Nei giorni scorsi è iniziata la raccolta delle uve pregiate di Negroamaro, destinate alla produzione dei grandi vini rossi Doc e Igt. Per le diverse tipologie di uve già vendemmiate a livello aziendale, finora è stata registrata una qualità più che buona con una diminuzione produttiva di circa il 20%
Momento clou della vendemmia Leone de Castris. L’antica azienda vitivinicola di Salice Salentino, nei giorni scorsi ha iniziato il taglio delle uve pregiate di Negroamaro, destinate alla produzione dei grandi vini rossi aziendali, Doc e Igt. La nuova fase vendemmiale, dedicata esclusivamente al “principe” dei vitigni salentini, segue la raccolta delle altre tipologie di uve (Chardonnay, Sauvignon, Verdeca, Fiano, Primitivo, Susumaniello e Negroamaro per vini rosati), iniziata lo scorso 6 agosto con le uve per base spumante . Finora la qualità delle uve è risultata più che buona, anche se la quantità ha fatto registrare una notevole diminuzione quantitativa rispetto al 2025.
“La nostra vendemmia di Negroamaro per i vini rossi – dice Piernicola Leone de Castris – è iniziata da qualche giorno. Dal punto di vista sanitario, l’uva non presenta anomalie. La qualità del prodotto è risultata molto soddisfacente. L’ acino, piccolo e sano, si presenta con un ottimo rapporto polpa/buccia. Per quanto concerne la quantità, si rileva una contrazione di circa il 20% in meno rispetto alla passata annata”.
“In generale – spiega – le eccezionali ondate di calore hanno inciso sulla maturazione dell’uva che ha determinato l’anticipo dei tempi di raccolta per preservare le corrette acidità. Ciò avrà effetto sul potenziale alcolico, ad oggi riscontrato più contenuto rispetto al passato. Gli effetti delle alte temperature sono stati meno accentuati sul Negroamaro, rispetto alle altre uve, grazie al suo rigoglioso apparato fogliare che scherma i raggi solari e protegge i grappoli. Abbiamo proceduto ad una raccolta pronta e integra senza sosta, con quantità quotidiana più consistente rispetto alle precedenti annate, per evitare che i caldi eccessivi potessero compromettere la sanità delle uve. Finora, comunque, il bilancio è qualitativamente positivo per tutte le varietà”.
“La vendemmia 2026 – aggiunge – si può riassumere sottolineando l’alta qualità ottenuta grazie alla tempestiva velocità della raccolta, garantendo anche una contenuta gradazione alcolica dei vini e rispettando sia le caratteristiche delle tipologie prodotte, sia le tendenze del mercato che sono orientate su gradazioni alcoliche più contenute”.
“Il mercato del nostro settore – sottolinea Leone de Castris – attraversa indubbie difficoltà dovute sia alla situazione geo politica, sia alla non corretta campagna di contrasto al moderato consumo del vino. Il vino è cultura, identità, rappresentazione e difesa del territorio, oltre che economia. Il vino, se consumato in modo responsabile, può avere effetti positivi anche per la salute, come vari studi dimostrano. Siamo convinti, quindi, che comunicando all’esterno in modo adeguato e semplice l’unicità del nostro mondo (che esiste da millenni), ci siano i presupposti per una ripresa non basata sulla quantità, ma sulla qualità e l’immagine”.
La produzione attuale di “Leone de Castris”, che dispone di circa 200 ettari vitati di proprietà, è di oltre 1.800.000 bottiglie. Il 50% del prodotto aziendale viene destinato al mercato italiano, il rimanente 50% a quello estero (Europa, Usa, Canada, Centro e Sud America, Asia, Australia e Nuova Zelanda).
Rosario Faggiano
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