Salento - 26 Mag 2024

Lecce, nel Paisiello il “prezioso” pianoforte di Tito Schipa

Istoriato e dorato alla maniera barocca, spicca del foyer dell’antico Teatro, che per bellezza e dimensioni, i leccesi chiamano “la bomboniera”


Spazio Aperto Salento

Bene, è tenuto bene, ma per ammirarlo, dal momento che all’esterno non è pubblicizzato,  bisogna entrare e scoprirlo nel luogo che lo custodisce, oggi aperto tutti i giorni, e non soltanto in occasione di concerti e rappresentazioni teatrali. L’oggetto da ammirare – e che oggetto! – è il pianoforte di Tito Schipa, il cantante lirico che più di ogni altro personaggio, da oltre un secolo, rappresenta nel mondo intero, il nome della sua città natale, Lecce.

IL PIANOFORTE DI SCHIPA

Tito Schipa

Lo strumento, un gioiello verticale del 1870, si trova nel foyer dell’antico Teatro Paisiello, con Apollo e Politeama Greco, uno dei tre del capoluogo salentino. Si tratta di uno Steinway & Sons, dal nome della storica fabbrica  newyorkese che lo ha costruito, sul quale il tenore, onore e vanto della città del barocco, all’anagrafe Raffaele Attilio Amedeo Schipa, detto Tito, da “titu”, piccolo, fra le altre canzoni, ha musicato, rendendola celebre, la lirica del poeta partenopeo Salvatore Di Giacomo (1860-1934), “Pianefforte ‘e notte”, e suonato, intonandole con la sua voce vellutata, le arie che lo hanno imposto all’attenzione del mondo intero.

Lo Steinway & Sons di Tito Schipa (© T.B.)

Oltre a rievocare, con la sua presenza, il ricordo di Schipa, conosciuto come “l’usignolo d’Italia” per il particolare timbro di voce che gli è valso l’iconico appellativo di “più grande tenore di grazia della storia dell’opera lirica”, il pianoforte, istoriato e dorato alla maniera barocca, costituisce un magnifico quanto raro esempio di manufatto artigianale. Un manufatto la cui fruizione è finalmente consentita a tutti, grazie all’apertura del Teatro assicurata dalla partecipata del Comune capoluogo, Lupiae Servizi, a cominciare dai turisti, stranieri compresi, che sempre più numerosi giungono a Lecce, e che per inoltrarsi fra le viuzze cariche di bellezze del suo centro storico, oltrepassata l’antica Porta Napoli, percorrono proprio il primo tratto di via Giuseppe Palmieri, dove si trovano Paisiello e pianoforte.

L’ANTICO TEATRO

Acquistato dal Banco Ambrosiano Veneto, e su invito dell’associazione “Amici della lirica” di Lecce, donato all’amministrazione cittadina, a parte il prezioso Steinway & Sons, magistralmente restaurato, nel 1996, dall’accordatore e riparatore professionista Gaetano Racanelli, entrando nel Teatro, ricostruito nel 1867 sulla vecchia struttura in legno del Nuovo San Giusto, inaugurato tre anni dopo con “Il ballo in maschera” di Giuseppe Verdi (1813-1901) e subito intitolato al musicista e compositore di Taranto, Giovanni Paisiello (1740-1816), i visitatori possono ammirare pure le quattro allegorie della volta (l’Armonia, la Tragedia, la Commedia e le Grazie), affrescate a tempera dal napoletano Vincenzo Paliotti (1871-1894), nonché le splendide decorazioni in stucco dorato realizzate dai Maestri artigiani partenopei e salentini, ed al centro dell’arco scenico, il grande orologio del maestro Fernando Martina.

La facciata del Paisiello (© T.B.)

L’interno dell’antico Teatro (© T.B.)

Nello stesso foyer della “bomboniera”, come il Paisiello è affettuosamente chiamato dai leccesi per le sue contenute dimensioni (fra platea e tre file di palchi conta comunque 320 posti a  sedere), spiccano due busti realizzati dallo scultore di Ruffano, Antonio Bortone (1844-1938). Il primo raffigura lo stesso Paisiello, il secondo un altro famoso musicista e compositore salentino, Leonardo Leo (Leonardo Ortensio Salvatore de Leo, San Vito dei Normanni 1694, Napoli 1744). Ai due, nel 2006, si è aggiunto quello dell’autore teatrale leccese Raffaele Protopapa (1907-1995).

IL TENORE TITO SCHIPA

Nato il  27 dicembre del 1888 in una casetta ad angolo fra i vichi  dei Pensini e del Sole, nel cuore del borgo antico, per posticipare di un anno il servizio militare, dai genitori di famiglia “arbereshe”, Luigi ed Antonia Vallone, Tito Schipa venne dichiarato all’anagrafe il 2 gennaio dell’anno successivo, e si spense a New York all’età di 77 anni, il 16 dicembre del 1965. La sua lunga carriera, che fu anche di attore e compositore di tanghi argentini e canzoni di musica leggera, anche in dialetto leccese come “Quandu te llai la facce la matina”, ebbe inizio nel 1914 a Napoli con “Tosca”, e solo per fare pochissimi esempi, prima dei trionfi in Russia, Ungheria e Stati Uniti, proseguì nel 1919 con l’affermazione artistica a Chicago in “Rigoletto”, passando per Madrid, dove venne osannato cantando in “Manon Lescaut”. La sua ultima esibizione italiana, è datata 14 aprile 1955 al Petruzzelli di Bari con “Elisir d’amore”.

La targa sull’ingresso della casa natale (© T.B.)

Lecce, alla quale restò sempre legato, gli ha dedicato il Conservatorio musicale, una piazza, una targa in pietra sull’ingresso della casa natale e, nel Cimitero antico, un artistico sarcofago progettato dallo scultore salentino Salvatore Spedicato. Ed ancora, per omaggiarlo tutti i giorni dell’anno, a mezzodì in punto, una sua canzone viene diffusa da un altoparlante installato sul terrazzo di Palazzo Carafa, sede del Comune. Inoltre, Gallipoli gli ha intitolato un Teatro, e riportano il suo nome anche strade di numerosi centri della provincia. Il 26 luglio del 2022, la Regione Puglia ha pure avviato l’iter per la costituzione di una Fondazione. Per iniziativa del Lions Club Lecce Santa Croce, accanto ad una stella, presto il suo nome dovrebbe campeggiare anche a Los Angeles, sulla strada dei divi immortali, la famosa Walk of fame.

Toti Bellone
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Foto in alto: il foyer del Teatro con i pianoforte di Tito Schipa (© T.B.)