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Negroamaro - 20 Gen 2021

Il “Salice Salentino”, da vino da taglio a Doc prestigiosa

Il primo disciplinare fu approvato con Dpr dell’8 aprile 1976


Spazio Aperto Salento

Salice Salentino, Comune a vocazione prettamente agricola che sorge a nord ovest della provincia di Lecce, rappresenta il triplice di confine (per usare un termine catastale) con le province di Brindisi e Taranto.

Il suo territorio, del tutto pianeggiante, esteso per circa 59 km2 (59 milioni di metri quadrati) era costellato, fino a pochi anni fa, da vigneti e uliveti. Gran parte delle centenarie piante di olivo sono state quasi tutte flagellate dalla devastante e terribile Xylella fastidiosa: un batterio che vive e si riproduce all’intero dei vasi linfatici vegetali ricchi di sali minerali.

Il territorio vitato del Comune di Salice Salentino è occupato, in larghissima parte, da uno dei vitigni autoctoni più rappresentativi: il Negroamaro (localmente niurumaru), un’uva a bacca rossa con acini di colore blu intenso e scuro, da definirsi quasi nero, a formare grappoli fitti e compatti con bucce spesse e ricche di polifenoli, che arricchiscono e decorano le vigorose, contorte e nerborute piante ad alberello.

Gli alberelli, che offrono rese medie di 70-80 quintali per ettaro, spesso raggiungono l’età di 60-70 o anche 80 anni, arrivando ad offrire basse rese che possono scendere fino a 50 q.li/ha a favore di una qualità più apprezzabile del frutto.

Dai ricchi e succulenti acini del Negroamaro, raccolti nel mese di settembre (a volte nei primi giorni di ottobre per ottenere una maggiore concentrazione zuccherina e quindi una più elevata gradazione alcolica), si ottiene l’omonimo vino dal colore rosso rubino impenetrabile con gradazioni color granata, di importante corposità e di complessa composizione olfattiva.

La presenza del Negroamaro nella coppa del calice riflette intense sfumature di colore rosso-violacee e aggredisce quasi l’olfatto con sentori fruttati di prugna, more, amarena e ciliegia, lasciando spazio a sfumature floreali che richiamano le viole e le rose rosse, spesso coniugate a note speziate e balsamiche di erbe mediterranee, liberando aromi terziari (nelle versioni barricate) tipici del tabacco, della liquirizia, del pepe nero e del cuoio. In bocca il tannino è generoso ma elegante, senza asperità, che diventa più morbido nella Dop Salice Salentino.

Il Negroamaro, in passato utilizzato per il taglio dei vini francesi e del nord Italia per fornire colore e corpo ai vini ottenuti dal Merlot e al Cabernet Sauvignon, negli ultimi 50 anni ha trovato la giusta collocazione nel mercato vinicolo più blasonato, anche grazie alla nascita, nel 1976, di una delle più prestigiose e complete Doc pugliesi: il “Salice Salentino” (oggi Dop).

Una denominazione che prevedeva, nel suo disciplinare originario approvato con Dpr dell’8 aprile 1976 e pubblicato sulla Gazzetta ufficiale n. 224 del 25 agosto 1976 (a firma dei Ministri Marcora e Donat-Cattin), l’utilizzo minimo dell’80% di uva Negroamaro e il rimanente 20% composto da uva del tipo “Malvasia Nera di Lecce” o “Malvasia Nera di Brindisi”.

Più recentemente, nell’ottobre del 2010, tale indicazione di produzione è stata variata, prevedendo che il “Salice Salentino” rosso o rosato possa essere vinificato con un blend composto da almeno il 75% di uva Negroamaro e dal rimanente 25% di altri vitigni coltivati sul medesimo territorio.

La zona di produzione delle uve e dei vini che possono fregiarsi della denominazione “Salice Salentino” è rappresentata dall’intero territorio dei Comuni di Salice Salentino, Veglie, Guagnano, San Pancrazio e Sandonaci e da parte del territorio, meticolosamente dettagliata del disciplinare di produzione, dei Comuni di Campi Salentina e Cellino San Marco.

Non ci resta che provare la degustazione in ampio calice di un ottimo Salice Salentino, servito alla temperatura di 18-19° C, magari accompagnandolo ad un ricco piatto di “pizzarieddhri e ricchitelle” o ad una succulenta bistecca alla brace.

Mimmo Arnesano

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