• mercoledì , 25 Maggio 2022

Lecce - 13 Mag 2022

Apre la mostra dedicata allo scultore Francesco De Matteis, intervista alla direttrice del Must Claudia Branca

Oggi, venerdì 13 aprile, inaugurazione a Lecce dell’esposizione monografica sull’artista salentino

 


Spazio Aperto Salento

Promuovere e valorizzare gli artisti moderni e contemporanei. È l’obiettivo del progetto che il Museo Storico della Città di Lecce (Must), diretto dall’architetto Claudia Branca, ha avviato da tempo a beneficio del territorio. La mostra delle opere dello scultore leccese Francesco De Matteis (1852-1917), che sarà inaugurata oggi, venerdì 13 maggio, alle 18.30, nelle sale a piano terra del Must, attesta e conferma ancora una volta questo “indirizzo” operativo-culturale dell’importante Istituzione salentina. L’esposizione monografica su Francesco De Matteis è stata curata da Claudia Branca, assieme al docente di UniSalento Massimo Guastella, responsabile del laboratorio Tasc del Dipartimento di Beni Culturali. Con la direttrice del Museo approfondiamo alcuni aspetti della nuova iniziativa.

La mostra manifesta una certa coerenza nella programmazione di eventi espositivi proposti dal Must con il supporto di esperti del settore. Un precedente esempio è la mostra “Ricamata pittura” sull’artista Marianna Elmo (conclusa il 21 settembre scorso) curata da Giacomo Lanzilotta. L’esposizione che sta per essere inaugurata ha coinvolto specialisti della scultura meridionale tra Ottocento e Novecento, come Isabella Valente, Diego Esposito ed altri…

Questo è un aspetto che mi preme sottolineare: anche la nuova mostra, così come quella su Marianna Elmo ed altre più piccole di artisti contemporanei, rispecchia pienamente quello che è il progetto culturale del Must. Obiettivo è far conoscere e promuovere gli artisti del nostro territorio sia moderni che contemporanei, siano essi del ‘700, come nel caso di Marianna Elmo, ovvero del tardo ‘800, come nel caso di De Matteis o, ancora, dei nostri giorni.  Il tutto sempre con un occhio vigile su quello che è il panorama artistico nazionale e internazionale con il quale i nostri artisti hanno dialogato o tuttora dialogano e si confrontano.  

Dalla collaborazione con il laboratorio Tasc – Territorio Arti Visive e Storia dell’Arte Contemporanea del Dipartimento di Beni Culturali di UniSalento, emerge l’aspetto filologico degli addetti ai lavori a cui si è integrata un’importante volontà di mediazione con il grande pubblico.  

Anche in questa occasione abbiamo voluto coinvolgere, sia come responsabile scientifico che come collaborazioni all’interno del comitato scientifico, professionisti e studiosi di riconosciuta competenza ai quali rivolgo il mio personale ringraziamento per aver con noi creduto in questo progetto. Colgo inoltre l’occasione per ringraziare anche i prestatori delle opere, dal Museo “Sigismondo Castromediano”, alla Pinacoteca “Graziano Campanini” presso Le Scuole di Pieve di Cento (Bologna), al Museo della Città di Parabita, e poi i collezionisti privati che, stante anche la variegata provenienza geografica, ci fanno ben comprendere quanto lo scultore Francesco De Matteis sia apprezzato nel mondo del collezionismo d’arte. Tutti, con grandissimo entusiasmo, hanno messo a disposizione le opere di loro proprietà nella condivisa convinzione che l’arte, e la cultura in genere, altro non chiedono che di essere divulgate e valorizzate.            

Come ha concepito l’allestimento e quali gli obiettivi alla base di queste scelte?

L’idea dell’allestimento è strettamente legata alle sensazioni che suscitano le sculture di De Matteis. Le sue sculturine, riproducendo scene di vita popolare e quotidiana, offrono uno spaccato su Napoli e sul suo popolo festoso. I suoi personaggi raffiguranti costumi tipicamente napoletani, hanno tutti una caratteristica particolare di giocosità, di allegria che li contraddistingue: ed è proprio questo aspetto “paesano” e “solare” che abbiamo voluto rievocare attraverso un percorso che si snoda in aree tematiche-bucoliche (pastorelli, gruppo agreste, ecc.), festose (giocolieri, danzatori, toreri, ecc.), intime e quotidiane (maternità, acquaiole, ecc.) e con la scelta del colore. Seguendo questa idea si possono vedere, nella sala dedicata alla Festa di Piedigrotta, “folle” di scugnizzi alle prese con gli strumenti tipici della festa come tamburelli, putipù, fisarmoniche, tammorre e scetavajasse , volutamente collocati su un unico piano: la piazza di Piedigrotta dove i sensi si uniscono e si confondono tra musica e popolo festante. Ma non voglio dire di più: invito a visitare la mostra e a lasciarsi trascinare dalle emozioni.  

Con quali modi ha pensato di divulgare, nel percorso espositivo, gli aspetti didattici della mostra? 

Nell’esposizione non mancano ovviamente delle aree più didattiche: prima tra tutte quella dedicata ai documenti di “archivio”  che abbiamo voluto riprodurre ed esporre quasi a formare un puzzle dove si possono vedere il certificato di nascita, leggere alcune lettere scritte all’Artista dai sindaci dell’epoca in cui gli venivano commissionate delle opere, le risposte firmate da De Matteis, alcuni stralci di giornali dove critici dell’epoca ne decantano l’abilità artistica. E poi ancora, nella sala dedicata alla musica, la riproduzione di uno spartito originale di Piedigrotta, le riproduzioni di una serie di copertine della pubblicazione “Piedigrotta” con riportati testi di canzoni dell’epoca talvolta interessati dalla censura. Tutta documentazione rinveniente dell’Archivio di Stato di Napoli.  

E poi? 

E poi ovviamente c’è il percorso della vera e propria esposizione delle opere d’arte dove non mancano spunti interessantissimi legati alle sculture in terracotta e alle fusioni in bronzo, sovente numerose dello stesso soggetto in diverse dimensioni, alle firme dell’artista apposte sulle fusioni che ne attestano l’originalità rispetto a successive riproduzioni spesso non autorizzate, ai timbri delle fonderie storiche, eccetera.  Una mostra, la prima fondata su uno studio filologico e organico di Francesco De Matteis, che non solo potrà sollecitare la curiosità dei visitatori neofiti ma potrà offrire anche tantissime occasioni di riflessione a studiosi e appassionati d’arte.

Quali sono le problematiche che ha incontrato nel corso della progettazione della mostra, data la risaputa scarsità delle risorse che sempre più interessa il settore culturale?

Come già detto in altre occasioni, le difficoltà sono tante.  Purtroppo, le esigue risorse di bilancio degli Enti pubblici, dovendo necessariamente garantire in primissimo luogo i servizi essenziali ai cittadini, finiscono con penalizzare il settore cultura. Peraltro, in questo momento di crisi economica, reso ancora più pesante dal lungo periodo di emergenza sanitaria, è veramente molto difficile coinvolgere aziende private in attività di sponsorizzazione e sovente gli appelli restano totalmente inascoltati.  D’altro canto, mostre come questa, pur se realizzate quasi “in economia”, con la disponibilità e la buona volontà di tanti, hanno comunque dei costi, come quelli legati ai trasporti in sicurezza delle opere, alle assicurazioni, alla stampa del catalogo come strumento di divulgazione scientifica, alla comunicazione, indispensabile per far comprendere lo spirito della mostra, che per loro natura non possono essere comprimibili. Ne viene che per le altre voci di costo, quali allestimenti, segreteria organizzativa, uffici stampa, pubblicità, eccetera,  si può unicamente contare sulle persone disponibili che fortunatamente, estremamente sensibili all’arte, si lasciano facilmente coinvolgere ed entusiasmare andando spesso ben oltre i dovuti “compiti d’ufficio.

Rosario Faggiano
© Riproduzione riservata

 

Foto in alto: Claudia Branca e Massimo Guastella durante l’allestimento della mostra

 

Il trasporto delle opere

Il restauratore Gianluigi Mancino impegnato nell’allestimento

Lavori di allestimento della mostra 

Lavori di allestimento della mostra 

 

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