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Arte contemporanea - 09 Mag 2021

Studi d’artista al tempo del Covid-19, intervista ad Andrea Buttazzo

Nuovo appuntamento del ciclo di interviste ad artisti salentini


Spazio Aperto Salento

È ormai passato più di un anno dall’inizio della pandemia e la vita di tutti è profondamente mutata: i tempi e gli spazi quotidiani si sono modificati, con uno spostamento di gran parte delle nostre attività nella dimensione digitale. Gli spostamenti sono limitati, in una condizione di isolamento e contestuale iperconnessione e l’arte è fruibile solo attraverso gli schermi dei nostri computer.

Per chi lavora con la materialità, abituato alla manualità e in relazione con gli altri, questo cambiamento ha inciso in qualche modo? Un affacciarsi virtuale negli studi degli artisti operanti nel territorio salentino per conoscere le loro sensazioni e i progetti in corso.

Protagonista del nuovo appuntamento del ciclo di interviste è Andrea Buttazzo (Lecce, 1974). L’artista leccese comincia le sue attività a partire dalla metà degli anni Novanta, dapprima approcciandosi alla pietra leccese, poi spaziando ad altri e diversi materiali. La sperimentazione caratterizza la sua produzione, sia nei linguaggi sia nello sguardo ironico e sociale insieme.

Cresciuto in una famiglia di artisti, si è formato a Lecce, prima all’Istituto Statale d’Arte, poi all’Accademia delle Belle Arti. La prima formazione, quella secondaria superiore, è stata fondamentale per lei: sotto la guida del maestro Marcello Gennari ha mosso i suoi primi passi nella conoscenza della pietra leccese. Oggi è lei stesso docente del Liceo artistico Ciardo-Pellegrino – che ha raccolto l’eredità dell’Istituto Statale -. La formazione di giovanissimi aspiranti artisti e la produzione di lavori scultorei, grazie al suo approccio laboratoriale, si uniscono. Che ruolo ha la didattica nel suo percorso artistico?

La professione di docente di scultura percorre quasi sempre strade parallele rispetto ai miei progetti artistici. Le strade, che nascono come incerti sentieri, si ramificano, sfiorano, moltiplicano, sovrappongono, influenzano e intrecciano in un virtuoso unicum. Il termine che forse rappresenta al meglio questa condizione è: scambio. O forse meglio ancora: confusione; intesa come tumulto, come turbamento emotivo e talvolta disorientamento nel tempo e nello spazio. L’insegnamento è fonte di confronto, una dinamo di energia per me e per gli alunni. Gli allievi li vedo come un monocolo puntato sul futuro e io cerco di fornire loro competenze per affrontarlo al meglio.

Ad esempio, uno degli ultimi progetti realizzati insieme ai suoi alunni del Liceo Artistico Vanoni di Nardò è stato il Monumento in ricordo delle vittime del terremoto del 1743, inaugurato un anno fa, poco prima del lockdown. Da lì a poco la pandemia avrebbe modificato le nostre attività quotidiane, in che modo ha riadattato il suo insegnamento?

L’episodio che cita è stata l’ultima occasione di lavoro condiviso prima che tutto cambiasse: promiscuità, gruppi di alunni tutti insieme, all’interno dello stesso mezzo di trasporto, mascherine utilizzate solo contro la sottile quanto ostile polvere di pietra causata dai tagli di flessibile, e disinfettante, si, ma solo dopo le ferite. Fa riferimento ad un progetto entusiasmante e intensivo. L’opera realizzata ha visto lavorare 9 allievi del IV anno che hanno costruito un monumento pubblico, in appena 30 ore di lavoro effettivo, collocato successivamente all’interno dello storico cimitero di Nardò.

L’anno precedente, una residenza artistica che ha visto lavorare gomito a gomito gli alunni con affermati scultori come Dino Calì, Marco Mariano, Andrea Maroccia nell’ambito della X edizione del Veliero Parlante in collaborazione con IC Falcone di Copertino e Manifatture Knos di Lecce. Ancora un anno prima una residenza artistica con la realizzazione, all’interno dei laboratori della scuola, di una scultura modulare in pietra dello scultore sardo Alessandro Canu. Ora si lavora tra innumerevoli difficoltà che aguzzano l’ingegno, utilizzando metodi alternativi e applicando tecnologie quasi sconosciute fino a ieri.

Da quest’anno ho la fortuna di insegnare in una scuola d’avanguardia come il Liceo Ciardo Pellegrino, ed anche in un periodo così complesso si riescono ad attivare percorsi in cui alcune classi collaborano con enti istituzionali come la Provincia di Lecce, o aziende leader nel campo della comunicazione, o importanti realtà nell’ambito del design artistico ed artigianale.  

Lab11, studio d’artista, ma anche laboratorio dinamico e sede di una associazione: uno spazio non solo personale, ma anche collettivo, in relazione con il territorio salentino. Con quale scopo ha concepito questa sede?

Definire Lab11 non è facile. Consta di circa 450 metri cubi praticabili, tutti. Ma in questo caso numeri e misure, calcoli, scale e parametri non servono per comprendere che quell’interno altro non è che una proiezione all’esterno, un osservatorio, un trampolino in movimento, un porto di mare in mare aperto. Un luogo dove artisti con svariati percorsi multidisciplinari collaborano, dove confluiscono in linguaggi differenti, dove si rubano e donano esperienze, dove ancora persiste la legge del baratto. Teatro, design, musica, cinema, arti performative si incontrano, scontrano e soprattutto dagli scontri nascono progetti, sviluppi, contenuti. Lo spumeggiante video realizzato dai sodali Gabriele e Dario di Be Project Studio ben rappresenta l’atmosfera Lab11.

Nei suoi lavori scultorei, spesso polimaterici, gli elementi figurativi, tipici della sua cifra stilistica, convivono con giochi ironici, a cui contribuiscono i titoli, come Sacrificio di Sacco (2002) – richiamo biblico – o Disarmante (2013), una pistola di grandi dimensioni realizzata in cemento armato. Attraverso la provocazione vuole, quindi, denunciare problematiche e questioni che riguardano la società attuale. Qual è il ruolo che un artista contemporaneo può svolgere in questo processo?

L’ironia e la provocazione sono solo strumenti, l’obiettivo fisso resta sempre l’induzione alla riflessione. Realizzo sculture plastiche, installazioni, opere pubbliche e monumentali, multipli, calchi, con svariati materiali, applico tecniche e strumenti specifici, cambio spesso, ma ogni volta cerco di costruire riflessioni (a volte scomode) che per raggiungere tutti e subito partono da un sorriso. Nella presentazione delle mie opere ne curo i particolari, l’allestimento diviene fondamentale, la ricerca del titolo rasenta, raggiunge e supera l’ossessione. Una tra le ultime opere, il bronzo “Su pietra Serena, stinco di Santo” del 2020, ad esempio, rappresenta chi mi è accanto e dentro, nel titolo sono sottesi i riferimenti anagrafici del soggetto ma predomina la sacralità dell’insieme, l’aspetto più caro ed intimo che merita religioso rispetto, adulazione.

Come la diffusione del virus Covid-19 ha condizionato le sue attività, sia individuali sia laboratoriali?

Cerco di vivere al meglio l’isolamento cui siamo costretti. Attraverso la tecnologia cerco la comunicazione. Ho sempre dato importanza alla parola, all’ascolto e ora più che mai diventano aspetti centrali. Al Liceo ad esempio ho invitato, a distanza, alcuni amici che attraverso le piattaforme dedicate hanno raccontato le loro esperienze e i differenti percorsi artistici agli alunni del triennio di scultura. In particolare l’intenso appuntamento che ha visto coinvolto l’amico, artista, Simone Franco mi ha dimostrato che anche con strumenti e metodologie differenti si può, e si deve, andare avanti.

Su quale filone sta sviluppando le sue ricerche in questo periodo?

Attualmente la mia ricerca si sta legando sempre più all’ambiente, alle percezioni naturali, all’osservazione ed ascolto della terra, del resto le arti plastiche conservano sempre un forte legame dei materiali con l’ambiente. I materiali parlano di territori antichi, rappresentano la genesi delle cose e perdurano nel tempo, lo attraversano restando o trasformandosi in altro.

Sarò presente in un progetto promosso da Italia Nostra che tratterà il tema dell’identità salentina e dove presenterò un progetto site specific presso la masseria Sante Le Muse a Salve, un’opera di denuncia in relazione all’inquinamento dei rifiuti d’abbandono. Lavoro anche alla realizzazione di una serie di sculture che indagano i rapporti di valore ed economia applicate all’arte.

Rosanna Carrieri

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Foto in alto: Interno laboratorio di scultura Ciardo Pellegrino. ph Francesco Maggiore

 

Allievi al lavoro presso la ditta Carlo Toma a Nardò

A. Buttazzo, Bilico, 2020, pietra leccese, 350x40x50, Cimitero di Nardò, ph Be project

Lab11, particolare

A. Buttazzo, Su pietra Serena, stinco di Santo, 2020, bronzo, pietra serena, legno, vetro, 60x25x25

Bozzetto in gesso, 2021

Andrea Buttazzo, ph Be Project

 

Guarda il video:

Lab11 – Dove? Quando? Cosa?