Vino - 28 Feb 2021

“San Severo”, la prima Doc riconosciuta in Puglia

Il disciplinare di produzione fu approvato con Decreto del Presidente della Repubblica del 19 aprile 1968


Spazio Aperto Salento

La Puglia, il tacco d’Italia, lo sperone proteso verso l’Oriente, è la Regione più lunga d’Italia, ricca di arte, di cultura, di tradizioni, abbracciata dal mare e pervasa da pianure, increspata da dolci colline e, qua e là, interessata da laghetti e corsi d’acqua.

Riprendendo il nostro itinerario dal Salento, dove abbiamo lasciato il Salice Salentino, facciamo un viaggio verso l’estremo nord della Regione, fino ad arrivare al confine con il Molise, per trovare un territorio morfologicamente variegato che ospita la Doc più longeva tra le pugliesi: la “San Severo” riconosciuta con Decreto del Presidente della Repubblica Giuseppe Saragat del 19 aprile 1968, con le varianti “bianco, rosso o rosato”.

San Severo è un Comune dauno di medie dimensioni, che conta poco più di 50.000 abitanti; un territorio storicamente vocato all’agricoltura, nella zona dell’alto Tavoliere, dove trovano terreno fertile generosi ulivi e dorate distese di grano duro e, più strettamente di nostro interesse, longevi e vasti vigneti dove si coltivano principalmente i vitigni di Montepulciano, Sangiovese, Nero di Troia, Trebbiano e il principe di San Severo: il Bombino bianco.

La tutela del San Severo ed in particolar modo il “bianco” è da ricondurre indietro nel tempo fino al 1932, quando, sotto il Regno di Vittorio Emanuele III, il Ministro per l’Agricoltura e le Foreste Giacomo Acerbo, il 29 marzo, emanò un Decreto Ministeriale per la “Delimitazione del territorio di origine del vino tipico San Severo Bianco”. Quella stessa delimitazione territoriale la troviamo nel disciplinare, rivisto più volte, fino alla sua ultima versione del 7 marzo 2014.

Il territorio di interesse, ove è consentito produrre la Doc “San Severo” nelle sue diverse declinazioni, ha una vastità di circa 600 ettari e comprende l’intero territorio dei Comuni di San Severo, Torremaggiore e San Paolo di Cividate e parte dei territori di Lucera (a sud di San Severo) e dei Comuni di Apricena, Poggio Imperiale e Lesina. Una vasta zona che parte dalla ricca pianura del Tavoliere e sale fino al lago di Lesina abbracciata dalle pendici delle colline garganiche ad est e dai declivi preappenninici ad ovest, lungo il fiume Fortore.

Il tipo di terreno che ospita la coltivazione viticola, è generalmente ricco di elementi minerali, di medio impasto e di buona struttura, capace di conservare il giusto grado di umidità. L’altitudine delle aree coltivate va dai 60 ai 250 metri s.l.m., con un territorio prevalentemente pianeggiante e lievi pendenze ai lati occidentale e orientale alle falde del Promontorio del Gargano.

Il clima è senz’altro caldo arido con modeste precipitazioni durante il periodo vegetativo e temperature quasi mai estreme oltre i 35°C o sotto zero.

Entrando nel merito delle diverse tipologie e declinazioni del San Severo Doc, dalle più generiche “bianco”, “rosso” e “rosato” del disciplinare datato 1968, arriviamo alle attuali diverse denominazioni e più nel dettaglio: San Severo bianco (prodotto con Bombino bianco e Trebbiano bianco, entrambi tra il 40 ed il 60% e da un massimo del 15% con altre uve a bacca bianca) e San Severo Bombino Bianco (almeno l’85% di Bombino bianco e per un massimo del 15% altre uve a bacca bianca). Entrambe le denominazioni sono prodotte anche nelle versioni frizzante e spumante apprezzando casi di produzione con metodo classico di eccellente qualità.

La denominazione “San Severo” Rosso e Rosato ha una base ampelografica composta per almeno il 70% da uve Montepulciano, un massimo del 30% di uva Sangiovese a cui è possibile aggiungere fino al 15% di altre uve provenienti dai vigneti di Uva di Troia, Malvasia Nera, Merlot o altre uve sempre a bacca nera, idonee alla coltivazione nella provincia di Foggia.

Tra le ultime denominazioni introdotte nel 2010, troviamo diverse tipologie di vino rosso, in particolare: “San Severo” Uva di Troia (o Nero di Troia), il “San Severo” Sangiovese e il “San Severo” Merlot (anche rosato) che, per la loro produzione, prevedono un impiego minimo dell’85% di uve provenienti dagli omonimi vitigni e il restante 15% da altre uve nere coltivate nella provincia dauna.

Le altre denominazioni di vini bianchi sono rappresentate dal “San Severo” Trebbiano bianco, dal “San Severo” Falanghina e dal “San Severo” Malvasia bianca di Candia; anche in questo caso, come per i precedenti, la base ampelografica di questi vini prevedono l’impiego minimo dell’85% di uve provenienti dagli omonimi vitigni e del 15% di altre uve a bacca bianca coltivate sempre nel territorio della provincia di Foggia.

La denominazione “San Severo”, dunque, apre il solco all’ampia e ricca serie di 28 Doc dei vini pugliesi che, sempre più, trovano preponderanza nel mercato vinicolo italiano e transnazionale, grazie alla qualità della materia prima e alla maestria dei viticoltori e degli enologi che consentono di avere nei calici pregiati rossi, eleganti bianchi e preziose bollicine prodotte con metodo classico.

Mimmo Arnesano

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In foto: Un’immagine della vendemmia pugliese (Archivio M. Armesano)