Archeologia - 24 Giu 2026

“DiscoVereto”, conclusa la prima campagna di scavo

I risultati confermano il grande potenziale scientifico di Vereto 


Spazio Aperto Salento

Si è conclusa nei giorni scorsi “DiscoVereto”, la prima campagna sistematica di scavo archeologico nel sito di Vereto, antica città messapica del Capo di Leuca, promossa dall’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale” con la direzione scientifica di Valentino Nizzo, professore presso il medesimo Ateneo e archeologo esperto nelle culture dell’Italia preromana.

Lo scavo, condotto in regime di concessione da parte della Direzione Generale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio del Ministero della Cultura, è stato supervisionato dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Brindisi, Lecce e Taranto, con la stretta collaborazione dei Comuni di Patù e Morciano di Leuca e di numerose istituzioni culturali e realtà associative del territorio. L’iniziativa rientra tra le attività del progetto Pnrr Storie Meridiane, sostenuto dall’Unione Europea – Next Generation EU, e costituisce la prima concreta attuazione del progetto Leucantica, ideato da Valentino Nizzo e Daniela Ventrelli e dedicato allo studio della storia, dell’archeologia e dei paesaggi culturali del Capo di Leuca.

Cinquant’anni dopo gli studi di Cosimo Pagliara e Francesco D’Andria, a dieci anni dalle ultime ricerche dirette dalla Soprintendenza, l’antica Vereto è tornata al centro di un programma organico di ricerca archeologica: cinque settimane di indagini hanno restituito risultati che confermano il grande potenziale scientifico del sito e aprono nuove prospettive di ricerca per ricostruire la storia, le identità e le reti di scambio del Capo di Leuca tra la fine dell’età del Bronzo e la prima romanizzazione.

Le evidenze più significative provengono dal settore sommitale dell’insediamento, dove sono stati aperti due saggi di scavo.

Nel saggio meridionale sono emerse strutture riferibili alle ultime fasi di frequentazione dell’area, databili tra il III e il VI secolo d.C. Sono stati individuati due piani pavimentali coperti da consistenti crolli di coppi e tegole, impostati su murature più antiche e riferibili a edifici di una certa importanza, probabilmente appartenenti a gruppi sociali di livello elevato. A suggerirlo sono anche i materiali rinvenuti, tra cui vasellame in vetro, terra sigillata e ceramiche da mensa e da cucina. Lo scavo ha inoltre restituito testimonianze residuali della frequentazione messapica, tra cui ceramica a vernice nera e frammenti di un cratere italiota databili tra IV e III secolo a.C.

Il saggio settentrionale, immediatamente prossimo alla chiesa della Madonna di Vereto, ha restituito una sequenza particolarmente promettente. Lo scavo ha messo in luce grandi fosse colmate con pietrame e materiali provenienti dalla demolizione di edifici precedenti, probabilmente in relazione a processi di spoliazione e trasformazione dell’area che potrebbero essere collegati alla successiva frequentazione cultuale del luogo. A questo contesto appartiene anche il rinvenimento di un frammento di lucerna decorata con il simbolo del crismon, testimonianza della frequentazione cristiana dell’area in età tardoantica.

Al di sotto di questi livelli è emerso un poderoso interro artificiale, spesso fino a circa novanta centimetri, databile in età romana imperiale. Sebbene si tratti di un deposito secondario, esso ha restituito un importante insieme di materiali riferibili alle fasi più antiche dell’insediamento, comprese tra la prima età del Ferro e l’età arcaica, oltre a numerose testimonianze della fase messapica e frammenti di ceramica d’importazione di tradizione corinzia databili al VII secolo a.C.

L’evidenza più significativa è rappresentata da due grandi blocchi monolitici impostati direttamente sul banco roccioso e interpretabili come possibili fondazioni di una struttura monumentale di carattere collettivo. La qualità della calcarenite impiegata e il contesto di rinvenimento suggeriscono la possibilità che tali strutture fossero connesse a edifici di particolare rilievo, forse anche di carattere cultuale, ipotesi che dovrà essere verificata attraverso l’ampliamento dell’area di scavo nelle prossime campagne.

Tra i reperti più significativi si segnala inoltre una pregevole testina femminile in calcarenite, caratterizzata da raffinati dettagli della capigliatura e dalla presenza di orecchini, databile in età ellenistica, rinvenimento che sembra indicare l’esistenza nell’area di strutture monumentali ancora in larga parte da esplorare.

Nell’area di Grotta Suda le indagini hanno documentato il poderoso crollo della porzione frontale della cavità naturale, senza raggiungere livelli archeologici significativi. I risultati indicano tuttavia l’opportunità di proseguire l’esplorazione del sito nelle prossime campagne, anche con il coinvolgimento di specialisti nello studio dei contesti speleologici.

Accanto ai risultati scientifici, la campagna si è distinta per il suo carattere di scavo aperto, concepito fin dall’inizio come un cantiere accessibile e partecipato. Oltre mille visitatori hanno seguito da vicino le attività nel corso delle cinque settimane, tornando spesso più volte per osservare l’avanzamento delle ricerche. A questi si sono aggiunti 230 alunni delle scuole del territorio e numerosi studenti delle scuole superiori, coinvolti nelle attività didattiche organizzate direttamente sul sito.

DiscoVereto è una delle attività previste da Storie meridiane, progetto di rigenerazione culturale e sociale promosso da due comuni del Capo di Leuca, Patù e Morciano di Leuca, finanziato dall’UE – NextGenerationEU e dal Ministero della Cultura nell’ambito del Pnrr Cultura – M1C3I2.1 “Attrattività dei borghi”, che utilizza la cultura come leva concreta di sviluppo economico e occupazionale per contrastare fenomeni come lo spopolamento.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Da comunicato