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Rione Riesci/Arnesano - 14 Ago 2021

A cena con Habib all’ombra di Bene e Radio Tosunian

Il racconto semiserio di una serata a cinque col fotografo dei Premi Nobèl


Spazio Aperto Salento

La cena è cena come tante. Si parla in piena libertà: del gran caldo d’agosto, di letteratura e politica, un accenno allo sport per via delle Olimpiadi, e per la presenza di uno dei commensali, il fotografo di levatura internazionale, Leonardo Cèndamo, originario di Sannicandro Garganico, di fotografia e della sua parente stretta, la pittura.

A tratti, le voci si sovrappongono, i commensali finiscono per parlarsi addosso, e nel migliore dei casi solo con chi gli sta accanto. Il fotografo, che non lesina racconti autobiografici, anche piccanti e toccanti, col professore in pensione Peppino Martina di Arnesano, il padrone di casa di cui diremo più avanti, con chi scrive, l’attore leccese Simone Franco con se stesso, mentre declama versi del poeta Vittorio Bodini (Bari 1914, Roma 1970).

Le parole scorrono a fiumi, e se ci fosse un uditorio, gliene arriverebbero poche e incomprensibili. Anche perché, rumorosa, sullo sfondo c’è la musica. Proviene dalla cava della Valle della Cupa dove ci troviamo, nel rione Riesci del Comune di Arnesano, il cui proprietario e padrone di casa, appunto, Vito Antonio Pati, conosciuto anche come Mago Fracasso, ha battezzato “Ritorno alla terra”, con l’aggiunta di “Libero Stato di ArneZano”, sostituendo, com’è evidente, la “s” con la “Z”.

“Ritorno alla terra”, perché il cibo servito a tavola, proviene da ciò che qui si coltiva, e libero perché, pur nel rispetto delle regole, non vuole subire condizionamenti di sorta, meno che mai economici, tant’è vero che l’Associazione che ha costituito, oltre a non avere fini di lucro, non ha e non vuole avere finanziamenti pubblici.

Eppure, per tornare alla cena ed alle voci dei suoi commensali, c’è chi ha l’orecchio teso. Non per origliare quanto viene detto, ma per ascoltare il suono che quelle voci producono. Sono, fra gli altri, i leccesi Marco Saracino e Filippo Caniato, e Gaia De Luca di Miggiano, tutti e tre con la passione per la Radio e l’opera e l’insegnamento di Carmelo Bene, l’attore, regista, drammaturgo, filosofo, scrittore e poeta nativo di Campi Salentina (1937), scomparso a Roma (2002), che proprio al suono prodotto dalla voce umana, dedicò gran parte della sua ricerca. Hanno la passione negli occhi, questi ragazzi; passione e voglia di fare, di realizzare, nel nome e nel segno del maestro Bene, ma anche della sperimentazione radiofonica.

Giorni dopo quella cena, ricevo una chiamata del Mago, che Mago è nel senso che sa di giochi di prestigio, un tempo messi al servizio delle feste di compleanno dei bambini di mezza Lecce e provincia.

“Quei ragazzi ci vorrebbero di nuovo riuniti attorno a un tavolo, noi cinque, per farne una registrazione per la Radio”.
“Hanno una Radio?”, rispondo io, che con le Radio private (Lecce Uno e Nice International) ho cominciato.
“Non proprio risponde. Nel senso che non ha una sede e non trasmette con continuità, anche se un nome ce l’ha: Radio Tosunian, la Radio e i suoi misteri.  Comunque, se ci stai, vieni, anche all’ultimo momento, e la cosa si potrà fare”.

Ci vado e mi ritrovo allo stesso desco, attorno al quale siamo disposti come la volta precedente. La differenza è che al centro c’è un microfono, e che siamo racchiusi fra quattro teli di colore bianco, attraverso i quali, di tanto in tanto si affacciano una mini camera ed un paio di macchine fotografiche. Dalla cava giunge, anche stavolta rumoroso, il suono della musica.

Non c’è un tema da seguire. Gli organizzatori mi chiedono di svolgere il ruolo di conduttore, ma solo per interrompere l’argomento di turno, introducendone uno nuovo, al fine di evitare i cosiddetti “tempi morti”. Mi dispongo a farlo, ma mi rendo presto conto che non ce n’è bisogno. Dimentichi, quasi, di microfono e registrazione, i commensali procedono spediti nelle argomentazioni, inframmezzate dagli interventi recitativi dell’attore e dalla lettura di una mia lirica, “Venti di Jas”, alla quale ricorro per spezzare il ritmo ormai distorto di una conversazione, per altro da me stesso avviata, allorquando, in tema di sensibilità intesa come “sentire le emozioni”, metto a confronto le opere di Canaletto (Giovanni Antonio Canal, Venezia 1697-1768) con quelle di Francesco Guardi (Vienna 1712, Venezia 1793).

Il grande fotografo ed il professore, soprattutto, sono così presi dallo “scontro”, che neppure s’accorgono dell’inserimento, voluto dagli organizzatori-registi, di tre fanciulle, che muovendosi silenziose ed a loro modo sinuose, cercano-tentano, ma invano, di distogliere i commensali.

Una è fotografa a sua volta, ed alla fine riesce a stabilire un contatto con Cèndamo, che le regala un suo prezioso scatto, nel quale compare pure il mago Fracasso. Prezioso perché di scatti, quasi tutti a letterati e Premi Nobèl, che gli fruttano royalties ancora oggi all’età di ottant’anni, il maestro ne ha fatti migliaia ed a personaggi di assoluto rilievo: da Alvaro Mutis a Gabriel Garzia Marquez, da Alda Merini allo stesso Carmelo Bene, solo per citarne qualcuno.

Dopo tre ore di chiacchiere, non sappiamo bene se la cosa è andata per il verso giusto. Ma a vedere e sentire i giovani registi, si direbbe di sì. A loro interessava il suono prodotto dalle nostre voci e dalla musica proveniente dalla Valle della Cupa. Sì, sono davvero soddisfatti, e già pensano ad una serata-spettacolo. Con cena, naturalmente, e qualche altro inserimento a sorpresa.

Quanto alla registrazione con tanto di video realizzato da Francesco Stabili, pure lui leccese, se mai andrà in onda, sulla misteriosa Radio Tosunian, non è dato di sapere. Al momento, l’unica testimonianza tangibile dell’operazione, è la locandina realizzata da Caniato, con la scritta: “A cena con Habib” (Nathan de Pas Habib, milanese, è un altro degli entusiasti seguaci di Bene e della stessa misteriosa Radio) ed i volti stilizzati del padrone di casa, del professore in pensione, dell’attore, del famoso fotografo e del sottoscritto: il meno somigliante!

Toti Bellone
© Riproduzione riservata

 

Foto in alto: un’immagine della location ricavata in un’area dell’antica Valle della Cupa

 

Un’altra immagine della location

Il “prezioso” scatto del maestro Cèndamo alla collega fotografo ed al mago Fracasso

L’originale locandina dell’evento