Arte contemporanea - 29 Lug 2026

“Frammenti” di Sante Polito, mostra retrospettiva a Taranto

La mostra è visitabile sino al 4 settembre 2026. È ospitata nello spazio espositivo “Parati” e presso la Libreria Dickens


Spazio Aperto Salento

Ho conosciuto il lavoro di Sante Polito poco prima della sua morte, avvenuta nel 2021. Da allora, guardando le riproduzioni fotografiche delle sue opere, è nata in me la curiosità di osservarle dal vivo. Certamente avevo già incrociato la sua ricerca: avevo visto un’opera nella Collezione di Arte Contemporanea dell’Università del Salento e riservato qualche fugace sguardo ai suoi interventi nello spazio pubblico – come Uccello di passaggio (1988), una composizione ferrosa collocata nel quartiere Tamburi, in Piazza Masaccio a Taranto, o Nuova vegetazione (1988) e il Parco della Rimembranza (2000) a Statte. Ero colpita dalla sua capacità di passare dal gesso al ferro e alla pietra sempre con un’attenzione al sociale, già evidente nella scelta e nella modellazione dei materiali, oltre che nei soggetti. Mi interessava, in definitiva, quell’urgenza che spiccava nelle sue composizioni scultoree concettuali e radicate nella sua storia.

Del resto, Polito aveva un legame con la materia e con l’industria saldamente ancorato al suo ricordo familiare e alle sue origini: nato nel 1947 da genitori emigrati in Belgio per lavorare in miniera, fece ritorno, neanche adolescente nel 1959, in quella Statte che vedeva progressivamente mutare la propria conformazione paesaggistica e occupazionale con la costruzione delle acciaierie, la nota Italsider tarantina, aperta dopo anni di lavori nel 1965, che imponeva quel fumo sulla città, raccontato nell’essenziale opera di Alessandro Leogrande. Nelle fotografie degli interventi polimaterici di Polito mi sembrava, così, di intravedere una poetica che faceva propria la trama delle memorie secolari e delle fratture contemporanee della provincia tarantina (una memoria che è anche mia).

Non ero ancora riuscita, tuttavia, a soddisfare quel desiderio di osservare nell’insieme il suo lavoro, almeno fino all’inaugurazione della mostra Sante Polito. Frammenti, visitabile da inizio luglio e fino al 4 settembre, curata da Gianluca Marinelli.

Il titolo – già utilizzato per la pubblicazione monografica dedicata a Polito nel 2024 dallo stesso curatore – è un diretto riferimento alla produzione matura dell’artista, realizzata tra gli anni Ottanta e Novanta, ricorrendo alle pietre locali e al ferro, e caratterizzata da forte astrazione geometrica e piccole incisioni simboliche, presentate al pubblico con la personale omonima tenutasi alla Galleria Extra a Taranto nel 1988.

Proprio un nucleo di Frammenti – tra triangoli, spirali, forme totemiche – si impone nella stanza che accoglie parte dell’esposizione. Fanno da corredo schizzi e bozzetti, dai quali si apprendono le fasi e i pensieri elaborati nella realizzazione: «amore per la terra/amore per l’aria/amore per la natura/amore per la vita»; «Pietra lavorata? Attrezzo contadino»; «il recupero di valori perduti». I fogli di appunti e gli studi, disseminati nell’intero allestimento, restituiscono la modalità di lavoro dell’artista, ma anche una componente testuale che, pur non mantenuta nei suoi esiti ultimi, è fondamentale per comprenderne il processo creativo e il messaggio finale.

S. Polito, tre bozzetti di Strutture, 1972-1973, carboncino

I Frammenti attirano la mia attenzione ma sono l’ultima parte della mostra, nelle volontà del curatore. Se i lavori su carta accompagnano il percorso, il nucleo centrale è costituito da una selezione di sculture di piccolo formato, tra le solide Strutture dei primi anni Settanta, in gesso patinato a bronzo, le Fossilizzazioni che trattengono oggetti quotidiani e spesso inaspettati nella materia, in una rielaborazione anni Ottanta dell’objet trouvé, sino alla Nuova Vegetazione ferrosa, astratta nelle sue linee allungate e sottili, concreta nel suo rimando, anche materico, al contesto siderurgico.

La disposizione allestitiva, rispettosa delle cronologie e pure interscambiabile, è favorita dallo spazio, nei fatti un grande stanzone, appena suddiviso in zone. La project room che accoglie la mostra è Parati, inaugurata nel dicembre 2025 presso il Mercato Coperto Campagna Amica di Taranto, con il sostegno di Coldiretti Taranto, e coordinata da Marinelli.

Se la tendenza a portare l’arte contemporanea nei luoghi più disparati ha raggiunto in alcuni casi esiti infelici, in questo l’orientamento pare coerente e stimolante, sempre nell’orizzonte di quella spinta sociale e territoriale – nel senso di legata alla terra e al territorio – di cui è pregna l’opera di Polito.

Altrettanto rilevante è la scelta di predisporre una sezione documentaria nella Libreria Dickens, poco distante, progettata nel 1990 da Piero Bruno, fondatore e direttore della Galleria Extra, amico e sostenitore di Sante Polito.

Cataloghi e dépliant sono sfogliabili sul bancone, mentre qualche lavoro su carta, istantanee e riproduzioni di ritagli di giornale sono disseminati tra gli scaffali in legno, nascosti in piena vista. Il dettaglio fotografico di un Frammento è affiancato a una vecchia locandina del 2019: La lezione di Alessandro Leogrande; non ha a che fare con l’esposizione, eppure è profondamente legata a essa.

A catturare il mio sguardo è un fotoritratto in posa, che immortala Sante Polito e Rammellzee, il graffitista newyorkese, il «profeta del 2000» e dello «slanguage». La fotografia è stata scattata a Martina Franca, nell’allora Studio Carrieri, fondato nel 1976 da Lidia Carrieri, gallerista visionaria che agli inizi degli anni Ottanta è partita per gli Stati Uniti per entrare in contatto con quel graffitismo di cui si cominciava da poco a parlare in Italia ed è riuscita a portare diversi artisti in Puglia, nella sua galleria. Rammellzee è stato il più affezionato, è tornato più volte in Valle d’Itria, libero di sperimentare con materiali come marmi e resine, unitamente alle sue bombolette.

Rammellzee e Polito nel 1984, Martina Franca, Studio Carrieri

Sante Polito e Rammellzee compaiono insieme nel 1984, in occasione dell’inaugurazione della mostra personale di quest’ultimo. La conoscenza e l’esperienza del graffitista a Martina Franca hanno sollecitato lo scultore, specialmente nelle sue soluzioni di fine anni Ottanta, come il già citato monumento Uccello di passaggio.

Muoversi nella Libreria Dickens dà anche la sensazione di entrare, in qualche modo, nel processo di realizzazione dell’esposizione, mettersi in contatto con gli strumenti del mestiere, tentare di ricomporre i frammenti, quelli di una vita artistica, ma anzitutto di una biografia umana.

Sante Polito. Frammenti è visitabile, sino al 4 settembre 2026, il martedì, venerdì e sabato dalle ore 8 alle ore 13 o su appuntamento presso Parati (via Umbria 147, Taranto); la sezione documentaria è visibile presso la Libreria Dickens (via Medaglie D’Oro 129, Taranto) negli orari di apertura (lunedì-venerdì: 9.30-13.30, 17.30-20.30; sabato: 9.30-13.30).

Rosanna Carrieri
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Foto in alto: Sante Polito, Frammenti, anni Ottanta, pietra e ferro. Sotto: in primo piano Sante Polito, modellino di Uccello di passaggio, 1988 circa, ferro; in secondo piano Nuova Vegetazione, acciaio; sullo sfondo due bozzetti di Strutture, carboncino e gessetti colorati, Gli ori di Taranto, 1986, mattonella in ceramica

 

 

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