Intervento di Emanuele Fina, "Private Banker Fineco”, esperto in pianificazione patrimoniale e nella gestione di investimenti finanziari e immobiliari
Che Salice Salentino sia oggi il Comune più economico della Puglia dove acquistare casa, secondo il recente studio dell’Ufficio Studi di “Idealista”, non dovrebbe indignarci né sorprenderci. Dovrebbe farci riflettere.
Le quotazioni immobiliari non misurano soltanto il prezzo delle abitazioni. Misurano quanto un territorio venga percepito come desiderabile: per viverci, per investire, per costruire un progetto di vita.
Il dibattito nato sui social in questi giorni dimostra che quel dato ha colpito nel segno. Ed è un bene, perché rappresenta un’occasione preziosa per affrontare una discussione che troppo spesso rinviamo.
Per professione mi occupo quotidianamente di investimenti e di immobili nella gestione dei patrimoni e so bene quanto il patrimonio immobiliare sia uno degli asset più complessi da valutare e gestire, nonostante sia ancora diffusa l’idea che “il mattone” rappresenti sempre e comunque un investimento sicuro.
Partiamo allora da un dato di realtà. Il mercato immobiliare italiano vive una fase di forte difficoltà, fatta eccezione per alcune grandi aree metropolitane e per specifici mercati ad alta domanda. Le cause sono profonde e si intrecciano tra loro.
Oltre il 70% degli italiani possiede almeno un’abitazione. Il tasso di natalità è ai minimi storici: con appena 1,14 figli per donna siamo ben lontani dal livello necessario al ricambio generazionale, mentre il Paese perde ogni anno circa 140.000 abitanti. A questo si aggiungono salari bassi, precarietà lavorativa e una crescente difficoltà dei giovani ad accedere al credito.
Pochi giovani, meno famiglie, minore capacità di acquisto e un patrimonio immobiliare abbondante producono inevitabilmente un eccesso di offerta che il mercato fatica ad assorbire.
Nel Mezzogiorno questo fenomeno assume dimensioni ancora più marcate. Negli ultimi vent’anni oltre 270 mila giovani hanno lasciato il Sud, in larga parte laureati, come evidenziato dai rapporti Svimez. Salice Salentino non è un’eccezione: è parte di una trasformazione demografica ed economica molto più grande di qualsiasi Amministrazione comunale, che inevitabilmente dispone di risorse e strumenti limitati.
Proprio per questo sarebbe un errore ridurre tutto all’ennesima contrapposizione politica. Se non prendiamo coscienza dei cambiamenti epocali che stanno ridisegnando il nostro Paese, continueremo a discutere delle conseguenze senza affrontarne le cause.
Il futuro di una comunità, però, non dipende soltanto dalle grandi dinamiche economiche. Dipende anche dalla capacità dei cittadini di immaginare insieme una direzione di marcia. Nessun paese cambia senza il protagonismo della propria comunità, senza uno sguardo vigile dei cittadini e senza la capacità di costruire continuità oltre il naturale alternarsi delle Amministrazioni.
Per questo è importante che il confronto resti vivo e che ciascuno contribuisca, con spirito costruttivo, ad individuare le scelte migliori.
Se è vero che alcune tendenze sfuggono al controllo dei singoli Comuni, è altrettanto vero che esistono leve sulle quali si può ancora intervenire.
In questo senso ho trovato particolarmente efficace la riflessione del giovane concittadino Diego Bramato, che ha scritto: «La bellezza percepita di un luogo incide profondamente sul desiderio di abitarlo. Uno scorcio ben conservato, una piazza armoniosa, un centro riconoscibile sono elementi che fanno nascere spontaneamente un pensiero: Che bel paese, qui comprerei casa».
Credo che si debba ripartire proprio da qui.
Non abbiamo più bisogno di inseguire grandi opere. Abbiamo, piuttosto, l’urgenza di prenderci cura delle piccole cose.
Nella scarsità di risorse di cui oggi dispongono gli enti locali, rendere più gradevoli gli spazi pubblici, valorizzare una villetta, curare il verde, recuperare il patrimonio architettonico, tutelare il paesaggio rurale, investire nell’arredo urbano non sono interventi marginali: sono investimenti sulla qualità della vita e, indirettamente, anche sul valore economico del territorio. Il valore immobiliare, quindi, riflette non solo redditi e demografia ma anche la qualità dello spazio pubblico, dei servizi, dell’accessibilità e dell’identità di un luogo.
E qui mi permetto una provocazione.
Sempre più imprenditori, stranieri e perfino personaggi di fama internazionale scelgono il Salento per acquistare e recuperare masserie, investire in strutture ricettive o semplicemente viverci.
Perché questo non potrebbe accadere anche a Salice?
Siamo a pochi chilometri dalle coste più belle dello Ionio, immersi in un paesaggio rurale di grande valore e custodi di una tradizione enogastronomica conosciuta ben oltre i confini del nostro territorio. La vera sfida non è chiederci perché oggi questi investimenti vadano altrove ma cosa dobbiamo fare perché domani qualcuno scelga Salice.
Le scelte amministrative non sono mai neutre. Producono effetti che si riflettono anche sul mercato immobiliare.
L’esempio dell’area del Convento della “Madonna della Visitazione” è significativo. Per anni quello spazio è rimasto abbandonato. Oggi, grazie alla realizzazione della villetta, al recupero del Convento e alla nascita della Community Library, rappresenta uno dei luoghi più belli e frequentati del paese. È davvero difficile sostenere che gli immobili circostanti non abbiano tratto beneficio da questa trasformazione.

Emanuele Fina
È con questa prospettiva che andrebbe ripensata anche la nuova via Umberto I e, più in generale, l’intero centro storico con piazza Plebiscito e le vie limitrofe. Servirà renderli più accoglienti, migliorare l’arredo urbano, rafforzare il verde pubblico – preziosissimo, in questo senso, il finanziamento da 1,1 milioni di euro ottenuto dall’Amministrazione per il verde urbano e periurbano – studiare un piano del traffico, realizzare nuovi parcheggi a servizio delle attività commerciali, prevedere incentivi per i nuovi insediamenti e dotarsi finalmente di un “Piano del Colore”.
Ma servirà soprattutto uno sforzo collettivo. Cambiare alcune cattive abitudini e sentirsi tutti corresponsabili della qualità degli spazi che viviamo ogni giorno.
Se riusciremo a vedere ciò che oggi altri non vedono, costruiremo una Salice più desiderabile, più curata, più attrattiva. Un paese capace di far nascere, spontaneamente, quel pensiero tanto semplice quanto potente: “Qui comprerei casa”.
Naturalmente tutto questo, da solo, non basta.
Sarà fondamentale continuare a seguire il completamento della Metropolitana di superficie di Ferrovie del Sud Est previsto entro il 2027 e tornare a sollecitare Regione e Governo sulla Bradanico-Salentina, ferma da troppo tempo a San Pancrazio. Collegamenti più rapidi con Lecce rendono più conveniente vivere nei comuni limitrofi, come dimostra l’evoluzione immobiliare della prima cintura urbana del capoluogo.
Allo stesso tempo occorre superare definitivamente i campanilismi. Le sfide demografiche, economiche e amministrative che attendono i nostri paesi sono ormai troppo grandi per essere affrontate da soli. È arrivato il momento di immaginare nuove forme di collaborazione, fino a valutare, senza pregiudizi, percorsi di fusione tra Comuni vicini che condividono problemi, opportunità e destino. Continuare a enfatizzare differenze ormai marginali tra realtà come Salice e Guagnano significa, probabilmente, sprecare energie e tempo preziosi.
Il quadro è complesso ma sarebbe un grave errore considerarlo irreversibile.
Salice possiede tutte le risorse umane, le potenzialità economiche, culturali e sociali per invertire la rotta. Questa discussione rappresenta un’opportunità: quella di trasformare un dato statistico apparentemente negativo in una presa di coscienza collettiva.
Per riuscirci servirà un confronto politico più maturo, capace di valorizzare ciò che di buono ogni amministrazione ha saputo realizzare, dare continuità ai progetti che rafforzano la comunità – dagli abbandonati “Salice Jazz & Wine” al “Forum Giovani”, da “Vernice Fresca” fino alle esperienze più recenti come “SaliComix” e “Salice Comunità che legge” – e coinvolgere le energie migliori di cui il nostro paese dispone.
Perché il problema non è che oggi le case valgano poco.
La vera domanda è un’altra: cosa possiamo fare, tutti insieme, perché sempre più persone tornino a desiderare di vivere qui?
Emanuele Fina
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Foto in alto: Salice Salentino, via Umbero I