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Turismo - 12 Mar 2021

Gli affreschi bizantini e le vetrate artistiche di Nociglia: un patrimonio storico da “scoprire”

“Tesori” che incantano custoditi nella Cappella di Santa Maria de Idri e nella Chiesa Madre


Spazio Aperto Salento

I “tesori” che non ti aspetti. A Nociglia, poco più di duemila abitanti, uno dei sette paesi delle “Terre di mezzo” (Botrugno, Giuggianello, San Cassiano, Surano, Sanarica e Supersano), incantano gli affreschi bizantini della Cappella di Santa Maria de Idri e le vetrate artistiche della Chiesa Matrice intitolata a San Nicola Vescovo.

L’antica Cappella

Luogo di passaggio per i pellegrini diretti al Santuario della Madonna de Finibus Terrae a Leuca, l’antica Cappella (XI secolo), già di San Nicola, deve il suo nome alla Madonna Odigitria: “Colei che conduce mostrando la via”. E Chiese ad essa dedicate, si trovano in altri centri del Salento, a cominciare dall’Idria a Lecce.

La raggiungiamo nella centrale via Vittorio Emanuele, ma davanti ci troviamo un altro luogo di culto, che reca la stessa intitolazione. È una Chiesa di ridotte dimensioni, in stile gotico di gusto ottocentesco, ultimata nel 1921.

Dietro ad essa si apre la meraviglia della Cappella affrescata da pittori locali e da altri presumibilmente al seguito dei pellegrini. Troppo piccola per ospitare i fedeli, dal momento che misura e misurava circa otto metri per quattro per meno di cinque di altezza, agli inizi del Novecento venne inglobata dalla nuova Chiesa. E per scoprirla, basta girare attorno all’altare di quest’ultima. Scoprirla letteralmente, giacché è ancora oggi sconosciuta ai più.

Al suo interno brillano di rosso ocra, giallo ed arancione, blu turchese ed ancora rosa e bianco, almeno quindici Santi riconoscibili, più altri acefali, nonché alcune Madonne oranti o col Bambino Gesù in braccio, ed almeno una Trinità ed una Crocifissione. Fra i Santi: Francesco, Giuliano Martire, Caterina d’Alessandria e Agata.

Santa Cesarea

Ma la più bella, con lo sguardo emblematico come La Gioconda di Leonardo ed il turbante che le cinge il capo, è Santa Cesarea. Scambiata, nei secoli passati, per le Sante: Agata, Barbara, Lucia, Orsola e Teresa, grazie agli studi del critico d’arte Sergio Ortese, leccese, che per Lupo editore di Copertino ha curato un esaustivo: “Nociglia. Chiesa di Santa Maria de Itri. Un palinsesto pittorico sulle rotte Leucane”, è ormai certo che si tratta della Santa che dà il nome all’omonima marina poco a Nord di Castro.

L’elemento decisivo che pare abbia portato a tale attribuzione, come si legge proprio in questo bel testo del 2011, risiede nella “corretta lettura di un frammentario titolo latino: (CA)ESAR(IA)”, oltre che nella grotta a forma di trullo che la Santa regge nella mano destra e che ben si lega alla storia che la riguarda. Per sfuggire alle insane attenzioni del padre, la giovane Cesarea si rifugiò infatti in una grotta ubicata nell’attuale Santa Cesarea Terme, dove visse da eremita il resto dei suoi giorni.

In immagini sparse in altri luoghi, Santa Cesarea è solitamente raffigurata con una bacinella al cui interno sono due colombe e dell’acqua. Si tratta dell’espediente che la fanciulla escogitò per sfuggire al genitore. Mentre lui l’attendeva in una stanza diversa da quella nella quale lei si stava cambiando d’abito, il battito d’ali nell’acqua della bacinella da parte dei volatili, fece credere all’uomo che la figlia, nel frattempo in fuga dopo aver scavalcato una finestra, si stesse ancora lavando le mani.

Gli altri “tesori”

Nell’antica Cappella, svettano anche cinque statue in pietra leccese. Tre si trovano sull’unico altare dello stesso materiale, e rappresentano la Madonna Immacolata e le Sante: Barbara e Marina. Sul pavimento, invece, ai lati, da una parte c’è San Pietro e dall’altra San Paolo.

Ad interessare, è anche un’acquasantiera, anch’essa in pietra leccese, la cui forma di calice medievale, lascia intendere che doveva essere utilizzata come fonte battesimale.

Al centro della sala, inoltre, una grata in ferro battuto, consente di scendere, superati pochi scalini, in un ossario ipogeo, dove in tre casse, una delle quali schermata da un vetro, riposano i resti dei nocigliesi.

Statue e soprattutto affreschi, è davvero un miracolo che si siano conservati sino ai giorni nostri, specie se si considera che un tempo, la Cappella non aveva neppure un tetto. In passato, grazie all’interessamento dell’onorevole Giacinto Urso, sindaco di Nociglia dal 1952 al 1992, sono stati effettuati interventi di restauro: l’ultimo è del 1982. Ma l’umidità ha ripreso ad aggredire le pareti sulle quali vennero dipinti, fra l’XI secolo e gli ultimi anni della dominazione bizantina, e nuove attenzioni sono necessarie e non più rinviabili.

Grazie ad un finanziamento in corso di perfezionamento, l’attuale sindaco del paese, Massimo Martella, ha comunque assicurato, che un nuovo restauro dovrebbe effettuarsi al più presto, e che anzi, con l’esproprio dei vecchi locali che circondano la Cappella, l’intera area dell’antico luogo di culto e della nuova Chiesa del 1921, verrà riqualificata.

Le vetrate artistiche

Poche centinaia di metri più avanti, superata la piazzetta Episcopo di fronte alla quale si trova il castello baronale dei Gallone-Pignatelli (XIV secolo), ci riceve don Arcangelo Ruggeri, di Muro Leccese, da quasi dieci anni parroco della Chiesa Matrice della seconda metà del XIX secolo, intitolata a San Nicola Vescovo, nostra prossima mèta.

Appena all’interno, realizzato in tre navale ed in stile neogotico su disegni dell’architetto Filippo Bacile di Spongano, l’attenzione viene catturata dalle vetrate artistiche, donate alla comunità nocigliese dal sindaco e parlamentare Giacinto Urso, in memoria della moglie Rosaria Rossetti e del figlio Vito.

Nella raffigurazione narrativa, al di sopra dell’altare centrale, svettano un Gesù, un’Eucarestia, un Sant’Antonio da Padova, attuale patrono del paese, e un San Nicola. Sugli altari laterali, sono invece i simboli dell’Eucarestia e della Passione, ed in alto i Dodici Apostoli. Sulla facciata frontale, infine, gli Evangelisti: Marco, Luca, Giovanni e Matteo con i rispettivi simboli, con al centro il rosone dello Spirito Santo.

Per esaltarne la bellezza, dall’anno successivo alla posa in opera, ufficializzata l’11 aprile del 2010 durante una cerimonia alla presenza del cardinale Salvatore De Giorgi, dell’arcivescovo di Otranto, Donato Negro e del parroco dell’epoca, Pino Pedone, è in funzione una speciale illuminazione, opera del lighting designer Andrea Ingrosso di “Idea luce” Lecce.

Le vetrate artistiche sono state realizzate col metodo della vetrofusione dalla ditta Stebo di San Giovanni Lupatoto in provincia di Verona, su progetto del pittore Salvatore Carbone (1951-2012) e l’intervento tecnico dell’architetto Gianluigi Russo, entrambi di Cutrofiano.

Di recente, progettati e seguiti dall’architetto Raffaele Parlangeli di Novoli ma residente a Lecce, nella Chiesa di San Nicola, sono stati effettuati importanti interventi per il rifacimento del pavimento (deumidificazione) e del presbiterio con il nuovo altare e l’ambone, la tribuna rialzata per le letture bibliche e le omelie.

Toti Bellone

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Foto in alto: Interno della Cappella bizantina Santa Maria de Itri

 

La Chiesa Madre intitolata a San Nicola e la Cappella Santa Maria de Itri

Cappella bizantina, particolari degli affreschi raffiguranti Santa Cesarea e San Francesco d’Assisi

Cappella bizantina, le statue dei Santi Pietro e Paolo

Cappella bizantina, l’ossario ipogeo

Chiesa Madre, Le vetrate policrome. Cappella bizantina, Madonna col Bambin Gesù