“Quante storie per un vino” (Edizioni Ampelos – Kleos, 2026, pp. 112), firmato dalla giornalista Rosaria Bianco (in foto), è una raccolta di 12 originali racconti brevi. Si tratta di un’opera, in questi mesi al centro di diversi incontri (fra questi, la presentazione dello scorso 30 agosto a Salice Salentino), notevolmente innovativa dal punto di vista “creativo”.
Ogni racconto è preceduto da uno scritto dedicato ad una etichetta specifica, “ispiratrice” della storia. Il vino scelto, dunque, rappresenta quasi un pretesto, per così dire “un punto di partenza”, per poi alimentare l’idea narrativa con emozioni e ricordi custoditi nella memoria, momenti particolari vissuti nel passato, legati ad un calice di vino.
Le etichette “ispiratrici” riguardano vini rossi, rosati, bianchi e spumanti, ricavati da uve di Negroamaro, Primitivo, Susumaniello, Montepulciano-Pinot nero, Bombino Nero e Fiano.
Troviamo, dunque, le etichette Aka, Produttori di Manduria (racconto “Il tempo di un sorso”); Askos, Masseria Li Veli (“L’ultimo solco”); Chakra Essenza, Giovanni Aiello (“La terra che resta”); D’Araprì brut rosè, D’Anaprì (“Riflessi di luna”); Eloquenzia, Vini Garofano (“Il sussurro del mosto”); Pepe, Menhir Marangelli (“Il rosso di Otranto”); Pungirosa, Rivera (“Ancora lì”); Raccontami, Vespa Vignaioli (“Raccontami”); Rivale, Azienda Agricola Rivale (“L’attimo che resta”); Segreto di Bianca; Masseria Cuturi 1881 (“Bianca”), Il 150 Susumaniello, Apollonio 1870 (“Cinema Magico”) e Tacco Rosa, Tenute Stefàno (“Lezioni di silenzio”).
Si tratta di vini (Doc o Igt) prodotti in Puglia, da aziende operanti non solo nel Salento: ci sono, infatti, anche aziende di San Severo, Andria e Polignano a Mare.
L’autrice, nell’introduzione al libro, fornisce chiavi di lettura della sua opera, con alcune “avvertenze”. “Non è un libro sul vino – scrive – qui non troverete descrizioni tecniche, note di degustazione o abbinamenti suggeriti”. E fra l’altro spiega: “L’idea è quella di intrecciare le parole al vino, di scrivere racconti che, proprio come un buon calice, evocano suggestioni, emozioni, frammenti di memoria. (…) Ogni storia è ispirata a un vino, non per le sue caratteristiche tecniche, ma per quello che evoca, per la sua anima”.
I diversi racconti hanno sullo sfondo il territorio rurale, con i vigneti, le antiche masserie e i menhir. Fra i temi presenti e ricorrenti nel libro, anche il ritorno nei luoghi della giovinezza, la riscoperta del rapporto con la terra e delle proprie radici, il desiderio di ritrovare amicizie perdute o di riallacciare rapporti, nel tempo interrotti.
Quella di Rosaria Bianco è una narrativa con forti elementi psicologici che, anche attraverso il linguaggio dei simboli e delle metafore, offrono ambiti da cui emergono e prendono dimensione visioni interiori della realtà, accompagnate da emozioni di un istante (anche molto lontano), scolpite per sempre nei ricordi.
In quest’opera Rosaria Bianco usa anche il linguaggio delle immagini. Così, ad esempio, descrive una pausa di silenzio, lunga un “istante”, fra due persone (un uomo e una donna), che si sono appena conosciuti dinanzi ad un bicchiere di vino rosato (Aka, pag. 18): “Era il tempo che prende fiato prima di cambiare direzione”.
Non mancano, nel libro, passaggi di delicato surrealismo e suggestivi elementi onirici. L’intensità e il sentimento che caratterizza i dodici racconti, seppur brevi, sembrano suggerire la presenza di diversi aspetti autobiografici dell’autrice.
I racconti, la cui lettura richiede non poca attenzione per assaporarne e apprezzarne pienamente la profondità, vengono sviluppati con un linguaggio fluido, efficace, controllato ed essenziale, ma mai banale (dove, puntualmente, emerge il tocco dell’esperta e brava giornalista).
Le pennellate creative di Rosaria Bianco, infine, racchiudono spesso un insegnamento, una morale, ma anche l’esaltazione di valori legati alla memoria e al “ritorno” per riscoprire se stessi e la propria identità, al termine di un percorso di vita, quasi di fuga dai luoghi di origine. “Quante storie per un vino” è il suo libro di narrativa d’esordio.
Rosario Faggiano
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