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Vino - 10 Mar 2021

Doc Matino, la prima istituita in provincia di Lecce

Nacque nel 1971. Dopo la chiusura della cooperativa “Cantine del Matino” nel 2015, l’imbottigliamento della storica Doc è stato interrotto


Spazio Aperto Salento

Dalle pendici del Gargano, dove abbiamo avuto modo di apprezzare la più antica Doc pugliese “San Severo”, il nostro viaggio alla “scoperta” delle denominazioni di origine dei vini, ritorna a far tappa nel Salento ed in particolare nel territorio della provincia di Lecce. E non possiamo che ripartire dalla prima Doc leccese e tra le primissime della Puglia, quella recante la denominazione “Matino”.

Matino è un Comune della provincia di Lecce, il cui centro abitato è un tutt’uno, senza soluzione di continuità, con il Comune di Parabita. Matino conta poco più di 11.000 abitanti e si sviluppa, per circa 26 km2, ad est del territorio di Gallipoli da cui dista quasi 15 km.

La morfologia del suo territorio è pianeggiante, ma si inerpica sul colle di Sant’Eleuterio, dove il centro abitato arriva a raggiungere la quota di circa 175 metri sul livello marino per poi ripianarsi alla modesta quota di circa 25 m. sul livello del mare.

Nel complicato intreccio di stradine e viottoli si dipanano scorci e vedute, dove si possono ammirare diversi edifici storici di stile barocco; tra tutti spicca, per importanza storica e architettonica, l’imponente Palazzo marchesale “Del Tufo” eretto su una sequenza di cave solcate nel tufo e, da qualche decennio, allibrato al patrimonio comunale. Di recente, un fruttuoso e meticoloso restauro ha consentito la riapertura al pubblico degli incantevoli affreschi delle scuderie: un trionfo di colori che riportano in vita splendide scene di caccia e raffigurazioni di animali.

La morfologia del territorio di Matino e le ampie distese dei suoi terreni agricoli hanno caratterizzato l’economia cittadina che, come per la gran parte dei comuni salentini, ha trovato fertilità nella coltivazione di uliveti e vigneti. Mentre i primi, nell’ultimo decennio, sono stati falcidiati dal micidiale batterio della Xylella fastidiosa, le piantagioni di viti hanno trovato più spazio nella coltivazione e quindi la produzione di apprezzabili vini prodotti dalle uve autoctone, in prevalenza Negroamaro, Malvasia e, in particolare in questa fascia territoriale, anche Sangiovese (vitigno tipico e probabilmente originario della regione romagnola e diffusissimo in Toscana dove, da tali uve, viene prodotto il fatidico Brunello di Montalcino).

La tradizione enologica dei matinesi risale alla fine del XIX secolo quando, nel 1899, si dava vita al “Consorzio Agrario Cooperativo di Matino”, nato prevalentemente per favorire l’auspicata espansione economica di Matino, attraverso la realizzazione di un innovativo impianto di trebbiatura, di un frantoio, di una cantina e, addirittura, dell’embrione della “Banca Agricola di Matino”, oggi “Banca Popolare Pugliese”.

Per oltre un secolo la produzione del vino fu destinata (come la gran parte dei vini salentini) al mercato dello sfuso del nord Italia e addirittura della Francia, dove veniva utilizzato per tagliare le produzioni locali e consentire l’incremento di colore e corpo di etichette già blasonate.

Finalmente i matinesi, per primi nel Salento, intuirono la potenzialità delle “nostre” uve, percependo l’esigenza di far riconoscere l’identità del territorio e dare il giusto merito all’autoctonia.

È così che il 19 maggio 1971 vedeva la luce la Doc “Matino” (rosso e rosato) prodotta da uve di Negroamaro per almeno il 70% e altre uve quali la Malvasia nera e la Sangiovese, (congiuntamente o singolarmente) per il restante 30%. Tale base ampelografica, a differenza di altre denominazioni (esempio: Salice Salentino), è rimasta inalterata nel tempo ed è tale anche oggi.

La zona di produzione della Doc Matino comprende l’intero territorio dell’omonimo Comune e parte dei territori di Parabita, Alezio, Taviano, Casarano, Melissano, Tuglie e Gallipoli. La posizione pedo-collinare dei vigneti presenti in queste zone, la loro esposizione occidentale verso la costa ionica, ed il clima particolarmente favorevole e ventilato, nonché la natura calcarea dei terreni, consentono di ottenere apprezzabili risultati organolettici e qualitativi.

Come tutte le belle storie, ahimè, anche quella della Matino Doc non ha avuto un epilogo entusiasmante; la cooperativa “Cantine del Matino” nel 2015 ha definitivamente chiuso i cancelli (ultima annata imbottigliata 2013) e messo la parola fine, speriamo non per sempre, alla vinificazione della storica ed antesignana Doc salentina.

Mimmo Arnesano

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 In foto: “Cantine del Matino”, i cancelli della cooperativa sono chiusi dal 2015