Rubrica - 16 Mag 2021

Pit stop dell’anima

“Pausa” di riflessione sulla Parola a cura di don Carmine Canoci


Spazio Aperto Salento

Dalla liturgia di domenica 16 maggio 2021

ASCENSIONE AL CIELO DI GESÙ

  

Dagli atti degli apostoli 1,1-11

…. Essi stavano fissando il cielo mentre egli se ne andava, quand’ecco due uomini in bianche vesti si presentarono a loro e dissero: «Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù, che di mezzo a voi è stato assunto in cielo, verrà allo stesso modo in cui l’avete visto andare in cielo».

Dal vangelo secondo Marco 16,14-20

In quel tempo Gesù apparve agli Undici, mentre erano a tavola, e li rimproverò per la loro incredulità e durezza di cuore, perché non avevano creduto a quelli che lo avevano visto risorto.
E disse loro: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato. Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno». Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio.
Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore agiva insieme con loro e confermava la Parola con i segni che la accompagnavano.

1.
‘Fu elevato in cielo’

C’è poco da fare, quando si pensa all’ascensione di Gesù al cielo, non ci si può immaginare se non con gli occhi rivolti in alto e le labbra socchiuse (tipo angioletti della Thun), in segno di stupore e di curiosità, proprio come succede in occasione dello spettacolo procurato dai fuochi di artificio o a quello offerto dalle frecce tricolori, o, molto più abitualmente per noi, seguendo il volteggiare degli uccelli intorno al nostro campanile.
Ebbene, si sta lì a tenere sotto controllo tutto il cielo, a forarlo più volte con lo sguardo per individuare un eventuale pertugio lasciato aperto dal passaggio di Gesù, ma…niente! Dove è andato, dove sta? In cielo, dice il testo. Si, va bene e cosa è il cielo, cosa vuol dire e cosa vogliono dire i termini quasi analoghi paradiso, aldilà?
C’è difficoltà a capire.
Una mezza risposta io me la sono data.
È facile notare come nel vangelo ciò che è scritto, particolarmente ciò che dice Gesù, è sempre di segno opposto al modo di intendere dell’uomo. A conferma, torna utile citare Isaia i miei pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie vie” (55,8).
Stando così le cose, mi sembra di poter timidamente pensare che il cielo, (il paradiso, l’aldilà…) sono realtà molto, ma molto più vicine di quanto si è portati a immaginare.
Trova conferma il mio pensiero, tra le tante cose, anche in una preghiera-confessione particolarmente vera e toccante che vi propongo.

“Ti ho cercato Dio con la mia lampada così brillante
che tutti me la invidiavano. Ti ho cercato Dio negli altri.
Ti ho cercato Dio nel fondo dei bicchieri,
nella persuasione del denaro.
Ti ho cercato Dio nelle piccolissime tane dei topi.
Ti ho cercato Dio nelle biblioteche.
Ti ho cercato Dio nelle università.
Ti ho cercato Dio col telescopio e con microscopio.
Finché mi accorsi che avevo dimenticato quello che cercavo.
Allora, spegnendo la mia lampada, gettai le chiavi,
e mi misi a piangere…e subito, la Tua Luce fu in me”.

Il Signore risorto è asceso nel cielo-mondo della vita di ciascuno, delle personali emozioni e sensazioni, delle scelte quotidiane, quelle che, se pur faticose e dolorose, riconciliano con la vita buona e permettono di guardare l’umore di tale cielo non da fatalista triste e rassegnato, ma da vincente.
Questo e solo questo è il cielo dove perennemente abita il Signore!  Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 28,20).

2.
Quelli (gli apostoli) stavano fissando il cielo mentre egli se ne andava, quand’ecco due uomini in bianche vesti si presentarono a loro e dissero: «Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo?» (At.1,11).

“Smettetela di guardare il cielo!”. Quasi a dire, esplicitando ancor di più il senso, “Tornate sulla terra, datevi uno scossone e partite a fare il vostro dovere in opere (= gesti di gratuità, di perdono, di pazienza, di comprensione, di servizio, di solidarietà…) e parole (ossia parole vere, buone, sagge, costruttive, umili, esistenziali..)”. Concetti diretti a chi vede la religione o la stessa fede come un’evasione, un’alchimia di precetti e formule per ottenere, tramite effetto placebo, una pax del tutto soggettiva e soporosa.

3.
«Apparve agli Undici … mentre erano a tavola e li rimproverò per la loro incredulità e durezza di cuore. E disse loro: Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura».

Chiaro, ma strano!
Il Signore appare agli undici che sono a tavola e li rimprovera non perché non l’hanno invitato, ma per la loro mancanza di fede, per la loro cocciutaggine nel non credere alla sua risurrezione. Un altro, dopo aver detto ciò, di brutto, se ne sarebbe andato sbattendo la porta! Invece lui no. Non è un rassegnato. Anzi li sfida, perché, e questo è il bello, ha una grandissima fiducia in loro.
Addirittura li manda in tutto il mondo a parlare di Lui.
C’è da pensare…
Gesù spedisce in tutto il mondo degli individui non ancora guariti dalla loro incredulità e durezza di cuore. Non si congeda da loro con una carezza, ma con un rimprovero creativo.
Sa quello che fa.
In tutto ciò, perché non leggere un invito rivolto agli apostoli di tutti i tempi, specialmente quelli troppo sicuri di sé e pronti a rimproverare gli altri, poco disposti a mettere in discussione se stessi o a verificare la propria fede, non tanto quella parlata quanto quella vissuta, senza dimenticare mai di essere pur sempre inadeguati e mai dei perfettamente guariti…

don carmine