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Intervista - 19 Mar 2021

Depsa, autore innamorato della Puglia e del Salento

Ha firmato tantissimi successi televisivi. “Ecco a voi…la tv!” è il suo ultimo volume


Spazio Aperto Salento

Storico protagonista dello spettacolo e della musica italiana, Salvatore De Pasquale, conosciuto dai più con il nome d’arte Depsa, non smette di stupire dando continua prova di una personalità poliedrica che ha ancora tanto da insegnare.

Il suo ultimo libro, “Ecco a voi…la tv!” (Mimesis Edizioni) è un viaggio accattivante fra le numerose esperienze televisive maturate dall’autore, tutte raccontate in prima persona con dovizia di particolari e aneddoti che rendono la narrazione fluida e piacevole, lontana dai toni da classico manuale didattico e, proprio per questo, maggiormente adeguata ad una divulgazione efficace che nasce da un vissuto diretto, onesto e concreto.

Autore televisivo di numerosi programmi di grande impatto mediatico (ricordiamo, fra i tanti, La Corrida, Scherzi a parte, Stranamore, Domenica In, Festival di Sanremo 2002, Festival di Castrocaro 2014, 2015, 2016) che gli valgono anche la vittoria di 9 Telegatti, per la tv ha firmato inoltre molte sigle, imponendosi, al contempo, come compositore di circa 500 canzoni incise (fra le quali diverse scritte per Peppino di Capri, Anna Oxa, Toto Cutugno, Albano e Romina) risultando l’unico autore ad aver preso parte a ben 22 edizioni del Festival di Sanremo, arrivando a vendere attorno alle 20 milioni di copie dei suoi brani, in Italia e nel mondo.

Nato a Portici, Salvatore non ha mai nascosto il suo profondo amore anche per la Puglia e per il Salento, che negli ultimi anni si è consolidato spingendolo a prendere dimora a Ostuni, fra i colori di una campagna con la quale sente un legame ancestrale, frutto di radici antiche dove, appena può, corre a cercare rifugio, pace e ispirazione; condizioni, queste, spesso essenziali per manifestare la propria creatività o per ripercorrere le tappe della propria carriera, che fra l’altro lascia ancora ampi spazi di espressione davanti a sé.

Abbiamo rivolto alcune domande a Despa partendo proprio dalla sua ultima pubblicazione editoriale.

Come nasce questo libro? A un certo punto ha deciso di fare un bilancio della sua vasta e complessa esperienza televisiva oppure si tratta di una raccolta di appunti che aveva messo da parte gradualmente nel corso degli anni?

«Nasce da un’esigenza didattica. Mi hanno offerto la cattedra di Sociologia della televisione e dello spettacolo a Scienze della Comunicazione, presso l’Insubria, l’Università Statale di Varese e Como, e non trovavo un libro di testo che mi convincesse. Ho cominciato a scriverlo io, e più andavo avanti più mi rendevo conto che sono stato protagonista della storia della tv più di quanto immaginassi. Così si è trasformato in un libro amarcord, in cui racconto anche le mie esperienze di 30 anni di tv, le mie vittorie di nove Telegatti e le sconfitte che mi hanno aiutato a crescere».

“Ecco a voi…la tv!” è un lungo viaggio ricco di riflessioni e aneddoti, uscito lo scorso anno, in un periodo durissimo per l’Italia in cui, però, la televisione non si è mai fermata, quasi a ricordarci il suo ruolo di presenza costante e rassicurante che da sempre ricopre. Per lei cos’ha rappresentato pubblicare il suo libro in questo contesto?

«Se non fosse stato per il Covid, forse non lo avrei finito. Essere obbligato a stare in casa mi è servito per concentrarmi e trovare il tempo di fare un buon lavoro, anche coi ricordi. Mi sono tornate in mente le mie esperienze più nascoste dal tempo, come ad esempio Gregory Peck al Gran Premio Internazionale della TV del ’90, o alla poesia di addio alle scene che scrissi per Corrado nel ’97. Ma anche tanto altro ancora».

In copertina, il sottotitolo specifica: “La televisione e gli italiani di ieri, di oggi e (forse) di domani”. Quanto è cambiata, ai suoi occhi, la tv nel corso degli anni? È ancora lo specchio della società?

«La televisione è cambiata come sono cambiati gli italiani che, nel ’54, quando è partita la programmazione nel nostro Paese, non di rado non conoscevano neanche la lingua italiana. È stato detto che Garibaldi ha fatto l’Italia, Mike Bongiorno gli italiani. Credo che la televisione sia rimasta lo specchio della società, nel bene e nel male».

Che cosa può insegnare ai giovani una lettura di questo tipo?

«A scoprire quanti grandi artisti hanno lavorato in televisione e quanti insegnamenti ci hanno lasciato: Corrado, Mike, Tortora, Baudo, Carrà, Sandra e Raimondo e tanti altri, tra cui “firme” come Umberto Eco, Camilleri, Garinei e Giovannini etc., sono nomi che chi vuole avvicinarsi allo spettacolo non può non conoscere e studiare. Io, poi, ho avuto l’onore di lavorare con tanti di loro e di imparare da loro, ed era ora che trasferissi le mie esperienze alle nuove generazioni».

Quali prospettive si aprono per la tv del futuro?

«La tv generalista non smetterà mai di esistere e di fare compagnia a un pubblico adulto. Certamente deve adeguarsi al tempo che passa e magari diventare amica del web, in modo da avere un ruolo complementare».

Non è un periodo facile per gli eventi, compresi quelli letterari. Covid permettendo, che programmi ha per la ripresa delle classiche presentazioni che da sempre, per un libro, sono le occasioni ideali per comunicare direttamente ciò che si è scritto? Ci sono appuntamenti già fissati, iniziative particolari?

«Nessuno può fare previsioni sulle fine dell’incubo Covid, e tantomeno io. Non posso neanche raggiungere la mia seconda casa nella campagna di Ostuni, il mio “buen retiro”. Sicuramente questo non è un libro che passerà di moda, quindi mi auguro che abbia una lunga vita, così potrò promuoverlo come vorrei, ossia col cuore e coi contatti umani. Io amo la gente in generale, non solo i giovani, e questo mio lavoro è trasversale. I giovani imparano, gli adulti ricordano».

Lei è un artista poliedrico, ha lavorato in tantissimi ambiti della cultura e dello spettacolo; c’è ancora qualcosa che vorrebbe realizzare e che non ha ancora fatto?

«Mi sto facendo un nome nell’ambito dell’arte figurativa come ritrattista, e ho anche esposto in vari Paesi del mondo. Vorrei che si affermasse definitivamente come il mio linguaggio per comunicare le mie emozioni, insieme alla musica e alla prosa. Mi autodefinisco un “emozionauta”. Fatemi sognare, fatemi vivere di curiosità, di passioni e di gioia di vivere. Non chiedo altro, ma non è poco».

Mimma Leone

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Foto in alto: Depsa, il suo cane e i telegatti. Sotto: la copertina del nuovo volume dell’autore campano