Dopo la presentazione dei lavori di restauro della Chiesa Madonna dell’Alto di Campi Salentina, avvenuta ieri 19 giugno 2026, interviene lo storico dell’arte Paolo Agostino Vetrugno: “Un centro salentino che ama definirsi città d'arte e di cultura dovrebbe saper custodire non soltanto i propri monumenti, ma anche la storia delle persone”
Con profonda amarezza apprendo dell’inaugurazione (avvenuta a Campi Salentina ieri, 19 giugno 2026) dei nuovi restauri di Santa Maria dell’Alto senza aver ricevuto alcuna comunicazione, informazione o coinvolgimento, né come studioso che da oltre mezzo secolo si occupa del monumento, né come semplice cittadino. Il mio interesse per Santa Maria dell’Alto risale infatti al 1975, a pochi anni dal restauro del 1972.
Nel 1977 dedicai al monumento la mia tesi di laurea, discussa sotto la guida del Soprintendente Michele D’Elia e con la correlazione di Cosimo Damiano Fonseca, due tra i più autorevoli studiosi del patrimonio storico-artistico meridionale. Poco dopo ebbi l’onore di presentare i risultati delle mie ricerche in una conferenza pubblica tenuta presso la Chiesa Madre di Campi Salentina, con l’intervento di Ennio Bonea, allora presidente della sezione leccese di Italia Nostra. Le conclusioni di quella conferenza furono successivamente pubblicate, nel 1985, in una raccolta antologica di studi salentini.

Santa Maria dell’Alto
Dal 1988, nella mia qualità di Ispettore Onorario del Ministero per i Beni Culturali, ho più volte segnalato alla Soprintendenza competente e alle diverse Amministrazioni comunali il progressivo stato di abbandono del monumento. Tali segnalazioni, formulate nell’esclusivo interesse della tutela del bene, sono rimaste sostanzialmente prive di riscontro. Non solo. Sono stato il primo presidente della “Pro Loco Madonna dell’Alto”, nata proprio con l’intento di promuovere la conoscenza e la valorizzazione del sito.
Nonostante il successivo fallimento dell’iniziativa associativa, il mio impegno non è mai venuto meno. Attraverso articoli, interventi sulla stampa e iniziative culturali ho continuato a richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica sull’importanza storica, artistica e identitaria di Santa Maria dell’Alto. Anche negli anni più recenti ho proseguito l’attività di ricerca, pubblicando un saggio dedicato ad alcuni ritrovamenti archeologici del complesso in una miscellanea di studi promossa dalla Società di Storia Patria di Lecce.
Alla luce di questo lungo percorso, durato oltre cinquant’anni, sorprende e rattrista constatare che l’inaugurazione dei restauri sia avvenuta senza che venisse ritenuto opportuno informare o coinvolgere chi, per decenni, ha contribuito a mantenere viva l’attenzione sul monumento quando esso era dimenticato, trascurato e privo di qualsiasi concreta valorizzazione. Non rivendico privilegi né riconoscimenti personali. Rivendico, piuttosto, il rispetto dovuto alla memoria degli studi, all’impegno civico e alla continuità di un lavoro culturale che precede di molti decenni l’intervento celebrato ieri.
Un centro salentino che giustamente ama definirsi “Città d’arte e di cultura” dovrebbe saper custodire non soltanto i propri monumenti, ma anche la storia delle persone che, spesso nel silenzio e nell’indifferenza generale, hanno contribuito a salvarli dall’oblio. Per questo l’esclusione non rappresenta soltanto una mortificazione personale. Essa costituisce il segno di una più generale difficoltà a riconoscere il valore della ricerca, della memoria e dell’impegno civile disinteressato. Rimane naturalmente la soddisfazione di vedere finalmente restituito alla comunità un bene tanto importante. Ma tale soddisfazione non può cancellare l’amarezza di chi ha dedicato una parte significativa della propria vita a Santa Maria dell’Alto e scopre, proprio nel giorno della sua rinascita, di essere stato considerato estraneo alla sua storia.
Paolo Agostino Vetrugno
Storico dell’arte
Paolo Agostino Vetrugno, dottore di ricerca in Pedagogia dello sviluppo, per 35 anni ha insegnato Arte Sacra presso l’Istituto Superiore di Scienze Religiose di Lecce (Facoltà Teologica Pugliese) e per diversi anni è stato professore a contratto di Storia dell’arte moderna presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università del Salento. Si occupa di Storia dell’arte salentina e ha pubblicato numerosi studi, tra cui le monografie: “Antonio Trevisi architetto pugliese del Rinascimento” (Schena, 1985) e “Rinascimento tradito. Studi di storia dell’arte salentina tra ‘400 e ‘500” (Edipan, 2006). Ha curato il volume di A. Foscarini “Arte ed artisti di Terra d’Otranto tra medioevo ed età moderna” (Edizioni del Grifo, 2000).
In foto: Paolo Agostino Vetrugno