• sabato , 25 Settembre 2021

Rubrica - 14 Mar 2021

Pit stop dell’anima

“Pausa” di riflessione sulla Parola a cura di don Carmine Canoci


Spazio Aperto Salento

Dalla liturgia di domenica 14 marzo 2021

Dal secondo libro delle Cronache 36,14-16.19-23 

In quei giorni, tutti i capi di Giuda, i sacerdoti e il popolo moltiplicarono le loro infedeltà, imitando in tutto gli abomini degli altri popoli, e contaminarono il tempio, che il Signore si era consacrato a Gerusalemme. 

Il Signore, Dio dei loro padri, mandò premurosamente e incessantemente i suoi messaggeri ad ammonirli, perché aveva compassione del suo popolo e della sua dimora. Ma essi si beffarono dei messaggeri di Dio, disprezzarono le sue parole e schernirono i suoi profeti al punto che l’ira del Signore contro il suo popolo raggiunse il culmine, senza più rimedio. Quindi incendiarono il tempio del Signore, demolirono le mura di Gerusalemme e diedero alle fiamme tutti i suoi palazzi e distrussero tutti i suoi oggetti preziosi. Il re dei Caldei deportò a Babilonia gli scampati alla spada, che divennero schiavi suoi e dei suoi figli fino all’avvento del regno persiano…

…Il Signore suscitò lo spirito di Ciro, re di Persia, che fece proclamare per tutto il suo regno, a-che per iscritto: «Così dice Ciro, re di Persia: “Il Signore, Dio del cielo, mi ha concesso tutti i regni della terra. Egli mi ha incaricato di costruirgli un tempio a Gerusalemme, che è in Giuda. Chiunque di voi appartiene al suo popolo, il Signore, suo Dio, sia con lui e salga!”».

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Vi ricordate: Chi ha rubato la marmellata? Chi sarà? Ed un uovo di cioccolata? Chi sarà? Oppure il detto: “Non sparate sul pianista”; o l’altro quasi simile “Sparare sulla Croce Rossa”.
Un attimo e darò spiegazione.

Il testo biblico proposto per questa domenica, come prima lettura, altro non è che il resoconto dello sfacelo del popolo di Israele e cioè la fine di un’epoca, la distruzione della città santa, la deportazione e l’esilio da cui rimpiangere, con le lacrime agli occhi, la libertà nella propria patria, (questa circostanza ha ispirato il famoso “Va’ pensiero” di Giuseppe Verdi, testo del poeta Temistocle Solera).

Di fronte a qualcosa di analogo che anche a noi, come singoli o come comunità, può capitare (la morte improvvisa di una persona cara, la scoperta di una malattia all’ultimo stadio, la triste sorte di tanti bambini, la pandemia, l’inquinamento, la Xylella…) ci si chiede: perché?… perché è accaduto questo?… chi sarà, chi è il colpevole di tanti guai?… Risposta: “Dio, naturalmente…”. (Spiegata la citazione iniziale della divertente e innocente filastrocca di Bruno Lauzi, “Jonny il bassotto”).

È troppo comoda una risposta simile a una tale domanda, un modo appropriato per sentirsi liberati da ogni responsabilità. Sempre Dio è l’imputato. Cerchiamo di essere obiettivi. Proviamo a cercare il o i colpevoli in altra direzione… (così anche i due detti richiamati all’inizio, trovano la loro spiegazione).

Il popolo d’Israele proprio in esilio comprese le sue responsabilità per la situazione nella quale viveva e cioè: l’andare contro le direttive di Dio (come fece Adamo).

La Bibbia a tutti dice: siete liberi, potete fare anche scelte diverse nella vita, potete fare a meno anche di Dio, potete pecca-re… Ma sia chiaro: le conseguenze di tali scelte ricadono tutte su chi le ha determinate.

Dio sta dall’altra parte (non è il pianista), autolesionisticamente si fa l’errore di “sparare sulla croce rossa”.

Se il mondo va male non diciamo che il male ci è cascato addosso, ma che siamo noi a far andare male il mondo.  Il vangelo di oggi dà conferma di quanto detto.

Dal vangelo secondo Giovanni 3,14-21

In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo: (…) «Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. (…) E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie. Chiunque infatti fa il male, odia la luce, e non viene alla luce perché le sue opere non vengano riprovate. Invece chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio».

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Chi è Nicodemo che si intrattiene a parlare con Gesù? Un dottore della Legge, fariseo e membro del Sinedrio, che di notte, per non farsi vedere, va da Gesù perché angosciato da tanti problemi riguardo la fede.

Oggi, chi è Nicodemo? Mi piace pensare che sia il nome di molte persone, anche se non lo sanno.

Nicodemo è ognuno di noi che spesso, di notte, con imbarazzata vergogna si pone interrogativi religiosi, domande serie, problemi di fede scoprendo di avere in sé, specialmente ripensando il proprio passato, quasi un alveare abitato da scrupoli, rimorsi e nostalgie.

Nicodemo è colui che avverte il problema della religione e sente l’interesse per Cristo, gli piace anche ascoltare quello che dice, fa pure le sue preghierine, ma di nascosto, non vuole uscire allo scoperto.

Nicodemo, voglio sperare, è colui che inizialmente compiaciuto e divertito per aver visto Sanremo, si lascia investire piano piano da perplessità e dubbi sull’andazzo di questo mondo dove, tra piume e svolazzi, puoi deridere Gesù, la Madonna, i santi e omaggiare “san” Fiorello con tutto il carrozzone che lo segue.

Si dirà: “ma in fondo è solo spettacolo”. Si risponderà: “ma tu non mi puoi offendere facendo del tuo spettacolo caricatura di mia madre o dei valori nei quali io credo! Mi devi rispettare!”.

Nicodemo è l’uomo che si accorge di essere uomo e non Dio. È l’uomo che cerca, anche se ha paura di far conoscere le proprie ansie di verità. È l’uomo apparentemente indifferente ma che all’ora giusta scivola in una chiesa deserta per offrire una lacrima a quel Dio che in Gesù trasmette a Nicodemo, pur nella notte della vergogna e della paura, consolanti vie di luce.

Ricordate quel: “Lazzaro, esci fuori!”? Mi permetto di dire a ciascuno: “Nicodemo, coraggio, esci fuori!”. Siamo un po’ tutti Nicodemo.

don carmine