La mostra, visitabile fino al 30 agosto 2026, è stata allestita negli spazi del Museo Castromediano di Lecce in occasione del novantesimo compleanno dell'artista
Nel percorso artistico di Giovanni Valletta, sviluppato lungo oltre settant’anni di ricerca, forma e materia hanno rappresentato strumenti di continua sperimentazione. Brandelli, la mostra inaugurata il 25 giugno al Museo Castromediano di Lecce in occasione del novantesimo compleanno dell’artista, si inserisce come una nuova riflessione sulle possibilità della scultura.

Giovanni Valletta
L’esposizione nasce dall’intervento su superfici preesistenti, già concepite come opere autonome, sulle quali Valletta colloca elementi plastici in ceramica modellati manualmente. Le superfici cessano così di essere semplici supporti e diventano spazi da abitare. Come scrive Lucio Galante, sul catalogo in corso di stampa: «Non si può certo dire che la struttura sia un semplice supporto dei brandelli, anzi dichiara il suo maggior peso grazie alla sua materialità e razionalità geometrica oltre che alle sue dimensioni». A loro volta i Brandelli si dispongono all’interno dei supporti/strutture secondo composizioni variabili, costruite attraverso accostamenti e sovrapposizioni.
Geometrie e rotondità, superfici e rilievi, pieni e vuoti entrano in relazione dando vita a un equilibrio dinamico. Ogni elemento sembra trovare la propria posizione all’interno della composizione, senza però perdere una certa autonomia. Il brandello non è soltanto una parte separata da un insieme: diventa una presenza capace di modificare lo spazio e di instaurare nuove relazioni.
È proprio in questo rapporto tra ciò che già esiste e ciò che viene aggiunto che si può riconoscere uno degli aspetti più interessanti della serie. Un’opera già compiuta torna a essere materia di ricerca e può trasformarsi senza perdere la propria identità. Il passato non viene cancellato, ma diventa parte di una nuova configurazione.
La poetica dei Brandelli si lega così anche a una riflessione sulla frammentazione del presente. Il brandello può richiamare la memoria, l’assenza, la precarietà e la perdita di un senso unitario, ma non sembra fermarsi alla sola idea della disgregazione. Nella relazione tra le diverse parti emerge anche la possibilità di una ricomposizione, di un nuovo equilibrio ancora da costruire.
La sperimentazione ceramica, sviluppata a partire dalle esperienze maturate da Valletta nel laboratorio Giuseppe Rossicone, nota come “Bottega Storica” della ceramica, nel 2024 a Milano, riporta inoltre al centro il valore del gesto manuale. Modellare, plasmare e incidere la materia diventano parte del processo creativo, rendendo ogni elemento irripetibile. Il nero, dominante nella serie, assume il valore di un segno di rottura e di crisi, ma conserva anche una possibile valenza trasformativa.
Nei Brandelli ritroviamo inoltre quella sensibilità che diversi critici hanno definito barocca: non un barocco decorativo, ma un’attenzione al movimento, alle tensioni interne della forma e al dialogo tra elementi diversi. Una sensibilità legata alla cultura visiva del Salento, che Valletta ha saputo tradurre in un linguaggio personale e contemporaneo.
Sembra significativo che questa riflessione arrivi oggi da un artista che, a novant’anni, continua a interrogarsi sul senso della forma e sulle possibilità della scultura. Dalle opere figurative degli esordi fino alle più recenti sperimentazioni astratte, Valletta ha continuato a rinnovare la propria ricerca, mantenendo vivo il confronto con la materia e con il linguaggio del proprio tempo.
I Brandelli sembrano allora raccontare proprio questo: non soltanto qualcosa che si è spezzato, ma la possibilità di ricomporre continuamente nuovi equilibri, nuove relazioni, nuovi significati. E nella tensione tra geometrie e rotondità, tra superfici e rilievi, tra ordine e imprevedibilità, Giovanni Valletta costruisce una scultura che continua a interrogare il tempo. Una scultura nella quale ogni elemento sembra appartenere a una storia già iniziata, ma non ancora definitivamente conclusa.
La mostra, a cura di Massimo Guastella, è visitabile sino al 30 agosto.
Giulia Fanciullo
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In alto e sotto: Immagini della mostra di Valletta (Ph Raffaele Puce -Museo “Sigismondo Castromediano”)
