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Lecce/Mostra - 03 Mar 2022

“Artisti salentini tra modernità e tradizione”

Esposizione nella sala d’arte dell’associazione “Arca”, in via Palmieri a Lecce, dal 5 al 20 marzo


Spazio Aperto Salento

La sala d’arte dell’associazione culturale A.R.C.A. di via Palmieri 28, a Lecce, apre la stagione 2022, con la Collettiva “Artisti salentini tra modernità e tradizione”, curata dal giovane studioso e collezionista leccese, Valerio Terragno. La mostra apre al pubblico sabato 5 marzo, e potrà essere visitata sino a domenica 20 dello stesso mese, con i seguenti orari: dalle 10 alle 13 e dalle 16.30 alle 20.30 (per info: 338-4726176).

Come si evince dal titolo, la rassegna è dedicata ai Maestri salentini, pittori soprattutto, ma anche scultori e raffinati cartapestai e terracottai, e nel caso di Virgilio Carotti (Osimo 1897, Firenze 1976), docente di decorazione pittorica alla Regia Scuola artistica industriale “G. Pellegrino” di Lecce dal 1941 al 1951, ad un artista che nel Salento ha lasciato una significativa traccia della sua presenza. Fra le altre, nella chiesa matrice Santa Maria Assunta di Monteroni, nella quale è da ammirare l’olio su tela “Tobiolo e l’angelo”.

Al visitatore vengono proposte  opere da cavalletto e scultoree, che riassumono il percorso, lo stile e le tendenze artistiche seguite dai più validi pittori e scultori vissuti in Terra d’Otranto tra l’Otto ed il Novecento.

Dei primi, l’esposizione annovera opere di Stanislao Sidoti (1839-1924), Michele Massari (1902-1954), Giuseppe Casciaro (1863-1941), Vincenzo Ciardo (1894-1970), Michele Palumbo (1874-1949), Giulio Pagliano (1882-1932), Geremia Re (1894-1950), Nullo D’Amato (1913-1982), Luigi Grandi (1837-1922), Giuseppe Forcignanò (1862-1919), e Mino Delle Site (1914-1996), oltre che del già citato Carotti, e del contemporaneo Antonio Scupola, nato a Taurisano nel 1943. Si tratta di autori in parte legati alla tradizione figurativa napoletana ottocentesca, in altra ad una personale apertura ai principali movimenti artistici del ‘900.

Quanto ai secondi, sono presenti  sculture in bronzo, cartapesta e  terracotta, dello stesso D’Amato, di Antonio Bortone (1844-1938), Emanuele Maccagnani (1852-1930), Francesco De Matteis (1852-1917), ed Ugo Malecore (1920-2013), nonché dell’altro contemporaneo, Bruno Maggio, nato a San Cesario nel 1943. Nel loro caso, si tratta di artisti che in maniera propria ed  originale, hanno innovato ed interpretato la narrazione della scultura classicheggiate, del barocco leccese e dell’oggettistica popolare.

L’evento è da inserire nel programma che Terragno da tempo persegue con l’obiettivo di risvegliare l’interesse verso la produzione artistica salentina, spesso dimenticata e non ancora adeguatamente apprezzata.

Toti Bellone
© Riproduzione riservata

 

Foto in alto: Vincenzo Ciardo, olio su tavola , 1943, cm 33,3×43

 

Eugenio Maccagnani, bronzo, cm 35