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Musica - 02 Ago 2021

Dhafer Youssef al Locomotive Jazz Festival

L’artista tunisino salirà sul palco di Roca Vecchia oggi 2 agosto, alle 21.30, assieme al musicista salentino Raffaele Casarano, ideatore della Rassegna


Spazio Aperto Salento

Il Locomotive Jazz Festival XVI edizione, continua gli spettacoli nella suggestiva cornice dell’area archeologica di Roca Vecchia e Grotta della Poesia. Sul palco, dalle ore 21.30, l’incontro fra il musicista tunisino Dhafer Youssef (in foto) ed il “nostro” sassofonista ed ideatore della riuscita Rassegna, Raffaele Casarano. Ai due si uniranno la batteria e le percussioni del brasiliano Adriano Dos Santos.

L’inedito Trio promette l’ascolto di musiche contaminate fra Oriente ed Occidente, con sonorità predominanti indiane, alle quali proprio Dhafer Youssef ha di recente dedicato molta attenzione, anche attraverso l’uso dell’antico strumento arabo conosciuto come “oud” oppure “ud”. Uno strumento cordofono per altro estraneo al jazz, appartenente alla famiglia dei liuti a manico corto, con cassa piriforme con tre fori decorati a rosette e privo di tastatura. In lingua araba, “ud” significa legno.

Per l’occasione, il musicista tunisino, che al LJF è alla seconda partecipazione, presenterà il suo nuovo lavoro discografico, “Sounds of mirror”, che la critica considera “più meditativo” del precedente “Diwan of beauty and odd”. Come che sia, il concerto di questa sera non mancherà di evocare i paesaggi sonori onirici tipici proprio del sound di Dhafer Youssef.

A differenza di quanto avvenuto nelle tre serate di piazza Armando Diaz a Sogliano Cavour con il violinista Alessandro Quarta, la cantante Simona Molinari ed il cantautore Paolo Jannacci, e nella prima di Roca col tributo al maestro Ennio Morricone, il live non verrà preceduto dall’esibizione di una band targata “Locomotive Giovani”. Tuttavia, a mezzogiorno, nella chiesa di San Vito in Roca Nuova, il sassofonista Raffaele Casarano che, vale ricordarlo, è nativo di Sogliano Cavour, si esibirà “in solo”.

Toti Bellone
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Dhafer Youssef è nato nel 1967 a Teboulba, un villaggio di pescatori in Tunisia. Inizia a cantare all’età di 6 anni, quando la sua voce echeggia da quella del minareto. Il muezzin locale, infatti, commosso dalla sua voce, lo incoraggia a registrare la chiamata alla preghiera per la moschea del villaggio. In seguito, al centro giovanile di Teboulba, prova l’Oud, lo strumento arabo ed è qui che scopre il basso elettrico e il groove. Aspirando a esplorare nuovi orizzonti, Dhafer Youssef lascia il suo villaggio natale per la capitale, Tunisi, e qui si unisce al conservatorio musicale di Nahj Zarkoun. In seguito, si trasferisce in Austria con l’ambizione di completare la sua formazione musicale. L’esaltazione creativa fornita dal multiculturalismo a Vienna e i molteplici incontri che ha, gli aprono un nuovo mondo di possibilità e nel 1996 pubblica il suo primo album “Musafir” e nel 1998 “Malak” sotto l’etichetta Enja Records. Nel 2001 registra “Electric Sufi”, il suo secondo album con Enja Records, collaborando con Wolfgang Muthspiel (chitarra), Markus Stockhausen (tromba), Deepak Ram (bansuri), Dieter Ilg (basso), Mino Cinelu (percussioni), Rodericke Packe (elettronica), Will Calhoun (batteria) e Doug Wimbish (basso). La musica jazz di “Electric Sufi” è un’opportunità per l’artista, che sperimenta con la sua voce e la usa ulteriormente come strumento. Tornato in studio nel 2003, Youssef registra “Digital Prophecy”. Man mano che la musica di Dhafer acquisisce maggiore importanza, viene nominato due volte nel 2003 per i BBC Awards for World Music. Dopo questi improbabili incontri tra l’Oud e la musica elettronica, Dhafer Youssef si pone una nuova sfida: introdurre più strumenti a corda nel suo universo creativo. Questa equazione surreale è stata risolta con l’uscita di “Divine Shadows” nel 2005 e, dopo le nomination del 2003 per i BBC Awards for World Music, “Divine Shadows” assicura a Dhafer una terza nomination nel 2006. Nel 2010 poi pubblica “Abu Nawas Rhapsody”. La straordinaria carriera di Dhafer è scandita da diverse collaborazioni che hanno arricchito la sua esperienza, come il duetto con il leggendario suonatore di tabla Zakir Hussain con il quale si esibisce in un tour sold-out in Europa e India, il duetto con Dave Holland e il progetto Digital’Africa con il grande maestro kora Ballake Sissoko e Eivind Aarset. Successivamente, la musica di Dhafer si estende al mondo cinematografico: i critici notano la sua eccezionale performance nella colonna sonora di “Black Gold” composta e diretta dal leggendario James Horner nel 2011. Quest’ultimo invita Dhafer a una nuova collaborazione nel 2012 per la colonna sonora di “The Amazing Spider-Man”. Altri esempi includono “Luna” di Dave McKean e la collaborazione con Alberto Eglesias per “Gods and Kings” di Ridley Scott entrambi nel 2014. Quando Dhafer Youssef riceve un invito ad esibirsi all’All-Star Global Concert nell’International Jazz Day 2015 è un altro momento clou della carriera dell’artista. La partecipazione di Youssef a questo grande concerto globale che riunisce ogni anno le leggende viventi del jazz e dei musicisti di livello mondiale è una testimonianza del suo talento e del suo contributo alla musica. Infatti, oggi, è considerato il suonatore di Oud più inventivo e leader del movimento denominato musica contemporanea, che fonde musica orientale e occidentale ed è inoltre riuscito nell’impresa di far uscire l’Oud, uno strumento estraneo al jazz, dal suo ruolo e dalla sua forma tradizionale. Nel 2013 l’artista pubblica “Birds Requiem”, il cui successo è senza precedenti e a cui segue un trionfale tour internazionale di circa 100 concerti, oltre 50.000 dischi venduti ed esibizioni di diverse orchestre tra cui la London Symphony Orchestra. Costruito come colonna sonora di un film, “Birds Requiem” è classificato tra i dieci migliori album jazz in Francia e altrove ed è incluso nella lista dei “Best 20 cantanti maschili” di DownBeat Magazine. Nel 2016 l’atipica avventura artistica di Dhafer lo riporta a New York, città dove ha vissuto per alcuni anni agli esordi e a cui è particolarmente affezionato. È in questa vibrante città che avviene la genesi dell’album più atteso del 2016: “Diwan Of Beauty and Odd” viene registrato nel leggendario studio Sear Sound con indubbiamente i migliori musicisti che la scena jazz newyorkese potesse offrire: Aaron Parks al pianoforte, Ben Williams al basso, Mark Guiliana alla batteria e Ambrose Akinmusire alla tromba. Le 11 composizioni di “Diwan Of Beauty And Odd” sono un’esplorazione di una delle dualità più attraenti, quella del bello e dello strano. Con la sua straordinaria capacità di trascendere i generi e i limiti dei metri semplici, il musicista gioca con la qualità asimmetrica dei metri dispari per offrire un’impresa musicale di intrigante complessità che rimane tuttavia infinitamente bella e comprensibile. “Diwan of Beauty And Odd” è un vibrante incontro di tradizione e influenze contemporanee, un appello universale per la pace consegnato sottilmente. L’album, uscito il 16 settembre 2016, è un’impresa musicale in cui il compositore tunisino afferma la sua posizione come uno dei musicisti più innovativi dell’ultimo decennio.

 

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