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Fotografia d’autore - 26 Mag 2021

“Gli altri” di Lisetta Carmi in mostra al Carlo V di Lecce

Il percorso creativo negli anni Sessanta e Settanta della poliedrica artista di origine genovese. L’antologica potrà essere visitata fino al 5 settembre 2021


Spazio Aperto Salento

Lisetta Carmi, classe 1924, genovese di origine ebraica, è l’artista poliedrica — nata pianista concertista e divenuta fotografa quasi per caso — che con le sue istantanee è riuscita a catturare e a raccontare situazioni di marginalità in un momento storico in cui il discorso sulla diversità era tutt’altro che attuale. Dal 1971 risiede in Puglia, a Cisternino dove ha fondato l’ashram internazionale, luogo di meditazione, che si rifà al guru indiano Babaji Herakhan Baba, incontrato a Jaipur e ritratto durante uno dei suoi innumerevoli viaggi.

Al Castello Carlo V è stata inaugurata il 6 maggio scorso la mostra Gli altri, un’antologica della produzione degli anni Sessanta e Settanta a lei dedicata, a cura di Roberto Lacarbonara, Giovanni Battista Martini e Alessandro Zechini con il patrocinio del Comune di Lecce, visitabile fino al 5 settembre 2021.

La retrospettiva è organizzata dal gruppo Kunstschau, da RTI Theutra Oasimed e Arte Contemporanea Picena in collaborazione con l’Archivio Lisetta Carmi di Genova, quest’ultimo gestito da Giovanni Battista Martini, principale curatore dei suoi lavori.

Nonostante l’abbandono della fotografia già dall’inizio degli anni Ottanta, la Carmi vanta una notevole fortuna critica, pubblicazioni ed esposizioni, in ultime la partecipazione alla Quadriennale romana (2020) e la mostra Voci allegre nel buio. Fotografie in Sardegna 1962-1976 (2021) al MAN di Nuoro.

Fino agli anni Novanta, pubblicazioni sulla sua attività compaiono su diversi rotocalchi nazionali e internazionali – per citarne alcuni la rivista tedesca “Stern”, la svizzera “Du”, il periodico francese, “Le Monde” – oltre ad altri giornali di settore. Di recente, dopo diversi anni, ha trovato nuova linfa l’interesse nella sua produzione sia da parte della critica che di istituzioni museali e collezionisti. Nel 2019 infatti il Nouveau Musée di Monaco e il MAMC – Musée d’Art Moderne et Contemporain de Saint-Etienne Metropole – hanno acquisito alcune delle sue fotoriproduzioni.

Tra le più importanti personali si ricorda quella inaugurata nel novembre 2015 presso Palazzo Ducale di Genova, Lisetta Carmi. Il senso della vita. Ho fotografato per capire, in cui vengono esposte per la prima volta in numero elevato le diapositive dell’artista – ben 220 – radunanti le tappe della sua ricerca in diversi nuclei tematici. Tra le collettive si menziona il “Med Photo Fest 2016”, ottava edizione della internazionale manifestazione dedicata alla fotografia, in cui un suo scatto è scelto come copertina del catalogo.

Sul territorio, un riflettore sul suo lavoro è stato acceso dal film del 2010 Lisetta Carmi, un’anima in cammino di Daniele Segre, presentato a Lecce nell’ambito della XII edizione del Festival del Cinema Europeo nel 2011. É attraverso il medium cinematografico che la sensibilità di questa artista riesce ad insinuarsi in maniera più incisiva anche nell’immaginario dei non addetti ai lavori. Una selezione di sue fotografie è stata proposta proprio nell’ambito del festival e torna quindi in mostra in città dopo dieci anni dalla rassegna Lisetta Carmi alla ricerca della verità, tenutasi presso il Cineporto delle Manifatture Knos nel 2011, curata da Giovanna Chiti.

Con Gli altri, al castello Carlo V, si entra nell’indagine svolta tra gli anni Sessanta e Settanta, avanzando attraverso le cinque sale in cui è concepita l’antologica. Con oltre sessanta scatti in bianco e nero il percorso espositivo non segue una sequenzialità cronologica, ma è pensato come un crescendo nell’esplorazione dei temi della ricognizione dell’autrice.

L’ordine scelto dai curatori prevede nelle prime due sale le fotografie prodotte nel 1964-66 ad Orgosolo, in Sardegna, e nel 1976-77 in Sicilia. Gli scatti di quest’ultima erano stati realizzati per la pubblicazione del libro Acque di Sicilia, con testi di Leonardo Sciascia, opera che vinse il premio mondiale del libro di Lipsia. L’attenzione particolare alle realtà di questi territori è uno «strumento per ricercare la verità», parafrasando parole ricorrenti in diverse interviste alla Carmi, spunto anche di titolazioni di mostre. L’obiettivo della fotocamera immortala i contesti più umili della vita isolana. Soggetti prediletti di questi mondi rurali sono vecchi e bambini, raccontati con una profondità che va ben oltre lo studio antropologico.

Le individualità sono protagoniste in ognuno dei suoi scatti, anche in quelli in cui prevale il paesaggio industriale dell’Italsider o del porto di Genova. L’impegno è tutto rivolto alla condizione sociale dei lavoratori, come nel caso dei “camalli”, gli scaricatori di porto genovesi, questioni a cui la Carmi era molto vicina. Nel 1960 si unisce infatti alle manifestazioni e agli scioperi dei portuali affiancandoli nella rivendicazione dei diritti della categoria.

Lisetta Carmi inoltre collaborava saltuariamente, in veste di reporter, con alcune riviste italiane tra cui “Il Mondo”, “Vie Nuove” e “L’Espresso” ed è proprio grazie al lavoro giornalistico che nel 1966 ha l’opportunità di recarsi a Sant’Ambrogio di Zoagli con il direttore dell’Ansa, dove risiede Ezra Pound. I celebri ritratti “rubati” durante la visita verranno pubblicati nel 2005, per le edizioni ObarraO, nel volume L’ombra di un poeta. Una sala è interamente dedicata all’incontro con il grande protagonista del modernismo novecentesco.

L’artista è riuscita in quell’occasione a catturare il senso di estraniazione dell’autore dopo i dodici anni di reclusione in manicomio. Lei stessa lo descriverà come «fantasma d’uomo».

La percezione di fronte ai fotogrammi è paradossale. Pur essendo di fronte ad un colosso ciò che risalta è soprattutto l’umanità infranta di questo, spogliato della sua lucidità mentale dagli anni di isolamento. Con dodici scatti selezionati partecipa e vince all’edizione italiana del Premio Niépce. Umberto Eco, tra i membri della giuria, riterrà queste diapositive più eloquenti di tutti gli scritti sul poeta.

Il climax della mostra è raggiunto nell’ultima sala, dedicata ai travestiti. Comincia a fotografarli a Genova nel 1965 in Via del Campo, resa celebre dall’omonima canzone del concittadino De Andrè. La Carmi ricerca situazioni periferiche viaggiando in tutto il mondo, ma forse quella che suscita più attenzione all’interno della sua produzione – certamente in questa esposizione – finisce per trovarla sotto casa.

Se nelle prime tre sale lo sguardo è rivolto a condizioni di marginalità in stretto dialogo con l’ambiente in cui sono immerse – da quello antico e rurale, passando per quello industriale e portuale – è nell’ultima sezione che si avverte una dimensione che trascende la localizzazione ponendosi su un piano universale. Gli scatti sono sì realizzati a Genova, ma i soggetti rappresentati avrebbero potuto trovarsi in qualsiasi altra città.

Sono gli anni della legge Merlin, che nel 1958, aveva imposto la chiusura delle case di tolleranza con il conseguente riversamento delle prostitute nelle strade e ghettizzazione del fenomeno, che all’epoca era considerato dalla comunità scientifica un disturbo mentale dell’identità di genere.

A questo panorama si oppone la fotografa, che invece vi aveva colto tutto il lato umano. Nei suoi scatti non c’è stereotipo, non c’è compassione, ma condivisione e vicinanza agli emarginati. La visione che ne dà è basata sul rapporto personale instaurato con i soggetti che sono particolarmente a loro agio nello svelarsi all’obiettivo. I lavori vennero presentati nel libro I Travestiti nel 1972, ma non accolti positivamente dal pubblico a causa degli scatti scomodi, così proiettati in avanti da poterne avvertire la modernità e lo scandalo ancora al giorno d’oggi.

Nella naturalezza e nell’empatia del suo lavoro Lisetta Carmi riesce a creare un universo sociale e politico completamente opposto ai dettami moralizzanti dell’Italia degli anni di governo della Democrazia Cristiana. L’avanguardia di questa artista sta proprio nell’oltrepassare le discriminazioni moralizzanti del tempo senza però mai cadere nell’aneddotica o nel pietismo.

Ci si attende da questa mostra una prossima pubblicazione in un catalogo o quanto meno di una brochure che accompagni i visitatori nella conoscenza dell’artista.

Alessandra Roselli

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Foto in alto: Gli altri, (Lecce, Castello Carlo V, 6 maggio – 5 settembre 2021), a cura di Roberto Lacarbonara, Giovanni Battista Martini e Alessandro Zechini

 

Lisetta Carmi, Chiesa di San Michele, Orgosolo (Sardegna) 1964

Lisetta Carmi, Sicilia, 1977

Lisetta Carmi, Italsider, Genova 1962-64

Lisetta Carmi, Genova-Porto, Genova 1964

Lisetta Carmi, Ezra Pound, Sant’Ambrogio a Zoagli 1966

Lisetta Carmi, La Morena, Genova 1965-67

Lisetta Carmi, La Cabiria, Genova 1965-67