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Evento - 02 Set 2022

Castiglione, la “Notte Verde”: sagra all’insegna della vera tradizione

La tre-giorni di fine agosto ha decretato il successo di una manifestazione che mira al recupero dell’artigianato tipico e delle pietanze caserecce


Spazio Aperto Salento

La Tradizione: tutti la auspicano ma pochi, pochissimi la mettono in pratica. Nelle feste e sagre paesane di cui, specie in estate, il Salento pullula, non trova posto, e quando lo trova è, per così dire, risicato. Dalle tre giorni agostana a Lecce in onore del santo patrono Oronzo e dei suoi vice, Giusto e Fortunato, alla celeberrima Danza delle Spade, a Ferragosto, nella frazione di Ruffano, Torrepaduli, passando per quanto a Melpignano è ha contorno dell’evento internazionale della Notte della Taranta, con circa 200mila spettatori fra serata di prove e serata finale del 27 agosto, e riprese per il programma su Rai Uno di giovedì 1 settembre.

Il tema da “Chi l’ha visto?” o “Scomparsi”, dunque è la tradizione. Il denominatore comune, un tempo ormai lontano, delle suddette sagre e feste paesane. Quando come passatempo, al posto delle patatine in busta, i bambini – e non solo loro – gustavano i lupini; il cibo oggi appannaggio del fast food cotto sulle piastre roventi dei camioncini itineranti, era preparato in casa, e sulle bancarelle, al posto delle chincaglierie, facevano bella mostra cestini di vimini, capi fatti al telaio e giocattoli in legno.

Nessuno ha la presunzione di affermare che tutto ciò è oggi letteralmente scomparso, ma fra le sagre e feste in cui siamo incappati – e non sono certo poche – l’unica in cui tutto ciò è riassunto, è la “Notte Verde” di fine agosto nella frazione di Andrano, Castiglione.

Nel minuscolo ma coinvolgente paesino del piccolo Comune di meno di cinquemila anime, le cose le hanno fatte per bene. Nel segno, appunto, della tradizione e del ricongiungimento dell’uomo con i valori della natura, e per essa della civiltà contadina, la cui fine, in tempi non sospetti, venne intravista da Pier Paolo Pasolini a cui l’edizione 2022 appena conclusa, l’11a, era dedicata nel centenario della nascita (Roma 1922, Ostia 1975).

L’ITINERARIO DELLA SAGRA

All’arrivo, ci accolgono cinque enormi covoni di paglia. Il messaggio è chiaro: i protagonisti sono i temi rurali e dell’ambiente, la festa, la sagra, è contadina. E infatti, ecco, dopo pochi passi, le farine per pasta, focacce e dolci. Per strada, c’è da sedersi sulle balle di paglia. Le sedie di plastica sono bandite. Da un banchetto, di legno con la pensilina fatta con le canne di bambù, due signore offrono un piattino di grano “stumpato”. Ci vuole poco per capire che le strade sono a tema e non un’accozzaglia di bancarelle una diversa dall’altra. C’è quella dell’artigianato: cestini e ceste di vimini, capi fatti al telaio, ricami e tessuti concepiti a mano, giocattoli in legno come i vecchi panchetti per sedersi o inginocchiarsi, carretti, jo-jo e trottole con lo spago (bellissimi quelli di mastro Giacomo Panico (foto a fianco), 77 anni, artigiano in pensione di Castiglione), trozzule dentate per produrre suoni striduli ed insistenti (le usano i flagellati a Pasqua per i riti della Passione di Cristo), e scattagnole, una sorta di nacchera nostrana. Un’altra è dedicata al cibo cucinato poco prima della festa dalle anziane del posto: legumi d’ogni tipo, fave e cicorie, peperonata, pezzetti di carne di cavallo al sugo. L’itinerario è circoscritto dai palchetti per l’esibizione degli artisti, che propongono musica in contemporanea, ma grazie alla distanza, evidentemente studiata, senza accavallarsi. Attorno ad essi, sono gli altri presidi: prodotti della terra a chilometro 0, soprattutto ortaggi e pomodori a pendola, formaggi, quasi tutti di latte di capra, spezie, saponi, liquori e vini, e naturalmente, dolci fatti fra le mura domestiche oppure cotti nei forni a legna delle botteghe. Un’intera viuzza è dedicata al miele, compresi favi e cera di api.

COSE CHE SI NOTANO

Gli organizzatori (Casa delle AgriCulture Tullia e Gino Girolomoni e Casa delle AgriCulture cooperativa Agricola “Il Mulino di Comunità”, col patrocinio del Comune di Andrano e le numerose collaborazioni di altre realtà sociali ed istituzionali) hanno pensato a tutto. La scuola della frazione aperta per bagni, nursery, fasciatoi e spazio per i giochi dei bambini; chiesa matrice disponibile per le visite; luminarie, sobrie e non dispendiose; angoli per dialoghi, open anche agli ospiti stranieri giunti da Armenia, Inghilterra, Spagna e Svezia, nell’ambito del progetto “Creative Europa Culture”; mostre di artisti locali nelle cantine e nei pianoterra delle case; persino un ponte da trekking, per la gioia di piccini e grandi, ai quali, in sicurezza, è consentito di scalare. Di sicuro, fra il bello e piccolo di Castiglione di Andrano, oggi il poeta, scrittore, regista, sceneggiatore, attore e drammaturgo romano, il cui genio creativo ci è stato sottratto all’età di soli 53 anni, avrebbe avuto modo di riconsiderare l’idea dell’Italia contadina spazzata via dalla cosiddetta industrializzazione selvaggia, rimodulandola in uno speranzoso: non tutto è perduto!

Toti Bellone
© Riproduzione riservata  

 

Foto in alto: la strada dei tessuti (© T.B.)

 

Lavori fatti al telaio (© T.B.)

 

La tavolata con il cibo a km. 0 (© T.B.)

Attrezzi e giochi in legno di una volta (© T.B.)