Percorso espositivo negli spazi dei Giardini Helianthus. Rimarrà aperto al pubblico fino alle ore 22, di oggi domenica 20 settembre 2026
Tracce umane sono disseminate, nell’ultima domenica estiva, tra i Giardini Helianthus di Cisternino, un luogo di soggiorno, predisposto anche ad accogliere incontri, iniziative e spettacoli. Dieci artisti, di differenti generazioni, sono stati chiamati a partecipare al Prologo di Arena Visionari, dando vita ad una installazione collettiva, eterogenea e coerente.
A contraddistinguere questa iniziativa è anzitutto la comunanza territoriale delle personalità coinvolte, tutte legate, in modi differenti, alla Puglia. Un aspetto da ritenersi non di poco conto, considerato il sempre più diffuso tentativo di utilizzare masserie, trulli e casolari in modalità “mordi e fuggi”, come belle scenografie nelle quali importare contenuti, sostanzialmente eterodiretti.
L’interrogativo dal quale la proposta espositiva parte è «che cosa accade quando l’opera abbandona la neutralità dello spazio espositivo e si confronta con un luogo già attraversato dalla luce, da forze differenti, dal tempo e dai corpi che lo abitano?». A questa domanda tenta di rispondere la concezione stessa del progetto, già mediante il titolo: l’arena è un ambiente aperto, liberamente attraversabile ma non calpestabile, senza percorsi obbligati e con inciampi imprevisti, ispirato alle teorie estetiche relazionali del francese Nicolas Bourriaud, che ci introduce all’idea che una mostra sia un luogo animato da scambi e collettività, nei fatti uno spazio di relazione, e che l’arte sia uno «stato d’incontro».
Tale incontro si concretizza nel Prologo, curato da 1M2 (unmetroquadro, un progetto di mini gallerie diffuse in Valle d’Itria) e da Walter Loparco, scultore cistranese, anche tramite un filo conduttore che, concordemente con il luogo, si articola nel rapporto tra l’essere umano e la natura, tema di grande attualità che si fa urgenza nelle opere esposte, pur con le specificità mediali, linguistiche e poetiche di ciascuno degli artisti presenti.
Si affermano nella verticalità le opere scultoree di Giovanni Carpignano, Dario Giancane, Walter Loparco e Giordano Santoro. Il primo sceglie di popolare il giardino con animali ferrosi, Ragni e Volatili (opere della serie Dinamica Animale del 2012), realizzati mediante il recupero di due ruote di legno e di residui industriali di ferro, che trattengono la memoria contadina, e che, fuoriusciti dalle strutture circolari, si muovono tra i muretti e il brecciolino, insieme a inaspettati serpenti. In ferro ossidato è anche il fogliame di Giancane, quattro sculture allungate ed essenziali che invitano a riflettere: Riforestami (2025) è, nelle sue intenzioni, una sollecitazione tanto alle scelte consapevoli e alla rigenerazione ambientale, quanto a quella interiore. Carpignano e Giancane sono accomunati, oltre che dai materiali, dalla costanza tematica che caratterizza il loro operato artistico.
A loro si unisce Walter Loparco – che oltre a essere curatore, espone in mostra – con due installazioni site-specific: Confini eterni, ovvero un antico cancello arrugginito, posto in posizione rialzata e proposto come una «soglia tra artificio e natura», è un invito al transito e alla ridefinizione dei confini, al pari della totemica e arcaica La misura del potere. Quest’ultima si assesta, attraverso il ricorso a volumi sovrapposti, sulle stesse tensioni tematiche con la sua forma ambigua ed enigmatica, tra l’antropomorfismo e il vasellame, e lo spiazzante inserimento di un piccolo manichino a reggere il peso della struttura.
Giordano Santoro – responsabile, insieme ad altri, di 1M2 – colloca cinque involucri bianchi, concavi, sospesi, racchiusi sotto il concetto di Compossibili (2021), ripreso dalla memoria filosofica a indicare la relazione che rende possibile l’essere stesso delle cose. Intende così proporci un unico lavoro, nel quale i singoli oggetti esistono proprio nella convivenza tra loro e si determinano anche grazie alle ombre, ai riflessi, alle trasparenze e, dunque, all’insistenza o meno su di essi della luce naturale e artificiale, rossa.
L’orizzontalità e l’intimità dell’inciampo è invece suggerita dall’installazione scultorea di Giuliet Françoisemarie. La ginestra, o fiore del deserto è costruita disponendo quattro elementi fossili realizzati in ceramica, che rievocano il fiore nelle forme smaltate in giallo e che si accostano ad un contagocce e ad alcune piastre di Petri che contengono estratto di ginestra e petali, riportando nella natura uno studio da laboratorio. Il titolo è un rimando diretto alla lirica leopardiana, a quel «fior gentile» che nasce in contesti aridi, che diventa simbolo di resistenza e al contempo di fragilità e caducità. L’artista lo recupera e ne fa, in un processo di estrazione naturale di pigmenti, tintura: testimonianza è Kundalini (2023), un dittico di tela e «bioabito» (come sceglie di definire abiti realizzati con seta biologica, nella sua concezione di moda concettuale), che fa la sua incursione nello spazio interno.
Tra esterno e interno si collocano anche i lavori di Alberto Vannetti che, partito da Roma, è giunto a Cisternino ormai da oltre due decenni. Il mondo in mano (2012) è un grande manifesto d’aiuto, rosso, ancorato a un albero, che propone i principi fondamentali della Costituzione inscrivendoli in una sagoma. Preghiera (2012) è invece collocata nella struttura interna, quasi a volerle riservare una dimensione più intima, personale e fragile, suggerita anche dal ricorso ai materiali tessili. Entrambi i lavori condensano, in soluzioni differenti, geometriche e legate alle memorie mediterranee, un appello laico all’impegno civile, che popola l’universo artistico di Vannetti.
Lo spazio interno è, in realtà, una sorta di spazio-soglia, aperto verso il giardino. A delimitare le due zone dell’arena, su tre pilastri, sono disposte le fotografie di Angela Regina: il dittico Verde come l’abito che abito, il trittico Fragili equilibri e la composizione di Rami, a loro volta costituiti da frammenti fotografici, tutti realizzati a partire dalla riflessione sul corpo e sull’identità, in rapporto alla natura, in una atmosfera sospesa ed evanescente suggerita dai contrasti attenuati e dalla saturazione ridotta tipica delle Polaroid.
Nella struttura si trovano anche i lavori di Patrizia Elisa Pareo e Gianni De Serio, concepiti nelle intenzioni dei curatori come delle esortazioni a fermarsi, sostare e meditare. È Patrizia Elisa Pareo a introdurre la leggerezza dell’acquerello, stratificato su un esito che unisce litografia e collage: Tratto, composizione (2022) conserva la gestualità tipica della sua produzione astratta, fissata nei colori terrosi che dominano l’assemblaggio, interrotti dall’incursione del nero.
Gianni De Serio presenta, invece, Albedo, che richiama nel titolo la capacità riflettente di una superficie: una videoinstallazione, concepita in grandangolo, dedicata all’acqua, al suo processo di trasformazione e alle creature che abitano il mare e quelle che lo popolano soltanto occasionalmente.
L’Arena trova ulteriore definizione con l’intervento di body art di Massimo Nardi, Mutamenti, che insiste sul tema della metamorfosi, attraverso l’impiego diretto del corpo e di materiali di riuso. Nardi ricorre alla pittura corporea per aggiungere nuovi strati al suo lavoro, ma anche per modificare ulteriormente gli elementi circostanti e il luogo stesso.
Il percorso espositivo si chiude, così, sollecitandoci a interrogarci sulla natura, sul pianeta e sul suo futuro e ci propone una lettura possibile: l’incontro, la relazione tra esseri umani e non umani può essere una risposta praticabile. E se la scelta di intitolare il progetto Arena Visionari è presto risolta nelle tracce comuni che attraversano l’operato di queste dieci personalità, altrettanto esaustivo è il sottotitolo: Prologo, una «dichiarazione d’intenti», un’apertura a possibilità future, delle quali rimaniamo con curiosità in attesa.
La collettiva rimarrà aperta al pubblico fino alle ore 22, di oggi domenica 20 settembre 2026 (Giardini Helianthus, Contrada Colucci 47, Cisternino).
Rosanna Carrieri
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Foto in alto: veduta d’insieme di “Arena Visionari”

G. Santoro, Compossibili (2021); G. Carpignano, Volatili (2012) e Ragni (2012)

D. Giancane, Riforestami (2025)

W. Loparco, Confini eterni (2026)

G. Françoisemarie, La ginestra, o fiore del deserto (2025)

A. Vannetti, Preghiera (2012); G. De Serio, Albedo (2017)

A. Regina, Fragili equilibri (2020); sullo sfondo altre opere

G. Françoisemarie, Kundalini (2023); P. E. Pareo, Tratto, composizione (2022)

M. Nardi, Mutamenti (2026)