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Arte contemporanea - 17 Lug 2022

“Studi d’artista”, intervista a Salvatore Spedicato


Spazio Aperto Salento

A conclusione della visita degli studenti di UniSalento nella casa-studio di Salvatore Spedicato (vedi altro articolo), di seguito una breve intervista al Maestro salentino. 

Nella sua mente, quando decide di creare un’opera, questa le si palesa “completa” o al contrario è un lavoro che parte da un dettaglio per poi svilupparsi in corso d’opera?

Tutto nasce da un’idea, da un fatto intuitivo che viene elaborato con degli appunti o schizzi. È sempre un lavoro che va modificandosi non solo nella parte progettuale ma anche per quanto riguarda la realizzazione effettiva dell’opera. Credo anche che questi perfezionamenti siano dovuti al tipo di materiale che voglio utilizzare per un determinato particolare dell’opera: se il progetto prevede che l’opera sia fine e sottile ma comunque si debba mantenere in piedi da sola, sarò obbligato ad utilizzare il ferro. Oltre ad un fatto puramente tecnico-strutturale, c’è anche una parte di significato intrinseco della materia, così come del colore.Potremmo dire che ogni materia ha la sua forma ideale, e ogni forma ha la sua materia ideale – se si vuole realizzare una certa idea con una materia sbagliata, l’idea non si riuscirà a tradurre in opera. C’è un certo senso della misura, come in tutte le altre arti: se un’opera non deve essere facilmente decifrabile, non deve nemmeno essere del tutto incomprensibile.

Quanto peso ha avuto (e ancora ha) la sua attività critica e autocritica nella sua stessa produzione? 

Come diceva Lionello Venturi, è importante conoscere le idee degli artisti non tanto per prenderle come oro colato, bensì per verificarle nel fatto operativo.
    La consapevolezza critica è senza dubbio importante, e io credo di averla sempre avuta… ma è anche un fattore di cultura: man mano che approfondivo il discorso teorico dell’arte, cercavo di tradurlo nel mio lavoro. È proprio dal mio lavoro che ho ricevuto (e ricevo) nuovi spunti e idee per concepire le cose, per criticare – nel verso senso del termine.

Facciamo finta che da un momento all’altro, il nostro mondo da tridimensionale diventi bidimensionale: quale delle sue opere perderebbe più valore ad essere trasposta in 2D e quale invece si presterebbe di più ad una conversione al bidimensionale? 

Devo indicarne solo una? (ride) Ovviamente ci sono quelle più tecnicamente idonee, non tanto per un fattore tecnico, ma per un fattore di resa della traduzione: io posso anche fare una “bidimensionalizzazione” tecnicamente perfetta, però ci sarà sempre una differenza non solo nella materia, ma anche e soprattutto nel messaggio che viene veicolato. 

Rebecca Zibetti
© Riproduzione riservata

 

 

In alto: Salvatore Spedicato con gli studenti di UniSalento nella sua casa-studio ad Arnesano