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Pagina di storia del vino - 18 Apr 2021

Novoli: “La Reggia di Bacco”

Il Comune dellhinterland leccese “dolce culla del buon vino!”. Lode ad “un’amena cittadina”


Spazio Aperto Salento

La viti-vinicoltura novolese ha avuto, sin dai tempi molto antichi, un’importanza rilevante nell’ambito sia della nostra economia che di quella salentina. Il valore della nostra viti-vinicoltura è, infatti, attestato da documenti che si trovano conservati presso l’Archivio di Stato di Lecce e raccolti da Domenico De Rossi in “L’antico commercio del vino e i traffici vinicoli e oleari del Salento”.

Le schede notarili dei registri del notaio Pandolfo di Brindisi, Protocollo anni 1578-1579, riportano ad esempio che “nell’anno 1578 dal porto di Brindisi furono sportati nel mese di Aprile stara 9017 di vino rosso della Terra di Novoli sulla Marsiliana dì patron Pietro Nicolo… il primo fascicolo degli “Atti del Buon Governo (sempre in Archivio di Stato di Lecce) ci dice invece che “…quando il principe Giacomo della Marca, marito della regina Giovanna II, vendette il suo Principato di Taranto a Giovanni Antonio Orsini Del Balzo, Gallipoli, Novoli, Campi e la Terra di Parabita, ottennero dall’Orsini, la esenzione dei tributi sulla pigiatura delle uve, obbligandosi solo ogni Giunta Decurionale dei singoli paesi dare graziosamente al principe Del Balzo un crogiuolo di spirito di vino della prima spremitura, avvenuta nel giorno dello inizio del taglio dell’uva…”. 

Il filosofo e medico di Leverano, Girolamo Marciano, quando venne e dimorò a Novoli dal 1615 al 1620, ospite dell’umanista e mecenate Alessandro Mattei, per porre “l “ultima mano” alla Descrizione di Terra d’Otranto, servendosi della sua “ricchissima” biblioteca che “non aveva pari nella Provincia”, a proposito del Casale di Santa Maria di Nove (antica denominazione di Novoli) scriveva nella sua opera che “era situato in una cretosa collina di vaghi e dilettosi giardini fertilissimi di tutte le specie di frutti, vini, oli ed anche di molta seta”.

Cosimo De Giorgi nella sua “Provincia di Lecce” del 1888, definisce addirittura Novoli come “la Reggia di Bacco” (reggia che “si estende però in tutte le direzioni intorno al paese tanto verso Campi, Squinzano e Salice, come a Veglie, Carmiano, Arnesano e Lecce coi quali Novoli è congiunto da una rete stradale di vie carrozzabili”) e considera quale principale fonte di ricchezza dei Novolesi proprio la viticoltura e la vinificazione che si eseguono (dice egli stesso) “con metodi razionali e danno dei prodotti assai ricercati e premiati in parecchie mostre nazionali ed estere”. (Da un rarissimo “Almanacco” dell’epoca sappiamo, infatti, che già nel 1883, Novoli è fra i comuni che hanno maggiore estensione di vigneti nel circondario di Lecce e già da alcuni anni è in funzione la “fabbrica di spirito” di Luigi Capozza).

È proprio per le sue pregevoli qualità che la vite novolese, e in generale quella salentina, suscita l’interesse, alla fine del secolo scorso, di importanti case vinicole settentrionali tanto che le stesse si trasferiscono nei comuni del Salento più intensamente viticoli (e tra questi Novoli) e vi realizzano stabilimenti con l’intento di lavorare le uve locali.

Sempre il De Rossi, a tal proposito, nella sua Monografia economica del Salento ci fa sapere che “…nel quinquennio 1901-1906 e fino al 1911-1916, cioè quando la società delle ferrovie salentine mise in opera il tronco ferroviario Tricase-Manduria, vari stabilimenti vinicoli sorsero nelle adiacenze delle stazioni ferroviarie, molti dei quali costruiti da Ditte del Nord come i Lomazzi, i Ferrario, i Montanelli e i Martini a Novoli…”. Ma anche (aggiungiamo noi) i Bombardieri (Brescia), i Moreschi (Brescia) e i Capitani (Como).

Ferdinando Giovanni Martini

In quel periodo, fine ‘800 – inizi ‘900, epoca in cui la viticoltura e la produzione del vino segnarono un così notevole progresso (G. Arditi nella sua Corografìa di Terra d’Otranto stampato negli anni 1879-1885, scrive infatti a proposito di Novoli “prevalente la produzione del vino che in media sale nell’anno da 20 a 30 mila ettolitri ”) spicca la figura di Ferdinando Giovanni Martini che i Novolesi ricordano per le sue qualità umane e, soprattutto, per il suo ingegno dimostrato nel difficile campo dell’enologia. Ferdinando Giovanni Martini, figlio di Bernardino e di Margherita Del Santo, nasce a Torino 1’11 gennaio 1886 (atto n. 24 P.I. uff.2). Il padre fece costruire lo stabilimento di via Milano (ora di proprietà delle cantine di Salvatore De Falco) a Novoli agli inizi del Novecento su progetto dell’ingegnere novolese Francesco Parlangeli. Conclusi i lavori verso il 1907- 1908, lo affidò immediatamente al figlio che si dedicò con amore allo sviluppo e incremento del patrimonio di famiglia che già allora era consistente. I Martini possedevano la collina Pradleves nei dintorni di Cuneo. Lo stabilimento agli inizi della sua attività aveva 20-30 operai. In seguito con l’acquisto di efficienti macchine enologiche, il personale si ridusse a 10-12 unità lavorative. In poco tempo lo stabilimento divenne un grande centro di produzione vinicola tanto da immettere sul mercato, ininterrottamente, vermouth, marsala, marsalette e vini di tutte le specie.

Il 20 maggio 1913, Ferdinando Martini si sposa con la nobildonna Maria Flora Erminia Cosma figlia di Donato e Elisabetta Miglietta nata a Novoli il 26 novembre 1892. Testimoni del loro matrimonio furono l’avvocato Luigi Guerrieri di Novoli, l’avvocato Luigi Scardia di Lecce, il dottor Pietro Villani di Lecce, il signor Francesco Russo di Novoli. Sindaco a quei tempi era Antonio Cosma e segretario municipale Antonio Galati. Il 23 marzo 1914 nasce la primogenita Margherita Anna Antonia Maria. In seguito avrà altri due figli: Laura Anna Maria e Mario Donato Bernardino.

Avviato lo stabilimento, allo scoppio della I guerra mondiale, Ferdinando Giovanni Martini partì come soldato semplice nei Granatieri. Tornato dalla guerra riprese la sua consueta attività. Negli anni 1920-1936, lo stabilimento produsse incessantemente e i suoi prodotti vinicoli vennero ogni anno acquistati da famose ditte settentrionali. Un anno dopo però, precisamente il 10 agosto 1937, Martini vendette improvvisamene il suo stabilimento al signor Sante D’Elia e rientrò a Torino.

Ritornò a Novoli nel 1947 e vi rimase fino al 1970 abitando nei pressi del nostro convento dei Padri Passionisti. Passò poi gli ultimi anni della sua esistenza a Lecce svolgendo l’attività di incaricato per gli acquisti di vini del nostro Salento per varie ed importanti ditte settentrionali (quali la Gancia, Nebbiolo ed altre) che in lui avevano cieca fiducia. Muore nel giugno del 1978 all’età di 92 anni. Un anno prima aveva perduto la moglie.

Come già abbiamo accennato Ferdinando Giovanni Martini è ricordato dai Novolesi non solo per le sue doti umane (era un uomo generoso, socievole, molto attaccato al lavoro e alla famiglia, intelligente, conosceva molto bene il francese tanto da tradurlo lucidamente anche negli ultimi anni della sua vita), ma soprattutto per le sue continue ricerche nel campo dell’enologia che lo portarono, attraverso esperimenti e geniali modifiche, a trasformare e a rendere utili per la nostra produzione vinicola, macchine strumenti molto complessi e predisposti anche ad altri usi. I nostri concittadini ricordano principalmente la famosa Pomp a Luna – Sistema Martini e le modifiche apportate all’Acidimetro. Ferdinando Giovanni Martini voleva sostituire nell’operazione della frollatura nella vinificazione la lavorazione manuale con quella meccanica al fine di migliorare tecnicamente il vino nelle regioni meridionali, “follatura (in Puglia frollatura) specifica l’operazione di affondamento e sbattimento dell’uva pigiata prima e dopo l’inizio della fermentazione alcolica. Ha lo scopo di arieggiare la massa favorendo la moltiplicazione dei fermenti. Rende i medesimi più attivi ed ostacola pertanto le fermentazioni batteriche nocive al processo”.

Secondo Martini questa operazione manuale comportava “…un lavoro faticoso e dispendioso, produzione di acido lattico, dispersione di alcool per evaporazione, svinatura anticipata dopo sole 2-3 follature, deficienza di colore nel mosto”. Il Martini seguendo tale procedimento e cioè “…una lavorazione rapida, continua, intensa dell’uva a bassa temperatura coll’ausilio dell’anidride solforosa, svinatura e torchiatura delle paste non appena la massa accennava a toccare un limite critico di temperatura, una fermentazione da completarsi in botticelle o fusti da trasporto in locale fresco, cantinato potendo, o semplicemente arieggiato all’ombra, all’aperto” si proponeva di raggiungere, per una migliore qualità del vino meridionale, i seguenti risultati: “un minimo di acidità volatile, un’estrazione interna di colore, maggiore rapporto zucchero-alcool, migliore profumo, più sollecito illimpidimento”.

Per conseguire i suddetti obiettivi, il Martini aveva pensato ad “…una pompa centrifuga di forte portata adatta alla materia e che collo sbattimento interno centrifugo e la rivoluzione prodotta dal getto stesso entro al cappello della massa producesse il risultato ideale. La pompa deve aspirare in fondo al recipiente e rimandare al di sopra”. Dopo continue ricerche il Martini ebbe occasione, come dice egli stesso, di vedere il catalogo di una casa (purtroppo non indica quale) che fabbricava un tipo di pompa speciale per la vuotatura e il rimescolamento delle concimaie, fogne e pozzi neri. Tale pompa semplicissima, riusciva a far passare attraverso di essa ciottoli della grossezza di un limone, di stracci, di corde eccetera.

Era la famosa “Pompa Luna”, la macchina che Martini cercava per poter realizzare tutto quello che si era proposto. Dopo averne ordinato alla casa costruttrice qualche esemplare in metallo inattaccabile al mosto (ne ebbe due di una lega appropriata di alluminio) apportò delle ingegnose modifiche (esse sono riportate nel citato articolo) per mezzo delle quali raggiunse finalmente i risultati prefissi. Infine, bisogna dire, modificò l’Acidimetro, uno strumento utilizzato per misurare l’acidità fissa e volatile del vino. Tale apparecchio abbastanza complicato e costoso, fu dal Martini semplificato grazie alla scoperta di reagenti particolari.

Una scuola enologica

La grande importanza che la vite aveva ormai assunto nell’economia novolese alla fine dell’800 e i primi del ’900 è testimoniata da alcuni documenti rintracciati presso un archivio privato. Da essi sappiamo che il Municipio di Novoli, sindaco Miglietta, ebbe “l’idea” di fondare “una scuola enologica” (…“che annuente il Governo Centrale sorgerà in questo Comune e che per le Puglie sarà fonte di scienza e ricchezza”), tanto da organizzare un “Comizio” il 4 novembre 1906 alle ore 9,30 nel Teatro Comunale di Novoli, all’epoca già “luogo culturale” di riferimento della nostra comunità. L’ordine del giorno votato dal gran comizio (e che riportiamo nelle illustrazioni) fu poi trasmesso a tutti i sindaci della Provincia di Lecce che vi avevano partecipato invitandoli a contribuire “con una benché minima somma per l’attuazione dell’idea che reca gran vantaggio non solo alla nostra Provincia, ma anche all’intera regione pugliese”.

L’idea, purtroppo, non fu mai attuata (non sappiamo per quali ragioni, ma possono essere intuite) così come era miseramente fallita, anni prima, l’istituzione nel 1885 a Lecce (su proposta di Pasquale Ceino) di un “Museo vinicolo industriale provinciale, allo scopo di promuovere l’incremento, lo sviluppo, il perfezionamento dell’industria enologica, garantire i vini dalle possibili adulterazioni, offrire il mezzo ai produttori di entrare in rapporto immediato coi consumatori e commercianti e stabilire in Lecce un mercato del vino”.

La V Fiera del vino a Lecce

Ad ogni modo anche per avere un’idea più completa su quanto fosse importante, sia a livello economico e sia a livello sociale, la viti-vinicoltura novolese, utilizziamo oggi “come sfondo” a quel periodo di “grande splendore” la “brochure” che il comune di Novoli realizzò per pubblicizzare la sua partecipazione alla V Fiera Nazionale del vino che si tenne a Lecce dal 23 maggio all’8 giugno del 1952, particolare “documento” inedito e rarissimo (coll. privata) che val la pena descrivere per la ricchezza di ulteriori informazioni che essa contiene.

Caratterizzata da una significativa immagine come copertina, accompagnata dallo stemma municipale con i tre grappoli d’uva e da brevi versi di apertura (“Di Novoli gentil la bella piana produce il vino che ogni vin risana”), essa presenta innanzitutto una bella e interessante descrizione di Novoli che si riporta testualmente (Opera probabilmente di Romeo Franchini, cultore della storia novolese e Sindaco): “Chi lungo la nazionale Lecce-Taranto, passato lo scalo di Surbo, dai densi oliveti sbuca sull’ampia terrazza di Montedoro, vien subito attratto dalla visione di una vaga cittadina, che bianca, con molle abbandono ai suoi piedi si stende nel grembo di una pingue pianura che le sorride col suo verde perenne. È Novoli pulsante di vita feconda, nobile per vetustà di storia generosa per dovizia di frutti. Essa nacque all’alba del 1000, voluta dal genio normanno qual turrita cortina di Lecce gentile quando tra giostre e amori, nell’aurea magione del Conte Roberto, brillò fior di pura bellezza, la sventurata Sibilla. Dalla terra attratti i suoi figli, ad essa ben presto si dettero, ergendo sulle di lei zolle sudate il tormentato loro monumento secolare: il virgulto della vite feconda, per strapparne il succo prezioso che dona l’oblio. Le più pregiate varietà di vitigni, dal classico negro amaro, che si perde nella notte dei tempi, alla delicata malvasia che i Veneti qui trasmigrati nel 1400 felicemente introdussero, dalla profumata Moscatella al ricercato Zagarese che lasciò il nome ad una contrada, furono sempre oggetto delle loro amorose cure, delle loro più accurate selezioni. Ad esaltarne la coltura, a perpetuarne la tradizione, essi forgiando il loro civico stemma ne ornarono il campo non di spada o castello, ma d’un purpureo grappolo d’uva di quell’uva che ha la mistica essenza del sole. E dai 400 quintali di vino dei primordi del 1700, quando Novoli aveva 1200 abitanti, ai 160.000 quintali di oggi, lungo e aspro è stato il cammino, che pur cosparso di rari successi ed inevitabili disinganni, fu sempre tenacemente compiuto senza fretta ma senza riposo e sempre con fede. E quando nel 1906 s’inaugurò quel tanto atteso tronco ferroviario che ci collegò al resto d’Italia l’industria vinicola novolese ebbe la sua svolta decisiva. Arditi pionieri del Nord che, amando questa terra come patria seconda, v’eressero i loro grandiosi opifici aprirono al prezioso prodotto nuove vie e promettente avvenire. Né valse a frenare l’ascesa la furia selvaggia dell’esotico germe che tutto in breve distrusse, perché rapida ne fu la ripresa. E la vite d’incanto, risorta su piede novello ridette il sorriso ai campi deserti, radiosa regina di regni più vasti”  

Alle importanti notizie di carattere storico- economico si succedono quelle relative alla varietà e alla qualità delle uve e dei vini novolesi che così vengono elencati e descritti:” senza entrare in dettagli paleontologici, botanici e industriali, riportiamo poche note sulle principali varietà di uve da vino che per il clima molto adatto e per la favorevole natura del terreno della zona di Novoli, la vigna con sempre crescente rinomanza, produce.

NERO AMARO conosciuto anche coi sinonimi di Negro Amaro, Rosso di Lecce, Albese, Uva Cane, Uva Lacrima, Lacrima Nostra. Produce grappoli con acini color nero violaceo intenso,molto zuccherini: generalmente si coltiva consociato alla MALVASIA NERA in proporzione di due terzi del primo e un terzo del secondo. Ad essi spesso si trova pure associato il NERO DOLCE detto di San LORENZO o DELLA LORENA. La vinificazione frammista delle predette uve dà i caratteristici VINI DA TAGLIO NOVOLESI di colore rosso vivo intenso, di sapore neutro e lisci con un titolo alcolico che varia da un minimo di 13 gradi ad un massimo di 18, con acidità complessiva del 6-7 per mille. Attrezzature, moderne, selezione di prodotti, accuratezza nella lavorazione hanno reso questi vini apprezzatissimi nella media ed alta Italia dove sono impiegati nel taglio di prodotti deboli costituendo, specie nelle annate avverse, dei veri e propri correttivi. A tal uopo rinomati sono pure i MOSTI CONCENTRATI di Novoli dal tenore naturale bassissimo di acidità totale, il cui impiego nella rifermentazione dei vini, oltre ad aumentare la gradazione, ne migliora le caratteristiche ed il bouchet.

Una particolare citazione meritano i VINI ROSATI DI NOVOLI caratteristici per il loro profumo, colore e sapore, la cui produzione da qualche anno va estendendosi con un buon successo, e l’ALEATICO il cui vitigno ha trovato facile adattamento nella zona di Novoli e produce un vino da dessert di gusto squisito e la fragranza delicata. Degna di rilievo, anche se limitata la coltivazione delle uve bianche che producono ottimi vini da dessert e da pasto. Ricordiamo: LA MALVASIA BIANCA che produce un vino molto pregevole che, opportunamente alcolizzato dà la tanto rinomata MALVASIA LIQUOROSA; IL BOMBINO da cui si produce un ottimo vino da pasto con una percentuale di alcool variabile dall’11 al 13%; IL MOSCATELLO che circoscritto a poche zone, dà il caratteristico MOSCATO DI NOVOLI. L’ASPRINO, IL GRILLO e IL MALAGA che producono vini da dessert molto alcolici, profumatissimi e di gusto gradevole e caratteristico”.

La descrizione si conclude con l’elenco degli “INDUSTRIALI e PRODUTTORI” partecipanti alla fiera leccese. Tra gli industriali sono menzionati: D’Elia Santo, Lomazzi Dante, Fava Andrea, Comerio Enrico, Metrangolo Francesco, Ferrario Giovanni, Carlino Giovanni, Visconti Luigi, Fitto Felice. Assai più numerosi i produttori che rispondono ai nomi di Romano Donato, Parlangeli Gregorio, Madaro Pietro, Centonze Salvatore, Ricciato Antonio, Fratelli D’Agostino, Parlangeli Raffaele, Carlino Cosimo, Nicolì Raffaele, Quarta Raffaele, Ruggio Vito, Madaro Ferruccio, Bruno Paolo, Madaro Salvatore, Mazzotta Luigi, Parlangeli Giovani, Cucurachi Giuseppe, Madaro Ignazio, Eredi Leaci Paolo, Cosma Edoardo, Brescia Paolo, Bruno Antonio Santo, Sozzo Cosimo, Fratelli Greco fu Francesco, Cezzi Giovanni, Miglietta Oronzo, Russo Riccardo, Logoluso Antonio S.A., Duca Spinelli.

Arricchiscono la brochure anche le pubblicità proposte da alcuni produttori come il Cav. Donato Romano per il “Grillo vino dorato di gran pregio per tutti i gusti, per tutti i pasti per tutti i posti”, Metrangolo Francesco per i Vini Rosati e Rossi da Taglio; la casa vinicola di Santo D’Elia per la specialità di vini bianchi e rosati e stabilimenti raccordati, Ricciato Antonio per i vini di produzione propria “i più belli di Novoli”, Carlino per i vini concentrati, distilleria e raffineria di alcool. Il famoso Aleatico di Giovani Ferrario – Riserva 1947 chiude l’aspetto pubblicitario,

con i seguenti dati: Medaglia d’oro dell’Accademia della vite e del vino III Fiera Nazionale del Vino di Lecce 1950; gran premio città di Bologna I Mostra specialità alimentari festival Gastronomico 1950; medaglia d’oro Concorso mostra dei vini e liquori d’Italia Roma 1950. Stampata dalla benemerita tipografia F. Scorrano di Lecce in via G. Paladini 33, la brochure infine si chiude con una “lode” “all’amena” cittadina novolese e ai vini della sua cantina.

NOVOLI! Dolce culla del buon vino!!
Alma terra del nettare arcano:
bianco, biondo, rosato, rubino,
delizioso pel genere umano.
Un bicchiere del limpido
Licor dona salute,
scioglie le lingue mute
la gioia infonde
e la letizia
al core!
La mente
Tien desta;
rinfranca
la testa
brillante,
frizzante,
di grato sapore,
inneggia all’amore.
Salve! Oh Novoli! Amena cittadina!
Sia lode ai vini della tua cantina.

                        Gilberto Spagnolo
© Riproduzione riservata

 

 

Riferimenti bibliografici

G. ARDITI, La corografia fìsica e storica della Provincia di Terra d’Otranto, Stabilimento Scipione Ammirato, Lecce 1879-1885.
P. CEINO, Progetto di un Museo Vinicolo Industriale Provinciale in Lecce, Tip. Editrice Salentina G. Spacciante, Lecce 1886.
D. DE ROSSI, L’antico commercio del vino e i traffici vinicoli e oleari nel Salento, Ed. Salentina, Galatina 1966. IDEM, Monografìa economica del Salento, Tip. Martano, Lecce 1968.
C. DE GIORGI, Provincia di Lecce – Bozzetti di viaggio, vol. II, Edizione fratelli Spacciante, Lecce 1888.
A. FERRO; Le strutture cooperative nel settore vitivinicolo in Provincia di Lecce stampato a cura delle Cantine Riunite del Salento, Ed. Salentina, Galatina 1982.
G. MARCIANO, Descrizione, origini e successi della Provincia d’Otranto, Stamperia dell’Iride, Napoli 1885.
F.G. MARTINI, Un esperimento di Follatura Meccanica nella vinificazione in rosso, in “L’Italia vinicola ed agraria”, a. XVIII,n.33, Casalmonferrato 12 agosto1928  pp. 515-519. Una breve annotazione. Cinque anni fa, ebbi il piacere di conoscere il sig. Antonio Sperone nipote di Ferdinando Martini e Maria Cosma. Era venuto a Novoli per rivedere i luoghi e la casa dove da bambino trascorreva il mese di settembre, in via Trento non lontano dalla cantina di via Milano ora di proprietà di Salvatore De Falco. Antonio Sperone legato ancora a Novoli perché ha dato i natali a sua madre, continua la tradizione di famiglia con due cantine al nord, una in provincia di Asti e una vicino Milano.
G. SPAGNOLO, Lo stemma dei misteri (qualche utile notizia sul nostro emblema municipale) in “Sant’Antoni e l’Artieri. XV, – Novoli 17/01/1991.

IDEM, Lu cuccu te Sant’Antoni in “Il fuoco sacro. Tradizione e culto di S. Antonio Abate a Novoli e nel Salento”, Alezio 1988.

Fu così significativo lo sviluppo economico che la nostra cittadina ebbe alla fine del secolo scorso, grazie alla diffusione del vigneto, che i Novolesi sostituirono l’effigie della Madonna di Costantinopoli nel loro antico stemma civico (che ancora oggi è visibile sulla colonna dell’Hosanna) con l’attuale, ovvero “uno scudo coronato con in mezzo un tralcio adorno di pampini” stemma che fu poi riportato (assieme a quello del patrono Sant’Antonio Abate) sulla bottiglia votiva “Lu cuccu te Sant’Antoni realizzato in occasione della festa del 1946. Va detto infine che alcuni anni fa, esattamente nei giorni 18 e 25 giugno 1982 si svolse a Novoli presso la casa del fanciullo, la I Conferenza sul vino (e, purtroppo, anche l’ultima). Essa fu promossa e organizzata dalla Confraternita San Luigi Gonzaga il cui Padre Spirituale all’epoca era Mons. Alessandro Spagnolo vicario episcopale per le attività sociali. Con l’intento lodevole di “trattare insieme i problemi della viticoltura e della vinificazione che da sempre, come affermano gli storici salentini, hanno costituito non solo il fondamento della nostra economia, ma anche motivo di crescita e di sviluppo della cultura del nostro paese”, l’importante iniziativa (che vide alternarsi numerose personalità del settore) fu anche arricchita con l’allestimento della interessante mostra sulle tradizioni e sulla cultura viti-vinicola novolese. Il presente contributo completa le ricerche sulla viti-vinicoltura novolese già avviate e pubblicate sulle riviste SPAZIO C.R.S.E.C., Novoli gennaio 1983 e “Lu Puzzu te la Matonna”, a. XIII, Novoli 16 luglio 2006