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Consiglio Regionale Puglia - 16 Nov 2022

Grotte preistoriche salentine, approvata mozione di Pagliaro per riconoscimento “Patrimonio Unesco”


Spazio Aperto Salento

Ieri, martedì 15 novembre, il Consiglio regionale della Puglia ha approvato la mozione di Paolo Pagliaro (in foto) riguardante il riconoscimento “Patrimonio Unesco” per le grotte preistoriche del Salento. Di seguito la nota del consigliere regionale, capogruppo de “La Puglia Domani”.

“Il sì unanime del Consiglio regionale alla mia mozione- scrive Pagliaro – è il punto di partenza per avviare l’iter di riconoscimento delle grotte preistoriche salentine come patrimonio mondiale Unesco. È un obiettivo a cui tengo particolarmente, perché può mettere a frutto un immenso giacimento quasi sconosciuto. Nelle viscere di queste grotte sono custodite, ancora intatte dopo millenni, le prime tracce della nostra civiltà. Con l’iscrizione delle Grotte preistoriche del Salento nel patrimonio Unesco si può innescare un processo di valorizzazione di questo patrimonio sotterraneo, sul modello di percorsi di fruizione già realizzati in Francia, Spagna e Marocco in grotte analoghe nel bacino del Mediterraneo, la culla della nostra civiltà. Entrambe le coste della penisola salentina conservano grotte preistoriche: alcune ancora inesplorate; altre oggetto di importanti studi, che serbano i primi preziosi semi della comune matrice europea, e rappresentano pertanto un inestimabile patrimonio immateriale di bellezza e storia, da recuperare e rendere fruibile al pubblico”.

“Nella mia mozione – continua il consigliere regionale Pagliaro – presento un elenco dettagliato delle grotte più importanti che potrebbero essere legate in questo percorso di conoscenza, una sorta di viaggio a ritroso nel tempo fino alle origini. Dalla Grotta dei Cervi a Porto Badisco, considerata la Cappella Sistina della preistoria, a Grotta Romanelli a Santa Cesarea Terme che conserva il più antico dipinto scoperto in Italia; dalle Grotte delle Striare a Grotta Cosma con le sue scene di caccia. E poi la Grotta dei Giganti con i suoi resti di pachidermi, ossa umane, ceramiche dell’età del bronzo, cocci di epoca bizantina e monete di età imperiale romana: praticamente un forziere dei segni che testimoniano il passaggio dell’uomo nel tempo. Meritano particolare attenzione i tremila pittogrammi della Grotta dei Cervi, che risalgono al periodo neolitico tra il 4mila e il 3mila avanti Cristo. Alcuni di essi potrebbero addirittura risalire ad un periodo anteriore, tra i 5mila e gli 8mila anni avanti Cristo. Raffigurano figure mistiche e umane, mani, animali e un ciclo dedicato alla caccia ai cervi, da cui il nome della grotta, precedentemente chiamata la grotta di Enea. Molti di essi sono stati eseguiti usando come inchiostro il guano dei pipistrelli. L’elenco prosegue: la Grotta delle Veneri a Parabita, le grotte di Nardò e poi quella di Agnano a Ostuni, che custodisce la madre più antica del mondo, una giovane donna di circa 20 anni morta al nono mese di gravidanza col suo bambino ancora in grembo, circa 28mila anni fa”.

“Con l’approvazione unanime da parte del Consiglio della mia e con l’impegno manifestato dalla consigliera delegata alla cultura Di Bari  mozione – conclude Pagliaro – parte dal Governo regionale un’azione di pressing che mi auguro possa portare presto al riconoscimento di patrimonio Unesco per le grotte preistoriche salentine, in modo da recuperare la nostra preistoria e farne una leva di promozione del turismo culturale e dell’economia del territorio”.