• giovedì , 23 Settembre 2021

Rubrica - 21 Feb 2021

Pit stop dell’anima

“Pausa” di riflessione a cura di don Carmine Canoci


Spazio Aperto Salento

Dalla liturgia di domenica 21 febbraio 2021

Dal vangelo secondo Marco 1,12-15

In quel tempo, lo Spirito sospinse Gesù nel deserto e nel deserto rimase quaranta giorni, tentato da Satana. Stava con le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano.

Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo».

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Nel leggere o ascoltare il brano del vangelo di oggi, qualcuno potrebbe chiedersi chissà perché Marco non descrive le tentazioni subite da Gesù, così come fanno gli altri evangelisti.

A riguardo, è interessante la spiegazione che offrono alcuni dei commentatori del libro sacro. Marco, secondo loro, ha voluto creare quasi un contenitore vuoto e anonimo perché i cristiani del suo tempo, per i quali aveva redatto il suo vangelo, lo riempissero con le loro tentazioni, personalizzandolo in modo appropriato e così confrontarsi, sulla propria pelle, con l’esperienza di Gesù. A me personalmente tale ipotesi intriga molto.

Quali tentazioni starebbero nel personale contenitore dei cristiani di oggi?

– Nel rispetto per la propria e inviolabile coscienza con la quale ognuno fa i conti e dove non è dato mettere mano, volendo generalizzare, potremmo intravedere nella cultura, oggi prevalente, una tentazione: la cultura del fai da te, dell’hic et nunc (= qui e ora), del relativismo, della secolarizzazione, dell’edonismo e altri ...ismi.

– Per essere più pratici, è facile notare come per tanti credenti la debolezza (=tentazione) più ricorrente, di facile consumo, è quella di considerare l’impegno cristiano quasi facoltativo. Come si fa nell’acquistare qualsiasi oggetto o bene di consumo: si tiene conto del gusto, del prezzo, della marca … alla fine si sceglie se fare l’acquisto o no.

L’approccio di molti con la parola di Dio, e lo si nota anche durante le funzioni religiose, è un approccio tipo film già visto, di cose scontate, con un suo dipanarsi ovvio che non crea minimamente sussulti. Ognuno prende di quello che ascolta ciò che non è troppo scomodo. Si accoglie la Parola di Dio purché sia rassicurante e consolante, non disturbi né inquieti troppo. Si è portati a pensare di aver a che fare con un Dio sempre dalla nostra parte, comprensivo e disponibile nei confronti della mentalità “moderna“, che non sta a fare le pulci su di noi, senza mai avere alcunché da ridire sulla nostra condotta.

Speriamo che sia così, ma non ci credo!

Il prete va bene quando parla di ciò che gli compete e nel luogo adatto, ma non si allarghi troppo, rischia di essere equivocato e non gradito. Va bene anche che punti il dito, basta che quel dito non sia rivolto a noi. …. Siamo pur sempre dei buoni clienti, no?

È quasi come pretendere, in un ideale negozio di cui Dio è titolare, degli sconti o facilitazioni sul prezzo originale o meglio ancora un pagamento dell’impegno cri-stiano attraverso rate comode e sine die.

– Se questa strada crea qualche scrupolo di troppo, si trovano comunque mediazioni o scorciatoie più alla portata. Una delle più capziose consiste nella fuga verso il paradiso artificiale offerto dal vasto campo del sentimentalismo e del devozionismo religioso che spesso si manifestano in comportamenti bigotti e abbastanza irritanti.

L’aggravante sta anche nel constatare che molti esperti (?…) in materia, anche intonacati (= che hanno la tonaca), favoriscano questa pericolosa scorciatoia. Dando per fin troppo scontata la precedenza a Dio, senza però farne cenno alcuno, portano a dare eccessivo, e perciò diseducativo, credito (con sincero e sano rispetto nei loro confronti), a santi e sante, a quello che hanno detto o scritto che, paragonato alla Parola di Dio consegnataci dalle Sacre Scritture, risulta essere sempre di valore secondario.

– Si può anche non andare a messa la domenica, trascurare confessione e comunione, ma mai perdere l’occasione del pellegrinaggio o visita al santuario più rinomato, non dimenticando poi di procurarsi i vari amuleti, pardon, ricordini da consegnare, una volta tornati a casa, a parenti e amici. Il tutto corredato da foto, video e selfie recapitati in tempo reale.

– Della devozione alla Madonna non parliamone proprio…. povera Lei:… non merita tante deviazioni…

– Battesimo, prima confessione e comunione, cresima, perbacco, bisogna farla amministrare ai figli, pazienza se poi non se ne comprende il significato perché, con apparenti ovvie motivazioni, si è negata sistematicamente la presenza agli in-contri preparatori di catechesi.

Ciò detto dei laici, è giusto anche chiedere: la chiesa, i sacerdoti nell’ambito del loro ministero, e anche al di fuori, sono per caso vaccinati o esenti dalle tentazioni?

Rispondo. Non c’è nessun vaccino, per niente esentati!
E allora, quali sono le tentazioni dei preti?
Sono tante! Come per tutti.

Il 23 dicembre del 2014 il Papa, parlando alla Curia romana (gruppo composto da cardinali, vescovi, sacerdoti chiamati dal Papa a collaborare con lui nella guida della Chiesa) elencava ben 15 malattie-tentazioni, in cui può incorrere il clero.

Il j’accuse, quindi viene proprio dal Papa, è lui che punta il dito nei confronti di tutti i consacrati nel ministero sacerdotale. Riporto alcune di queste ‘malattie’, non senza prima citare il preambolo che fa il Papa.

«A chi serve la Chiesa è indispensabile la preghiera quotidiana, la partecipazione assidua ai Sacramenti, in modo particolare all’Eucaristia e alla riconciliazione, il contatto quotidiano con la parola di Dio e la spiritualità tradotta in carità vissuta sono l’alimento vitale per ciascuno di noi».

Malattie-tentazioni:

– il sentirsi immortale o indispensabile;

– l’eccessiva operosità per arrivare a una compiaciuta popolarità;
– l’Alzheimer spirituale che fa perdere la memoria di chi sei e ti consegna in balìa delle passioni;
– la rivalità e la vanagloria;
– la schizofrenia esistenziale che porta a vivere una doppia vita, di cui la seconda è all’insegna della dissolutezza;
– il desiderio di accumulare ricchezze;
– l’esibizionismo che porta a sentirsi appagato dagli applausi, più che preoccupato dell’adesione interiore.

….E tanto altro ancora… mi fermo qui.

Serve poco andare dietro a solleticanti curiosità o inseguire pruriginose fantasie, fossero anche verità…

Da prete, a nome di tanti che hanno ceduto e, forse, continuano a cedere, con tutta umiltà, come fa il Papa, chiedo perdono e preghiera.

Giusto quello che ci si aspetta dalla Quaresima!

don carmine