• mercoledì , 5 Ottobre 2022

Cultura - 15 Apr 2022

Quel Venerdì di Pasqua. Raffaello e l’arte “del Barbiere”

Il “ritrovamento” nella libreria antiquaria “Del Sole” di Lecce di un raro calendarietto pubblicitario del 1916, offre l’occasione per celebrare il grande artista urbinate


Spazio Aperto Salento

Qui giace Raffaello: da lui,
quando visse, la natura
temette di essere vissuta,
ora che egli è morto, teme
di morire.

(Epitaffio sulla tomba di Raffaello al Pantheon di Roma)

 

Era un venerdì di Pasqua, esattamente il 28 marzo del 1493, quando a Urbino, dal pittore e poeta Giovanni Santi di Colbordolo e da Magia Carla di Urbino, nacque Raffaello, grande artista rinascimentale, uno dei più celebri di ogni epoca. Ed era sempre un venerdì di Pasqua, il 6 aprile del 1520, quando a 37 anni, giovanissimo morì, assistito dalla Fornarina e dal Papa Leone X, sepolto fra grandi onori nel Pantheon di Roma. Sarà stato senza dubbio un caso questo suo emblematico giorno segnato dal tempo. Ma una “coincidenza” del genere, colta in un piovoso giorno di marzo, non poteva per noi passare inosservata soprattutto in occasione di questa Pasqua così tragica e impietosa.

Raffigurato in un piccolo calendarietto profumato stampato in cromolitografia nel 1916, cosiddetto “del barbiere”, da tasca e pubblicitario, Raffaello, “il divino pittore”, faceva bella mostra di sé in una delle ricche vetrine della rinomata libreria antiquaria “Del Sole” a Lecce di Mario Cazzato. Colpito da tanta rarità e bellezza l’ho fatto subito mio affidando alla scrittura anche queste mie emozioni. Il calendarietto a lui dedicato infatti, ne traccia e sintetizza efficacemente la sua vita e le sue opere ed è arricchito (come si può vedere dalle illustrazioni che qui si riportano) da splendide e significative immagini.

È senza dubbio un prezioso capolavoro editoriale nato, come tanti altri esemplari, dal talento di artisti, grafici, pubblicitari e illustratori d’epoca. L’epoca contrassegnata è quella florida dell’Ottocento, allorquando infatti, insieme agli “almanacchi” (che ebbero il loro massimo fulgore nel settecento) e ai “lunari” (molto più semplici e che si diffusero verso la metà del XV secolo) nacquero appunto “i calendarietti cosiddetti del barbiere”. Per farsi un’idea più completa su questo particolare prodotto editoriale, basta visitare il Museo di Arte Povera (o semplicemente il suo sito web) a Sogliano al Rubicone in provincia di Forlì-Cesena, istituito negli anni duemila all’interno della fascinosa cornice del settecentesco palazzo Ripa – Marcosanti. Questo Museo (oltre ad avere diverse sezioni di arte definita erroneamente “secondaria”, conserva infatti una preziosa collezione di Almanacchi (il più antico risale al 1666), Lunari e Calendarietti profumati provenienti non solo dall’Italia ma anche dalla Francia e dall’Inghilterra.

Altro strumento molto utile al riguardo è certamente il catalogo “ L’Arte in tasca. Calendarietti, reclame e grafica 1920 – 1940”, Franco Cosimo Panini, con testi del curatore Giacomo Lanzillotta e Maurizio De Paoli. Il catalogo ha documentato l’importante mostra che si è tenuta tra il 2017 e il 2018 presso il Museo della Figurina di Modena, mostra in cui sono stati esposti al pubblico piccoli capolavori (80 esemplari per un totale di 300 immagini) dell’Art Dèco, Calendarietti appunto tascabili profumati nati tra il 1920 e 1940.

Ad ogni modo e in breve sintesi, per definire meglio il nostro oggetto, facendo riferimento soprattutto alle preziose informazioni che si ricavano dal sito del Museo di Arte Povera di Sogliano al Rubicone (Museo di Arte Povera- google Arts e culture), vanno evidenziati sui calendarietti essenzialmente i seguenti aspetti. Le caratteristiche di essi sono in particolare le loro piccole dimensioni e una preziosa veste grafica ed editoriale (come nel nostro caso). Essi sono tanto ricercati dai collezionisti perché rappresentano documenti preziosi anche dal punto di vista della storia della grafica e più in generale dell’arte, poiché frequentemente disegnati e firmati da artisti famosi.

Dal punto di vista storico, il Calendarietto, come si può leggere nella scheda documentaria a cura del Museo, rappresenta anzitutto la semplificazione dei Lunari contadini dell’ottocento, a loro volta derivati dagli almanacchi murali. Con lo sviluppo della stampa infatti i calendari divennero annuali e si diffusero in due diverse forme: il Calendarietto – libretto tascabile e quella del foglio murale. I calendari tascabili erano composti da 16 a 20 pagine (il nostro esemplare ne ha esattamente 16 più la copertina) e sono nati come veicolo pubblicitario soprattutto di profumi, cosmetici e saponi, regalati nei negozi dei barbieri da uomo e signora e nelle profumerie. Va sottolineato infatti a tal proposito, come si chiarisce nella nota esplicativa a cura del museo, che all’epoca, in campo maschile, non esistevano ancora rasoi e lamette di sicurezza.

La moda corrente era basata su eccentrici “personaggi con baffi e barba fluenti, perciò l’unico modo di tenerli in ordine e di farsi la barba era quello di frequentare il barbiere. Il salone diventava, quindi, il vero e proprio luogo di contatto sociale in cui si stringevano rapporti ed affari, si scambiavano chiacchiere e confidenze ed i gestori erano quindi particolarmente interessati a conservarsi la clientela a cui, a fine anno regalavano questi piccoli libretti con la propria pubblicità da conservare nel portafoglio”.  

Le principali ditte del settore che utilizzarono i calendarietti sono state la Migone, la Bertelli, i Cella e la profumeria Sirio. Moltissime poi erano quelle del settore dolciario ed inoltre un gran numero di “saloni” realizzavano in proprio calendarietti ad hoc per i loro clienti. Le tematiche trattate nei calendarietti e i loro contenuti sono infine innumerevoli: importanti avvenimenti storici, sport, grandi maestri di arte e della musica, letteratura, il fascino e la bellezza femminile (tema questo dominante), gli eroi e i grandi personaggi della storia, il fascino dei lontani paesi esotici. In alcuni casi la realizzazione è affidata anche a illustratori e artisti famosi, elemento questo che rende oggi, come si è già detto, tali oggetti molto ricercati dai collezionisti.

Tornando al nostro elegante e, per certi versi, affascinante esemplare, esso fu stampato nel 1916 proprio per conto della famosa profumeria “Sirio di Milano” in collaborazione con la “Premiata Cereria Grassi” di Lecce. Il Calendarietto da tasca era profumato (“Olezzo del calendario”) con l’essenza d’acacia, essenza tra l’altro reclamizzata più volte al suo interno assieme alla “linfa capillare Sirio” (una lozione per il bulbo capillare “dall’effetto prodigioso”) preceduta dall’immagine dello “Sposalizio”, una delle opere più importanti di Raffaello (i prodotti della Cereria Grassi sono invece pubblicizzati con quella delle “Grazie”).

Il libretto è di cm. 10×7 (nel formato dunque più diffuso) ed è composto da una copertina e da sedici pagine veramente incantevoli, a colori e finemente illustrate (n. 7 bellissime immagini stampate a tutta pagina di cui una, quella centrale, distribuita su due facciate). I mesi dell’anno, distinti in “le ore del giorno e le ore della notte”, campeggiano con simboli classici e cornici assieme a quelle (quattro in tutto) dedicate alla “Vita e alle opere” di Raffaello, arricchite quest’ultime da alcuni medaglioni che riportano capolavori dell’artista urbinate come la Poesia, la Teologia, la Madonna della Seggiola e la Fornarina.

La copertina (che funge anche da frontespizio) con fondo in oro, riporta sulla parte anteriore in un tondo tra cornici (oltre al titolo, la data e la pubblicità), il classico e famoso autoritratto di Raffaello conservato nella Galleria degli Uffizi di Firenze. Su quella posteriore sono presenti invece i giorni della settimana, rappresentati in un cerchio (abbellito con altre cornici) da 7 classiche figure mitologiche. Le illustrazioni sono così intitolate: 1) I primi studi di Raffaello; 2) Gli amori con la Fornarina; 3) Nello studio di Fra Bartolomeo; 4) Raffaello presenta il progetto della Basilica di San Pietro; 5) Raffaello scultore; 6) I progetti per gli affreschi della Sistina; 7)La morte dl divino artista.

Il nostro libretto è infine, per concludere, in perfette condizioni (nonostante siano passati più di cento anni) tanto da conservare intatto ancora il classico cordino segnalibro e protettivo posto a metà del libretto di colore rosso, nonché la “bustina” che doveva custodirlo (con altro autoritratto di Raffaello di diversa mano, pubblicità della profumeria Sirio di Milano, titolo e anno di stampa tipograficamente stilizzati).

Un piccolo ma sentito omaggio dunque anche da parte nostra (semplici amanti della sua “arte gentile” in un mondo sconvolto dalla pandemia e della guerra) per ricordare degnamente in occasione della celebrazione del cinquecentenario della sua morte, con la bellezza e il fascino di questo piccolo capolavoro tipografico, il genio e il maestro del nostro Rinascimento, capace di tradurre in pittura “i moti dell’animo”.

Gilberto Spagnolo
© Riproduzione riservata

 

In alto e in basso: le illustrazioni in cromolitografia del calendarietto “del barbiere”