• sabato , 19 Giugno 2021

Teatro - 09 Gen 2021

La storia delle Giaccure stritte (parte IV)

Il racconto del percorso artistico della compagnia teatrale salicese, nuova puntata a cura del regista Mimino Perrone

 


Spazio Aperto Salento

Parte IV – Dalla commedia dell’arte a Pirandello.

 

Per la stagione teatrale 2007, non potendo contare sulla disponibilità di Walter, alle prese con la malattia, iniziammo a provare La Grazia, una nuova commedia ispirata ad un’opera del grande commediografo siciliano Nino Martoglio.

Le prove furono, come al solito, lunghe e faticose e Walter, compatibilmente col suo stato di salute, veniva spesso a trovarci e non lesinava di darci consigli e suggerimenti. Il cast comprendeva Franco nel ruolo del protagonista mastro Agostino, un povero ciabattino schizofrenico che si dibatteva quotidianamente tra le angherie della petulante moglie Concetta (Anna) e il ricatto del prepotente Don Calogero (Salvatore in seguito il sottoscritto). La trama della commedia narrava del povero Agostino che, fedele devoto di Santa Pupa, chiede la grazia di far cadere la lingua a sua moglie e alla fine…

La narrazione poi veniva completata dalla figura del barbiere mastro Ciccio, magistralmente interpretato da Antonio; dai due fidanzatini Gigino (Luigi) e Rosina (Rosy poi Loredana); dallo sfortunato spasimante Uccio (Mario poi Alessandro); dalla simpatica Zia Carlotta (Lucia poi Patrizia); da mastro Raimondo e dalla piccola Cozzapilusa (Mimino poi Gabriele).

La Grazia, Concetta, mastro Ciccio e mastro Agostino

La Grazia, scena del II Atto

Debuttammo con successo il 29 aprile 2007 presso il Teatro don Bosco di San Pietro Vernotico e da quella sera anche questa commedia, che ci ha fatto vincere molti premi in varie rassegne, divenne un nostro “cavallo di battaglia” ed è stata replicata per ben 42 volte.

A questa commedia sono legati alcuni curiosi episodi:

  • La sera del 13 febbraio 2010 si recitava presso il teatrino della parrocchia “Maria Regina” di Squinzano, si era quasi pronti per iniziare quando Anna si accorse di aver sbagliato costume di scena e senza perdersi d’animo, salì in macchina, tornò a Salice, prese il costume giusto e fu di ritorno appena in tempo per andare in scena.
  • Il 28 agosto 2015 a Maglie io ed Alessandro, nel secondo atto saltammo un’entrata in scena che era funzionale alla conclusione della commedia. Sul palco ci fu uno scompiglio generale che per fortuna il pubblico non notò e alla fine, grazie alla bravura degli altri attori e improvvisando qualche passaggio, riuscimmo a dare un degno esito al finale.
  • Il 26 settembre 2015 recitavamo presso una scuola a Copertino e Antonio giocò un tiro birbone a Loredana. Durante il secondo atto lei (Rosina sulla scena) per simulare la Fuciuta col dottor Gigino entrava in casa per prendere un’enorme valigia di cartone, che di solito era leggerissima perché vuota. All’insaputa di tutti però, Antonio l’aveva riempita di pietre, attrezzi pesanti, martelli etc., così che Loredana dovette sudare le sette camicie per sollevarla e trasportarla goffamente e a fatica in scena, tra le risate di tutti noi e del pubblico.

Nelle stagioni teatrali 2008-2009 continuammo a proporre in giro i nostri precedenti lavori: La Pampanella, Matrimonio in Giallo e La Grazia. Solo durante l’inverno del 2010 iniziammo a cimentarci con un nuovo testo, tornando alla commedia dell’arte.

Qualche anno prima avevo preparato per Walter (e poi, per i noti motivi, tenuto nel cassetto), un adattamento di un altro capolavoro di Goldoni I due Gemelli Veneziani che per l’occasione divenne Gemelli si nasce! e, confidando nella bravura di Antonio Leuzzi, lo proposi alla compagnia e assegnai le parti: Antonio nel ruolo dei due gemelli (uno normale e uno un po’ sciocco), Anna vestì i panni della Baronessina, Franco quelli di Bartolo, Luigi quelli di Cornelio, a Rosy (poi Chiara quindi Paola) assegnai il personaggio della fatal Beatrice, a Lucia quello della Baronessa, io mi riservai il personaggio del burino Conte Max e Salvatore indossò i panni del servitore Pippuzzo (ruolo in seguito interpretato dal funambolico Francesco).

Per completare il cast però servivano altri attori. Entrarono così in compagnia Sara, alla quale affidai il ruolo di Sisina (poi interpretato da Ilaria); a Maria Antonietta (poi Bosena) assegnai quello di Cettina e alla coppia Gabriele ed Alessandro feci vestire i panni del Maresciallo napoletano e dell’Appuntato (in tre repliche sostituito da Jacopo). 

Gemelli si nasce, Fefè e Pippuzzo

Gemelli si nasce, Cornelio, Fefè e il conte Max

Gemelli si nasce, il pubblico di Salice

La farsa, tipica della commedia dell’arte, prevedeva anche l’uso di nuovi linguaggi. Alternammo pertanto la lingua italiana al dialetto salentino, al napoletano, al romanesco e al bolognese creando così un vero e proprio crogiolo di accenti che contribuirono ulteriormente a colorire la già brillante narrazione della commedia.

Fin dalle prime prove Antonio si mostrò “azzeccato” nel doppio ruolo dei due gemelli e riusciva, con la mimica, con le diverse posture e con i cambi di voce, a caratterizzare i due personaggi molto diversi tra di loro, sì da dare l‘impressione che fossero interpretati da due veri gemelli. Inserimmo poi nella narrazione la scena del duello al rallentatore, il funerale del gemello sciocco a ritmo di musica funebre, la scena dell’orinatoio con i due gemelli che si inseguivano fra di loro alla ricerca l’uno della spada e l’altro dell’ombrello e altre situazioni comiche.

Ogni attore cercò di caratterizzare al meglio il proprio personaggio; con Salvatore preparammo le scenografie, Rosy disegnò e fece realizzare dei bellissimi costumi settecenteschi e, appena pronti, con l’amico fotografo Carletto, andammo a fare un backstage fotografico al Castello Monaci.

Eravamo gasatissimi e pronti per il debutto che avvenne il 12 giugno 2010 a Lecce presso “Il Villino degli Oleandri” davanti a un pubblico selezionato, giusto per testare il lavoro fatto. L’esito fu positivo e gli spettatori apprezzarono moltissimo questo nuovo lavoro. Eravamo quindi pronti per affrontare le piazze.

L’esordio vero e proprio avvenne a Salice il 28 giugno 2010 in piazza Fitto davanti a un numerosissimo pubblico e da quel giorno, replica dopo replica (e sono già 50), è stato un successo continuo con tantissimi premi vinti e tanti riconoscimenti ricevuti.

A questa commedia sono legati tanti aneddoti ma ne cito solo tre:

  • Il 25 luglio 2014, ammessi per la prima volta alla rassegna itinerante “Teatramu” di Maglie, fummo relegati a recitare nella frazione di Morigino. Arrivati in loco, la delusione fu grande. Si trattava di una Chiesa e quattro case e tra di noi balenò la convinzione che avremmo recitato solo per i quattro gatti presenti sui muri della piazzetta. Montammo rassegnati la scenografia e, il tempo di vestirci e di truccarci, la piazza si riempì e le circa 600 sedie approntate dagli organizzatori furono appena sufficienti a contenere il pubblico.
  • Sempre quella sera, mentre ero in scena a battibeccare con Beatrice e Cornelio, nel fare la voce gutturale alla “burino romano” del Conte Max, nel deglutire, mi andò la saliva di traverso e mi bloccai. La voce non usciva più. Fui preso dal panico. Ma per fortuna, dopo qualche secondo, la voce tornò e, chiedendo scusa al pubblico, continuai.
  • Il 15 marzo 2014 andavamo a recitare a Melissano, durante il viaggio per telefono mi fu comunicata l’indisponibilità di Bosena che doveva impersonare Cettina. Arrivati al teatro “Aurora” e montate le scenografie, chiamai a raccolta tutti i membri della compagnia per comunicare loro la notizia e, non trovando una soluzione: presi il copione, cancellai le battute di Cettina e, tra lo stupore generale, dissi loro di andare a prepararsi. Inutile dire che lo spettacolo andò benissimo anche con quei tagli dell’ultima ora.

Nel corso del 2011 Mario, Pino, Mimino, Salvatore e Maurizio, per motivi vari, abbandonarono la compagnia, ma nello stesso anno ci furono anche le nuove entrate di Chiara, Gabriella, Paola, Margherita, Loredana, Massimo e il gradito ritorno di Patrizia. Mentre la maggior parte dei nuovi ingressi nel gruppo furono propiziati da conoscenza diretta o perché presentati da altri membri del gruppo, quello di Loredana avvenne in modo originale: una sera alla fine dello spettacolo a Leverano, dopo averne già accennato a Luigi, Loredana mi aspettò sotto il palco e, dopo essersi accertata che fossi io il regista della compagnia, senza tanti giri di parole mi espresse il suo “desiderio” di voler recitare con noi. Desiderio subito esaudito.

La compagnia era sostanzialmente cresciuta sia in qualità che in numero e per riuscire a coinvolgere tutti, nei lunghi mesi invernali, preparai due diversi copioni da mettere in scena per la stagione 2012, ambedue in italiano: un classico della drammaturgia italiana Liolà del premio Nobel Pirandello e la commedia brillante Rose rosse per te.

L’impresa era ardua, preparare contemporaneamente due lavori, seppure con cast diversi, non era di facile realizzazione ma ci mettemmo al lavoro.

Partimmo con Rose rosse per te. Nel cast, insieme ai supercollaudati Antonio nel ruolo del fedifrago Gustavo, Francesco in quello del gigolò Ernesto, Rosy che interpretò l’amica spiona Giulietta, Gabriele il ruolo del cameriere siciliano Carmelo e la ritrovata Patrizia che impersonò la direttrice barese, feci debuttare Loredana nel ruolo della moglie vendicativa Carmen. Il nuovo entrato Massimo, nei panni di Pasquale, in coppia con Alessandro in quelli di Gennaro (detto O Ponzi-po’), formarono l’esilarante duo de “Il concertino romantico napoletano”.

Rose rosse per te, Giulietta e Gustavo

Rose rosse, Pasquale e la Direttrice

Rose rosse, Gennaro, Pasquale, Gustavo e Giulietta

La commedia sembrò da subito girare bene, il cast era ben assemblato, le prove andarono avanti spedite grazie alla maestria dei veterani e all’entusiasmo dei nuovi entrati che si dimostrarono subito all’altezza del ruolo.

Esordimmo con successo il 25 marzo 2012 presso il “Teatro don Bosco” di San Pietro Vernotico. Molti applausi riscosse il predetto duo Massimo-Alessandro con quelle “intromissioni” musicali quasi sempre a “sproposito” e molte risate strappò Alessandro col suo Ponzi-po’!

La replicammo poi a Salice il 25 aprile presso il Centro polifunzionale in una serata finalizzata alla raccolta fondi per la Caritas e continuammo a recitarla in giro per altre 10 repliche. Mi piace sottolineare che il 18 luglio 2012 fummo premiati a Leverano, nell’ambito della rassegna “Recitando sotto le stelle”, come migliore commedia. Il lavoro poi fu sospeso per problemi intercorsi all’interno della compagnia.

Contemporaneamente a Rose rosse per te, con il resto della compagnia, iniziammo a preparare la più impegnativa Liolà di Pirandello. E qui cominciarono le difficoltà.

Liolà, Tuzza e comare Croce

Gesa, Liolà e don Simone

Mita e Liolà

Liolà e la Moscardina

Il cast prevedeva otto donne e due soli uomini, così ad Anna assegnai il personaggio dell’avida comare Croce, a Gabriella quello della materna Ninfa, Rosy vestì i panni di Mita e Chiara quelli di Tuzza; a Paola riservai il personaggio della Moscardina e a Lucia quello di comare Gesa, mentre alle due nuove entrate Ilaria e Margherita riservai quello delle colombelle Nela e Ciuzza, infine Luigi indossò i panni del giovane “dongiovanni” Liolà e Franco quelli del possidente don Simone.

Il messaggio di questa commedia, tipico della tematica pirandelliana, verte sul dilemma tra l’essere e l’apparire: il libertino Liolà che vive apparentemente privo del senso della moralità e che viola le morigerate e grette regole di una società avida, caratterizzata solo dalla brama di possesso per la terra e per la roba, alla fine si rivela essere il solo con il senso della giustizia e dell’onestà.

Era la prima volta che ci cimentavamo con un testo d’autore ed eravamo consapevoli delle difficoltà che avremmo incontrato, e molte furono le perplessità che affiorarono durante le prove.

La sensazione era che il gruppo non credeva nelle proprie capacità, nessuno si sentiva pronto per affrontare un’opera così importante e grande fu la mia fatica nell’istillare convincimento e motivazione. Luigi nel ruolo impegnativo di Liolà sembrò subito entusiasta del personaggio assegnatogli, ma nel resto del gruppo affiorarono resistenze di varia natura.

Le prove perciò andavano a rilento e la commedia stentava a decollare. Una sera fu proprio Luigi a porre l’aut-aut alla compagnia: o ci si impegnava tutti a remare nella giusta direzione o si cambiava commedia.

Prova dopo prova però la commedia cominciò a prendere forma e sostanza. Io preparai una sontuosa scenografia campestre e Rosy disegnò e fece realizzare dei bellissimi costumi di scena. Nel cast iniziò a diffondersi lentamente un cauto ottimismo e, finalmente, la commedia fu pronta per l’esordio che avvenne a Salice nel chiostro del Convento il 12 agosto 2012 davanti ad un pubblico selezionato. Fu un inaspettato successo e, a giudicare dagli applausi che il pubblico ci riservò, superammo brillantemente la prova.

Nel corso degli anni poi sono state necessarie alcune variazioni nel cast: Ilaria ha sostituito Chiara nel ruolo di Tuzza, Loredana ha sostituito Rosy nel ruolo di Mita, Bosena ha sostituito Margherita in quello di Ciuzza e Viola ha in seguito interpretato Nela, senza pregiudicare minimamente la qualità dell’opera.

Questa commedia è stata poi replicata con successo altre 25 volte in varie location, quali teatri, piazze, castelli, scuole. Ancora in cartellone, continua a riscuotere consensi e applausi. Con Liolà ci sembrò di essere diventati una compagnia “seria”.

…e la storia continua.

Mimino Perrone

© Riproduzione riservata

 

Nella foto in alto: Gemelli si nasce, ringraziamenti finali in piazza a Salice

 

(Il seguito della storia nei prossimi giorni su “Spazio aperto Salento”)

 

Leggi le precedenti puntate:

I parte

II parte

III parte