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Arte/Cultura - 02 Apr 2023

Tra angeli e putti barocchi, l’arte della bellezza di Sergio Sebaste

Lo studioso Gilberto Spagnolo presenta l’opera dell’artista novolese. Nel breve saggio le immagini delle venti opere che impreziosiscono il libro “Nel Canto del Vangelo. Pensieri e colori” realizzato da Sebaste nel 2007 assieme al poeta teologo Ulisse Mascheretti


Spazio Aperto Salento

L’arte come massima espressione dell’umano (“che non finirà mai finché esisterà il mondo, in quanto ne coinvolge la sua materia e il suo spirito”) trova certamente nel cammino pluridecennale e artistico dell’ottantunenne Sergio Sebaste, pittore pieno di grazia e di straordinaria sensibilità tecnica e umana, una grande forza espressiva. Artista novolese, altamente apprezzato dai critici e tra i più noti e significativi, affermatosi a livello nazionale e internazionale, mette in scena infatti nelle sue opere e nelle sue mostre personali una pregevole pittura connotata da un’attitudine scultorea (suo primo interesse artistico, con un maestro come Pericle Fazzini) che si espande nello spazio e nelle figure con un volume concreto attraverso disegni colorati a rilievo, particolari volumetrici spaziali ed espressivi.

Spessori materici elaborati mediante un procedimento personalissimo che si esplica appunto nella materia come unione di spazio e luce, di gesto e memoria, di realtà e storia. Gioca infatti un ruolo fondamentale la presenza assoluta di una tecnica personale che offre una matrice plastica ineguagliabile, con risultati fortemente realistici, frutto di una ricerca artistica rigorosa, concettuale, ricca nel contempo di grande umanità e capace di coinvolgerci profondamente e, soprattutto, d’incantarci ed emozionarci. Un gesto artistico autentico e originale il suo, fondato quindi da tempo su processi trasformativi dell’immagine e della materia (attraverso disegno, grafica, china, acquerello, pittura, scultura, eccetera) e da un vivo interesse soprattutto per la sua terra, il Salento, il suo popolo e la sua storia.

L’inconfondibile paesaggio rurale e prettamente storico del Salento, in particolare con le sue decorazioni barocche (colonne tortili, fregi, antiche chiese e dimore, linee perfette di muri e di sassi che sembrano animarsi) felicemente unite ad aspetti ambientali e naturalistici, con un supporto grafico di forte espressività comunicativa nella raffigurazione dei suoi segni e soprattutto della sua gente, sono infatti la chiave imprescindibile e indispensabile per scoprire e capire la sua opera pittorica e la sua arte. I tronchi maestosi, contorti e tortuosi degli ulivi salentini (struggente espressione identitaria ridotta oggi a tragiche “macerie” abbandonate e imperfette) sono un mirabile esempio di uno dei suoi temi prediletti, che Sebaste sente particolarmente (rappresentandoli in tante sue opere) in maniera simbiotica vicina al proprio mondo spirituale e memoriale e, soprattutto, esempio lungimirante e testimonianza commovente prettamente culturale del suo genio e della sua tecnica creativa.

La sua pittura è influenzata particolarmente dagli impressionisti francesi e questo dà inoltre certamente anche vitalità poetica ai suoi paesaggi tipicamente salentini. C’è infatti una innegabile somiglianza soprattutto con Monet che trasforma il quadro in monocromia e tutto il paesaggio in qualcosa di etereo e d’impalpabile (levità, senso di vaporosità o una quasi inconsistenza). Monet considerava infatti la natura “il più bello degli spettacoli” e Sergio Sebaste, quadro dopo quadro, disegno dopo disegno, ma anche scultura dopo scultura, ha costruito un edificio formale, espressivo e narrativo talmente autonomo e originale, che è nel contempo in continuità con tale grande tradizione pittorica.

Altre tematiche non meno importanti caratterizzano la sua produzione e le sue opere; da quelle prettamente religiose (come ad esempio la Natività, la Crocifissione, l’Ultima Cena, eccetera, con chiari riferimenti a volte anche a grandi e famosi artisti di levatura internazionale come ad esempio la Sagrada Familia, ultima opera di Gaudì a Barcellona) a quelle di carattere sociale e di valenza esistenziale come la maternità e il corpo femminile, la vita e l’approssimarsi della morte nei volti dei vecchi e dei bambini. O ancora, come le perfette scene o le evocazioni, con minuzia di particolari, di chiara appartenenza alle antiche radici e tradizioni  del suo luogo natio.

Ritratti e paesaggi, volti e corpi perfetti nelle loro forme, nelle loro emozioni e nelle loro storie, marcatamente realistici, si susseguono o si alternano perciò tra rigorosi impianti prospettici, tra antiche chiese sconosciute, tra angeli e putti barocchi e misteriose dimore diroccate. Tutto si mostra quasi come in un sogno, segreto e inafferrabile, che rimarca il legame dell’artista con la propria terra. Sebaste “scrive” di fatto con i colori e affida a miracolosi effetti cromatici le sue emozioni. I colori magistralmente usati si manifestano armoniosamente, quasi irreali nel dipingere sfumature, immagini note e ricordi delle stesse, evocando appunto spazi e persone. “Mescolando” poi i colori, tracciando segni e armonizzando anche gli spazi, Sebaste configura infine rappresentazioni che si spingono, sempre più, oltre una realtà immediatamente riconoscibile e di assoluta bellezza. Sono perciò capolavori preziosi che rendono eterni luoghi nostalgici ed evocativi di tempi passati ed estremamente poetici e immortali.

Sergio Sebaste, cultore dell’arte in tutte le sue forme, ha sempre parlato poco delle sue opere. Opere straordinarie del suo interesse per la scultura sono ad esempio a Novoli il Sant’Antonio Abate in piazza Gaetano Brunetti realizzato nel 2001; il bassorilievo rappresentante l’Eucarestia nella Chiesa di Sant’Andrea, opera presentata in occasione della mostra di Arte Sacra parrocchiale organizzata nell’anno santo 1975; il busto di Oronzo Parlangeli ora presso la scuola elementare che porta il suo nome e, inoltre, il monumento a Carlo Collodi collocato  nel 1991 nel parco di Pinocchio a Collodi, omonimo paese toscano. La trattazione della tematica religiosa, emerge invece chiaramente con tutta la sua tecnica, tutto il suo talento e la bellezza della sua arte, nelle venti opere (che misurano cm. 50×65) fatte con pennini su carta cartonata con tecnica mista a rilievo e che impreziosiscono il libro Nel Canto del Vangelo. Pensieri e colori  realizzato assieme a Ulisse Mascheretti, poeta teologo di Bergamo, e pubblicato nel 2007.

Venti capolavori assoluti, mirabili opere scorrono in queste pagine e illustrano la parola del Vangelo, opere che abbiamo il piacere e il privilegio di presentare ai lettori di spazioapertosalento (grazie al suo dono di una copia di questo libro): Annunciazione, Natività, I Magi, Battesimo, Cana, Samaritana, Alla piscina di Betzata, Gesù cammina sulle acque, l’Adultera, Lazzaro, La Pecora perduta, Le Palme, La Vera Vita, Getsemani, Giuda la Via Dolorosa, Un Grande Grido, Risurrezione, La Pesca Miracolosa, Ascensione. Pittura e Poesia insieme, in un connubio perfetto, dialogano con la parola eterna (dalla prefazione).

Gilberto Spagnolo
© Riproduzione riservata

 

In alto: Sergio Sebaste, Le Palme (particolare di una delle 20 immagini del libro). Sotto: tutte le opere dell’artista novolese contenute nel volumeNel Canto del Vangelo. Pensieri e colori”, 2007