparsa nuovi colori, capaci di raccontare l’interiorità e il vissuto dell’artista e al tempo stesso di suscitare emozioni diverse nell’osservatore. Il vestito migliore è, per Epicoco, il capo che indossa sempre: ciò che più lo rappresenta. Raffigura una camicia bianca macchiata di colore, simbolo del legame profondo tra Epicoco e la pittura; un legame che riaffiora anche in Non ho mai smesso di sporcarmi, in cui dipinge il suo grembiulino della scuola elementare, caratterizzato dalle stesse macchie. Quel grembiule, per l’artista, significa «disubbidire alle regole» – non solo scolastiche, ma soprattutto artistiche – perché l’arte non deve seguire norme imposte e assolute, ma evolversi secondo la poetica di chi se ne fa portavoce. Come afferma Epicoco, «sporcarsi significa dar vita alle cose». Con queste opere ci mostra come l’arte, passione e professione, sia diventata parte fondante della sua identità.
Proseguendo nel Chiostro si incontra un pannello composto da tre tele, di cui fa parte anche l’opera già citata Non ho mai smesso di sporcarmi. La prima, Thanatos, rimanda alla personificazione della morte nella mitologia greca: su una pila di camicie piegate è adagiato un teschio. Il soggetto rimanda al concetto degli “scheletri nell’armadio”: capi che restano nascosti, mai indossati, e che diventano metafora di quelle parti di noi stessi che preferiamo nascondere e non mostrare agli altri. La seconda tela, Eros, evoca invece «i primi amori, la generazione dei jeans, dello Zoo di Berlino» come l’artista racconta, richiamando il modo in cui la sua generazione viveva la socialità e le prime esperienze affettive.
Nelle opere successive le camicie prendono vita, iniziano a muoversi e il loro dinamismo è reso ancora più evidente dalle velature della tecnica ad olio. Escono dal buio dell’armadio e si animano, dando vita a un dialogo e creando legami attraverso l’intrecciarsi delle maniche. Opere come Disputa, Non andare via… Ti prego, Acrobati e Apnea mettono in evidenza da un lato la raffinatezza della tecnica e delle velature, dall’altro la condizione umana.
«Outfit è una via pittorica per collocare capi d’abbigliamento e oggetti d’uso quotidiano dentro un immaginario condiviso»: le parole di Angelo Mellone, giornalista, scrittore e direttore dell’Intrattenimento Day Time di Rai Uno, rappresentano un invito a riflettere su noi stessi, sulla nostra identità e sui legami che costruiamo. Un invito che risuona nel rapporto profondo che l’artista mantiene con la sua terra e le sue origini.
Mostra visitata il 29 agosto 2025
Chiara Bruni
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Foto in alto: Chiostro dei Domenicani (Ceglie Messapica), un’immagine della mostra personale “Outfit” di Cosimo Epicoco

C. Epicoco, Outfit, 2025, olio su tela, 140 x 160 cm

C. Epicoco, Tacco 12… Fa ancora male, 2025, olio su tela, 100 x 100

C. Epicoco, Il vestito migliore, 2025, olio su tela, 100 x 100

C. Epicoco, Thanatos, 2025, olio su tela, 80 x 80 cm

C. Epicoco, Eros, olio su tela, 80 x 80 cm

C. Epicoco, Non ho mai smesso di sporcarmi, 2025, olio su tela, 80 x 80 cm

C. Epicoco, Acrobati, 2025, olio su tela, 80 x 100 cm