Salento - 31 Gen 2024

Galatone, il Castello dimenticato di Fulcignano

La maestosa struttura d’epoca medievale, ha resistito all’incuria del tempo e degli uomini. Fra le sue mura, la leggenda del Diavolo e del fantasma della Castellana


Spazio Aperto Salento

Le possenti mura e le due delle quattro torri quadrangolari scampate all’incuria del tempo e degli uomini, rimandano alla mente schiere di cavalieri, che sebbene gravati dalle pesanti armature, lance in pugno, s’aggirano agili fra le tende montate poco distante dal Castello nemico.

IL CASTELLO DI FULCIGNANO

L’accampamento è quello che in pieno Medioevo, gli abitanti di Galatone legati alla lingua ed ai costumi latini, allestirono per combattere gli occupanti del vicino Casale di Fulaciano o Fulciliano, dove in auge erano invece l’idioma e gli usi greci. Non una testimonianza ufficiale tramandata per iscritto, conferma l’esistenza della tendopoli, mentre è certo, che a quel tempo, dissidi e schermaglie, si verificarono fra i galatei e gli antagonisti del confinante Casale, che già nel 1192, un atto, questo sì ufficiale, come ricorda nel suo “De situ japigiae” del XVI secolo, lo storico Antonio de Ferraris (1444-1517), assegnava al milite Maurizio Falcone. Per affermar supremazia, alla fine, così come è scritto nel “Chronicon Neretinum” del 1335, le due fazioni vennero alle armi, ed i primi ebbero ragione sui secondi, il cui insediamento venne raso al suolo, lasciando ammaccato ma in piedi il solo Castello ed il fossato che lo circondava.

Per riaversi, il Casale i cui sopravvissuti trovarono riparo nelle città vicine, e messi da parte usi e lingua greci, nella stessa Galatone, dovette attendere quasi un secolo. Quando, avviato l’anno 1400, la regina Giovanna II di Napoli, lo diede in dono alla nobile famiglia degli Orsini del Balzo, in segno di riconoscimento per aver stroncato l’ascesa del Capitano di ventura Ottino de Caris detto Malcarne, conte di Copertino e signore di Galatone, Bagnolo, Parabita, Soleto, Cellino, Grottaglie e Maruggio.

L’ANTICO MANIERO

Appena fuori Galatone, in direzione Sud-Est, la fine di via San Luca segna l’inizio del Vicinale Vorelle, nel cui cuore s’entra percorrendo una stradina sterrata delimitata da muretti a secco, che per riprendere l’antico splendore, laddove sono gli sgarri, hanno bisogno di cure. Il Castello, che in epoca moderna ha preso nome Fulcignano e che dal 1967 è monumento nazionale, si para davanti all’improvviso, al di là d’una bassa cinta, fatta anch’essa a secco. Sul modello del Castrum Romano, l’aspetto è proprio della fortezza militare, a suo tempo posta ai piedi delle Serre Salentine, a ridosso del corso d’acqua stagionale che scendeva dalla collina dei Campilatini per poi perdersi nelle vore carsiche, nell’ambito della linea difensiva voluta dai Normanni a protezione del Sud della Terra d’Otranto.

I resti di una impalcatura, indicano che per conto del Comune galatonese, proprietario dal 2011, è stato interessato da lavori di consolidamento e restauro soltanto avviati e presto interrotti. Ma già così, l’imponenza della struttura, che per lo studioso di archeologia medievale dell’Università del Salento, Paul Arthur, è una delle fortificazioni medievali più antiche sopravvissute nel Tacco d’Italia, stupisce per la bellezza e la magia fuori e dentro le mura, che unitamente al risultato della contaminazione di stili architettonici, rimandano peraltro al mondo islamico. Alta otto metri e spessa due e mezzo, a dispetto di tutto, la grande recinzione si è ben conservata, e lungo di essa corrono sui quattro lati, due di cinquanta e due di settantacinque metri, le torri rimaste, che private del fossato purtroppo interrato, appaiono come sospese sulla campagna, da una parte confinante con il binario della linea ferroviaria per la vicina Neviano.

Oltre l’ingresso, costituito da un arco in stile gotico sul quale restano tracce d’una decorazione, realizzati in epoche diverse, sorgono due locali con volte a botte, un altro vano con i resti dello scalone che portava ad una delle torri di difesa, due grandi nicchie ad arco sotto cui si trova un canale di scolo collegato ad un pozzo-cisterna; ed ancora, un sedile in muratura, un capiente camino ed un grande giardino da riportare, come tutto il resto, agli antichi splendori. Tanto quanto basta, comunque, ma meglio ancora se adeguatamente riqualificato, per collocare il maniero d’inestimabile valore storico, fra le più ambite mete turistico-culturali, non solo del Salento ma dell’intera regione.

IL TESORO DEL DIAVOLO

Oltre al fascino del luogo, il Castello di Fulcignano, nel 1719 indicato in una epigrafe letta durante un viaggio pastorale dal vescovo di Nardò, Antonio Sanfelice, come luogo di passaggio per carovane e pellegrini (“Theodorus famulus sanctae dei genitricis hospitium construxit anno 6657”, 1149 del calendario cristiano), racchiude il mistero di una leggenda e la suggestione che ruota attorno all’immancabile storia di un fantasma. Le due vicende, fra loro collegate, narrano del rapimento, da parte di un esercito di predoni che non riusciva a venire a capo dell’assedio, del figlioletto del feudatario, all’indomani del diniego ad aprire le porte del Casale fortificato. Nel disperato tentativo di salvare la vita al figlioletto ed allo stesso tempo le ricchezze custodite nella roccaforte, la castellana votò la vita al Diavolo. Ma il bambino venne ucciso comunque ed il suo corpo appeso ad un carrubo, mentre i predoni andarono via senza il tesoro, perché sulla sua sicurezza, da quel momento, prese a vegliare il Maligno.

L’unica possibilità di carpirlo, era costituita dal tempo, che una volta sacrificato un innocente, Satana concedeva nel divorarlo. Nessuno ha però mai sfidato il Diavolo, salvo un forestiero, che con un gatto vestito da infante, si presentò di notte al suo cospetto. Il felino si mise però a miagolare, e l’ardito stratagemma venne presto scoperto da Satana, che in preda all’ira, scatenò una violenta tempesta, mettendo in fuga il temerario sconosciuto. Quanto alla madre del bimbo trucidato dai predoni, si racconta che ancora oggi, specie durante le notti di pioggia e vento, il suo disperato lamento continui a levarsi attorno alle possenti mura dell’antico Castello.

Toti Bellone
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Foto in alto: una delle torri quadrangolari (© T.B.)

 

Tratto delle mura (© T.B.)

Un altro tratto delle mura (© T.B.)

Interno con alberi in primo piano

Interno, scorcio

Feritoie (© T.B.)

Il locale interno con tracce di decorazioni

Parti bisognose di cure (© T.B.)